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autore Gianluigi Nuzzi
Pochi posti sono inaccessibili come il Vaticano e la Banca dello Ior. Gianluigi Nuzzi prova a far luce su tanti scandali finanziari che hanno coinvolto in qualche modo la Chiesa e lo fa, grazie anche all’archivio imponente di Monsignor Renato Dardozzi, uno dei più stretti collaboratori del pontefice e conoscitore di tante situazioni delicate spesso disinnescate prima che potessero far seri danni.
Molti sapranno e ricorderanno gli eventi che coinvolsero a suo tempo Paul Marcinkus, Roberto Calvi e Michele Sindona, poco si sa invece di quello che successe dopo. Questo volume ci permette di ricostruire gli eventi che seguirono questo grande scandalo che, secondo alcuni, portò pure all’avvelenamento di Papa Luciani e che non mancò di segnare lungo il cammino tragiche scomparse, come quella che vide il banchiere Calvi, ritrovato impiccato, sotto al ponte dei Frati Neri di Londra in circostanze assai misteriose.
Una cortina di silenzio è ciò che spesso si è avuto all’interno delle mura vaticane, difficile per chiunque quindi, ricostruire alcune vicende finanziare che hanno coinvolto la Chiesa o alcuni suoi esponenti. Dissesti, affari spregiudicati, segreti che senza i documenti ed appunti lasciati da Dardozzi, probabilmente, sarebbero rimasti inestricabili.
Dalla lettura di questo volume, si capisce che per molte persone facoltose (non necessariamente esponenti della Chiesa) era importantissimo portare i propri capitali all’interno dello stato del Vaticano, dove sarebbero stati al sicuro da occhi indiscreti. Ecco perché, molti personaggi hanno deciso di far passare per alcuni conti sullo Ior dei soldi derivanti da affari molto particolari. Rimane difficile capire se davvero lo Ior fosse uno strumento inconsapevole di alcuni criminali, certo però che di soldi in certi conti, ne sono passati molti… Non sono mancati nel corso degli anni, nemmeno dei ricatti o inganni… Tutto è spiegato dettagliatamente in questo volume decisamente bollente che ci porta ad atmosfere degne della migliore spy story.
“Le firme autorizzate sono due: de Bonis Donato e Andreotti Giulio.”
Dal documento bancario che rivela tra le firme autorizzate del conto Fondazione Spellman quella di Andreotti.
“Mamma de Bonis, lotta alla leucemia; Jonas Foundation, aiuto bimbi poveri: su quei depositi più che oboli transitano cospicue tangenti.”
“Stanno per chiudere la morsa. Fonti amiche della Guardia di finanza mi hanno allertato.”
Angelo Caloia, presidente dello Ior, è informato in tempo reale sull’attività dei magistrati durante l’inchiesta Mani pulite.
“Beatissimo Padre, sento il dovere di mettere direttamente al corrente Vostra Santità dell’importo che l’Istituto è in grado di mettere a disposizione della Santità Vostra. L’importo è pari a 72,5 miliardi di lire, risultanti a fronte di rischi di varia natura.”
Lettera di Angelo Caloia a Giovanni Paolo II, 16 marzo 1994.
“I titoli passati allo Ior sono il risultato di pagamenti di tangenti a uomini politici, per importi certamente a loro ritornati in forma pulita.”
Lettera di Angelo Caloia al cardinale Angelo Sodano, segretario di Stato del Vaticano, 5 ottobre 1993.
“Nel caveau dello Ior giacciono circa 27,9 miliardi di titoli di Stato italiani, Btp e Cct. Non tutti i numeri sono puliti.”
Dal report di Renato Dardozzi, ottobre 1993.
“Le transazioni a favore di mio padre passavano tutte tramite i conti e le cassette dello Ior.”
Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito. Il padre è stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.
Un miliardo di euro dai versamenti dell'otto per mille. 650 milioni per gli stipendi degli insegnanti di religione. 700 milioni per le convenzioni su scuola e sanità. 250 milioni per il finanziamento dei Grandi Eventi. Una cifra enorme passa ogni anno dal bilancio dello Stato italiano e degli enti locali alle casse della Chiesa cattolica. A cui bisognerebbe aggiungere almeno il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano e oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione europea: il mancato incasso dell'lci, l'esenzione da Irap, Ires e altre imposte, l'elusione consentita per le attività turistiche e commerciali. Per un totale di circa 4 miliardi di euro, più o meno mezza finanziaria, l'equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all'anno. Una somma (è la stessa Conferenza episcopale italiana a dichiararlo) che solo per un quinto viene destinata a interventi di carità e di assistenza sociale.
Autore: Perfetti, Francesco
La Camera dei Fasci e delle Corporazioni fu creata nel 1939 dopo un lungo periodo di studi, proposte e confronti fra le varie tendenze riformatrici del fascismo. La vecchia Camera dei Deputati aveva mostrato i suoi limiti e non rappresentava i veri interessi nazionali, specie di fronte ad eventi eccezionali.
Le riforme istituzionali, che ancora oggi turbano i sonni dei politici, indispensabili per una corretta gestione della cosa pubblica, furono il punto di arrivo del fascismo e furono operate attentamente, correggendo le distorsioni del sistema parlamentare liberale.
La Camera dei Fasci e delle Corporazioni, anziché da deputati, era composta da consiglieri nazionali eletti in ragione della carica ricoperta nel mondo politico e produttivo.
Lavorava principalmente attraverso le commissioni legislative (imitate poi nell'attuale sistema parlamentare) per snellire l'iter legislativo limitando la decretazione d'urgenza.
Con questo volume il Perfetti ci presenta uno studio organico illustrando la struttura ed il funzionamento della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, ripercorrendo con atti e documenti tutto l'iter del dibattito che fin dai primi anni venti si venne sviluppando nell'ambito del fascismo. In appendice una raccolta di documenti inediti, tra i quali i verbali dei lavori della Commissione Solmi creata nel 1936 per studiare la riforma costituzionale.
L'opera del Perfetti è quanto mai attuale, non solo perché ci fa conoscere la preoccupazione costituzionale del fascismo, ma anche perché oggi si ripropongono le critiche al regime dei partiti e alla rappresentanza parlamentare, così com'è operante, al punto da rendere necessaria una nuova Costituzione ed una grande riforma delle Istituzioni.
di Giano Accame
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Al centro di questo libro sta una interpretazione del fascismo che, pur condotta con scrupolo scientifico, non è puramente catalogatoria di un fenomeno del passato. Vi vedo una precisa funzione pratica: quella di fornire alla «destra» le categorie culturali di un nuovo protagonismo per uscire dal lungo letargo in cui la politica italiana è caduta con la crisi delle ideologie. Letargo che rende difficile reperire i materiali per costruire un disegno, un progetto nazionale e sociale, per l'Italia degli Anni 2000.
Al di là di analisi volte apparentemente al passato ci sono, insomma, gli elementi di una proposta che può essere rivolta trasversalmente un po' a tutti gli ambienti politici, ma in particolare a quelli della sinistra, ove la fuoriuscita epocale dalla cultura delle rivoluzioni sta tutt'ora provocando un profondo travaglio. Come uscirne infatti senza impantanarsi in una piatta politica politicante? L'interrogativo interessa anche quella parte del riformismo che intenda essere veramente tale: cioè non solo gestire, ma riformare.
Altrettanta attenzione mi sembra rivolta, più di quanto immediatamente appaia, alla religiosità animosamente affermata, senza falsi rispetti umani, da Comunione e Liberazione e dal Movimento popolare: in un tessuto sociale che rischia di spappolarsi nello scetticismo e nella corruzione chiunque creda ancora a qualcosa è un patrimonio prezioso per la Nazione
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di Giano Accame
E’ vero: siamo in tempo di crisi e accadono cose davvero sorprendenti. Anche nel movimento delle idee. Occupa appena una trentina di pagine il saggio di Ezra Pound su “Il carteggio Jefferson-Adams come tempio e monumento” ed è quindi motivo di un lieve stupore l’ampiezza dell’interesse che ha suscitato. Il 18 febbraio scorso si parte con un’intera pagina del Corriere della Sera per una recensione di Giulio Giorello, filosofo della scienza, ma anche raffinato lettore dei Cantos da un versante laico-progressista, che ha acceso la discussione a cominciare dal titolo: “Elogio libertario di Ezra Pound. Scambiò Mussolini per Jefferson. Ma il suo era un Canto contro i tiranni.” Di quel titolo il giorno dopo profittava Luciano Lanna per ribadire sul nostro Secolo : “Pound (come Jünger) era libertario”. Due giorni dopo (venerdì 20 febbraio) nelle pagine culturali del Corriere della Sera Dino Messina riapriva il dibattito : “Fa scandalo il “Pound libertario”, mentre il 21 febbraio il tema veniva approfondito da Raffaele Iannuzzi nel paginone centrale ancora del Secolo. Ricordo ancora le critiche rivolte a Pound e a Giorello il 27 febbraio da Noemi Ghetti su LEFT. Avvenimenti settimanali dell’Altraitalia: era abbastanza facile indicare qualche contraddizione tra la censura fascista e lo spirito libertario, pur essendo altrettanto innegabile il durissimo prezzo pagato da Ezra Pound pacifista alla sua appassionata predicazione contro l’usura, la speculazione finanziaria internazionale e le guerre, con le settimane vissute in gabbia nella prigionia americana di Pisa e i dodici anni di manicomio criminale a Washington. Tuttavia nell’ampio dibattito di cui ho segnalato le tappe è comparso solo marginalmente il nome di Luca Gallesi (Antonio Pannullo lo ha però intervistato il 5 marzo in queste pagine sull’etica delle banche islamiche), geniale studioso di Pound cui si deve la pubblicazione del saggio su Jefferson, ma anche e soprattutto l’apertura di nuovi percorsi in una materia di crescente interesse quale è la storia delle idee. Occorre rimediare alla disattenzione per l’importanza dei contributi che Gallesi ci sta suggerendo e per i risultati che nel campo degli studi poundiani sta raccogliendo con l’editrice Ares guidata da Cesare Cavalleri insieme alla rivista Studi cattolici, anch’essa molto attenta al pensiero economico di un poeta che sin dai primi anni ’30 aveva previsto lo spaventoso disordine della finanza globale e il dissesto con cui oggi il mondo à alle prese. Le Edizioni Ares avevano già pubblicato gli atti di due convegni internazionali curati da Luca Gallesi, prima Ezra Pound e il turismo colto a Milano, poi Ezra Pound e l’economia, e dello stesso Gallesi lo studio su le origini del fascismo di Pound ove dimostra che il più innovativo poeta di lingua inglese del secolo scorso era stato predisposto a larga parte dei programmi socio-economici mussoliniani degli anni di collaborazione a Londra con la rivista The New Age diretta da Alfred Richard Orage, espressione di una corrente gildista, cioè corporativa del laburismo. Dalla frequentazione della società inglese Pound si portò dietro anche alcuni trattati del tutto sgradevoli d’antisemitismo, che negli anni Venti salvo rare eccezioni erano ancora ignote al fascismo italiano. L’introduzione di Gallesi al breve saggio di Pound sul carteggio Jefferson Adams punta a estendere agli Usa la ricerca già avviata in Inghilterra sulle origini anglosassoni del fascismo poundiano. Questa volta paragoni diretti tra i fondatori degli stati Uniti e il fascismo non emergono come nel più noto Jefferson e Mussolini ripubblicato nel ’95 a cura di Mary de Rachelwiltz e Luca Gallesi da Terziaria dopo che era andata dispersa la prima edizione per la Repubblica sociale del dicembre ’44. Di Jefferson e Adams da Gallesi viene ricordato l’impegno, da primi presidenti americani, nello sventare i tentativi di Hamilton di togliere al Congresso, cioè al potere politico elettivo, il controllo sull’emissione di moneta per delegarlo ai banchieri e alla speculazione attraverso la creazione di una banca centrale controllata, come nel modello inglese, da gruppi privati. Un’altra traccia innovativa per la storia delle idee è stata suggerita da Gallesi il 4 marzo sul quotidiano Avvenire segnalando il saggio dell’americano Jonah Goldberg, che stufo di sentirsi accusare di fascismo ha scalato i vertici delle classifiche librarie con Liberal Fascism, un saggio ove ha sostenuto la natura rivoluzionaria del fascismo, che durante la stagione roosveltiana del New Deal suscitò “negli Usa stima e ammirazione soprattutto negli ambienti progressisti, mentre all’estrema destra il Ku Klux Klan faceva professione di antifascismo”. Una storia trasversale di idee al di là della destra e della sinistra che Gallesi si prepara a approfondire lungo l’Ottocento americano attraverso la secolare resistenza che da Jefferson in poi vide opporsi correnti legate allo spirito dei pionieri e delle fattorie alla creazione di una banca centrale, che avvenne solo nei primi del Novecento, alla speculazione monetaria e alla dilagante corruzione. Tutti contributi a una interpretazione di Pound, che senza indebolire le posizioni ideali a cui teniamo, risulterà più autentica, più ricca, più fuori dagli schemi, più prossima alla definizione di ”libertario” che della lettura poundiana di Jefferson ha ricavato Giorello. E non so trattenermi dal riportare due frasi che avevo sottolineate un quindicina di anni fa leggendo la prima volta l’ancor più scandaloso confronto tra Jefferson e Mussolini. Una tesa a far somigliare i due leader nella lotta alla corruzione: “In quanto all’etica finanziaria, direi che dall’essere un pese dove tutto era in vendita Mussolini in dieci anni ha trasformato l’Italia in un paese dove sarebbe pericoloso tentare di comprare il governo”. E proprio alla fine del libro l’invenzione della settimana corta, per una gestione politica della decrescita economica che solo adesso assume aspetti marcati d’attualità: “Nel febbraio del 1933 il governo fascista precedette gi altri, sia di Europa che delle Americhe, nel sostenere che quanto minor lavoro umano è necessario nelle fabbriche, si deve ridurre la durata della giornata di lavoro piuttosto che ridurre il numero del personale impiegato. E si aumenta il personale invece di far lavorare più ore coloro che sono già impiegati”. Queste erano le soluzioni pratiche che piacevano a Pound, autore di solito complicato, ma reso a volte paradossalmente difficile per eccesso di semplicità.
Autore : Rutilio Sermonti
Nell’immaginario popolare, tuttora largamente diffuso, il fascismo è il male assoluto, portatore di disgrazie e massacri, un vero e proprio mostro.
Non siamo qui per dare giudizi in merito ma per analizzare ciò che Sermonti ci illustra come l’unica soluzione plausibile alle due facce del capitalismo(capitalismo e comunismo):”Si insegna ai lavoratori: da una parte c’è la democrazia capitalista, dall’altra il comunismo; non c’è altra scelta! L’importante è che ognuno imbocchia a testa bassa una qualsiasi delle due porte della stessa galera …Chi organizza la società csolo come una immensa organizzazione produttrice di ricchezza? La democrazia capitalista e il comunismo allo stesso modo…Chi affida le leve di comando a coloro che maneggiano il capitale?La democrazia capitalista e il comunismo”
Attraverso una profonda analisi di fatti e similitudini Sermonti ci dimostra come il comunismo discenda dal capitalismo e non ne sia affatto antagonista.
Entrambi i modelli societari , descritti da Rutilio, annichiliscono la natura umana. L’unica vera opposizione è il corporativismo fascista.
Un’ opposizione umana e ristoratrice dove ogni persona svolge il suo compito protetta da uno stato altrettanto umano, il lavoratore si riappropria di una dignità da tempo negata e garantita da diritti sociali( mi permetto di aggiungere che ancora oggi questi diritti sociali dovrebbero essere studiati dai “grandi sindacalisti”.)
“Non intendiamo dire che l’idea sindacalista sia in qualche modo migliore di quella comunista, ma solo che il marxismo, come idea basata su un fenomeno sociale fu superata dal medoto e dal relativo fenomeno sociale sindacale, semplicemente perché il secondo valse a mutare di fatto quelle condizioni sociali di inferiorità, compressione e miseria della classe proletaria… e quindi in fondo addirittura di esistenza di una classe proletaria come realtà economica e psicologica…Tanto che oggi la potenza comunista è costretta sempre più ad andarsi a cercare il proletario di cui si ciba, nei Paesi cosiddetti sottosviluppati, ovvero a costruirsi in quelli civilizzati un vero e proprio proletario ….”
In poche pagine Sermonti riesce a compiere uno studio storico accurato e preciso, e per quanto l’argomento possa essere difficile da affrontare il lettore non manca di essere coinvolto.
Un libro che , se si dispone di una certa onestà intellettuale che vada oltre le barriere politiche, non può non essere presente nella propria biblioteca.
di Massimo Fini
Cos’è il denaro? Quando e perché è nato? Il denaro è una logica affascinante ma tremendamente insidiosa che ha finito per soggiogarci e determinare gli stili, i ritmi, le modalità e gli scopi della nostra vita, disegnando prospettive inquietanti. Se dal punto di vista individuale il denaro è un credito, preso globalmente è un debito sempre più colossale che stiamo accumulando col futuro. È una scommessa continua su se stessa, cioè sul vuoto. Fino a quando potrà durare il gioco? Il libro di Massimo Fini è da un lato una storia del denaro, rigorosamente documentata, dall’altro è un attacco radicale alla società contemporanea di cui il denaro, col suo abnorme sviluppo, è insieme metafora e concretissimo strumento
di Ezra Pound
Sono qui raccolti i principali scritti di Pound "economista" che presentano il corpus articolato di una riflessione condotta nel corso degli anni Trenta da posizioni sì moralistiche, ma non prive di riscontro presso i monetary cranks, quegli economisti eretici rispetto ai quali fu costretto a prendere posizione lo stesso Keynes. Come mostra Giorgio Lunghini, nel suo saggio introduttivo, la premessa etica di Pound, la sua "filosofia sociale", non è molto lontana da quella di Keynes, certo tenuto a un più professionale realismo, in particolare quando si tratta di affrontare il problema della disoccupazione. In appendice due articoli apparsi nella rivista di T. S. Eliot "Criterion" e una selezione dei discorsi di Pound alla radio fascista pronunciati durante la guerra. Con la prefazione di Mary de Rachewiltz e l'introduzione di Giorgio Lunghini.
Giano Accame
Il potere del denaro svuota le democrazie
Il potere del denaro svuota le democrazie
Alla fine del 1997 il circolante degli Stati Uniti raggiungeva appena il valore di 475 miliardi di dollari. Intendiamoci: è una grossa cifra. Ma è un'inezia rispetto alla quantità strabiliante di dollari virtuali di cui abitualmente si parla e su cui gioca la speculazione finanziaria». Sempre al 1997 la liquidità internazionale è stata valutata sui novemila miliardi di dollari e i prodotti finanziari derivati (il quasi-denaro) hanno raggiunto la cifra di sessantamila miliardi di dollari. Il denaro è divenuto il mezzo più semplice per produrre denaro. Non più il lavoro, non più le rendite immobiliari, non più gli stessi commerci, ma il maneggio dei soldi e dei quasi-soldi.
In origine, l’economia era immersa nei rapporti religiosi e sociali. Ma questa verità è divenuta eccezione nell’età moderna, che ha sancito “la separazione radicale degli aspetti economici dal tessuto sociale e la loro costituzione in un ambito autonomo” (1). Non a caso, la stessa eliminazione della trascendenza trova una paradossale conferma nel meccanismo autoregolantesi del mercato. Il mercato è il luogo della più radicale immanenza perché non può che autoregolarsi (appunto rifiutando tutto ciò che trascende il mercato stesso). Il mercato come luogo ‘tremendo’ dell’identità dove ‘l’altro’ è necessariamente impossibile. Inoltre: il mercato risponde a una logica di illimitata espansione che, collegata a un inesorabile rifiuto di ogni misura che lo limiti dall’esterno, lo porta ineludibilmente a esercitare il più assoluto dei dominî.
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Francesco Avigliano
L'enigma sociale
L'enigma sociale
Per la prima volta si ricostruisce, nella nota introduttiva di questo volume, l'itinerario della vita e dell'opera dell'economista ‘eretico' potentino Francesco Avigliano, uno dei più significativi e sconosciuti ispiratori del pensiero economico del poeta Ezra Pound. Con L'enigma sociale, pubblicato nel 1926, Avigliano compose un classico dell'economia politica della cultura integrale, valido tuttora a illuminare il lettore sulle dinamiche del
potere.
Walter Beveraggi Allende
Teoria qualitativa della moneta. Contro il monetarismo, l'inflazione, la disoccupazione
Teoria qualitativa della moneta. Contro il monetarismo, l'inflazione, la disoccupazione
Con questo libro, sinora inedito in Italia, il Professor Walter Beveraggi Allende ha compiuto opera necessaria a tutti coloro che, pur constatando la nocività del monetarismo e del libero scambismo ‘selvaggio', non avevano sinora compreso che cosa fosse realmente distorto nelle politiche monetarie. Egli sostiene che i grandi organismi della finanza siano distruttori dell'economia reale (e pertanto impoveritori dei ceti popolari) dei Paesi sviluppati, e affamatori dei Paesi del “terzo mondo”.
