LE ‘NOSTRE’ PAROLE DI ZARATHUSTRA

Postato da Admin il 08 SET 2011

"L’editio sincera di Nietzsche, la collezione “Alter ego” di Ar, che ospita i testi del grande filosofo tedesco con l’originale a fronte, è giunta alla prova decisiva: la versione dello Zarathustra. Opera da far tremare le vene e i polsi per la profondità teoretica, per la purezza stilistica, per il labirinto di echi e rimandi in essa contenuti (illuminati con sorprendente virtuosismo dal Curatore). Il volume (di 590 pagine) vedrà la luce tra qualche mese, ma, data la sua importanza, vi proponiamo di divenirne già sottoscrittori da ora.

LE "CENTURIE NERE" PRECURSORI RUSSI DEL FASCISMO?

Postato da Admin il 28 giu 2011

"Il Fascismo non è nato in Italia e in Germania. Ebbe la sua prima manifestazione in Russia, col movimento dei “Cento Neri”, completo già all’inizio del 900 nelle sue azioni e nei suoi simboli: la violenza politica, l’antisemitismo feroce, i neri stendardi col teschio. “Maurizio Blondet in -Complotti- (Il Minotauro, Milano, 1996, pag.83)...

Steno Lamonica intervista Silvia Valerio

Postato da Admin il 07 SET 2011

Silvia Valerio, ha pubblicato nel 2010 il libro “C’era una volta un presidente”, la fabula milesia dei suoi diciott’anni. Tutt’attorno, eroi, prove, comparse, antagonisti, e qualche apokolokyntosis. "L’invidia… talvolta, in uno di quelli che volgarmente chiamano trip mentali, vedo di fronte a me una nuova versione del Giudizio Universale, un po’ psichedelica e sadica, dove Dio, o chi per lui, affossa ed esalta in base alle reazioni delle anime di fronte a un’opera di Botticelli. Lo so, sono rimasta scioccata da chi al liceo sosteneva che Botticelli i piedi li disegnasse male."

COME IL MONDO ANTICO È DIVENTATO CRISTIANO

Postato da Admin il 27 Set 2011

"Da parte di diversi autori è stato osservato che il cristianesimo si è potuto diffondere con relativa rapidità nel mondo antico, incontrando relativamente poca resistenza, in una maniera che è stata paragonata a un contagio, un'epidemia le cui cause sembrano in qualche modo misteriose, nonostante la sua evidente carica di sovversione e dissoluzione nei confronti del mondo e della cultura antichi.

La Spagna tra Goti Arabi e Berberi in uno degli ultimi scritti di J.A.Primo De Rivera

Postato da Admin il 21 Ott 2011

Ebbe a scrivere Maurice Bardeche in “Che cosa è il Fascismo” (Volpe, Roma, 1980, pag.47) “Il solo dottrinario di cui i fascisti del dopoguerra accettano le idee all’incirca senza restrizioni, non è né Hitler né Mussolini, ma il giovane capo della Falange, il cui destino tragico lo sottrasse all’amarezza del potere ed ai compromessi della guerra”, Frase bellissima come tante altre nel libro del Bardeche, ma che non ha mai completamente convinto chi scrive.(1).

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Ludovico Incisa Di Camerana: “D’altronde cosa fosse il fascismo non lo sapevano nemmeno i fascisti” in “Fascismo Populismo, Modernizzazione” (A. Pellicani ed., Roma, 1999, pag. 311). “Il fascismo è come la pelle dei coglioni. E’ tutta pieghettata e ognuno la tira come meglio crede e come più gli fa piacere” Anonimo cit. da Daniele Lembo in “Fascisti dopo la liberazione” Maro, Copiano, 2007, pag.135. Benito Mussolini in “Il Popolo d’Italia” del 13-X-1919 “Quel rifugio di tutti gli eretici, quella chiesa di tutte le eresie che è il Fascismo.”
“Io sono uno scrittore fascista” iniziava il “Che cosa è il Fascismo” di Maurice Bardeche che poche pagine dopo (pag.66) scriveva “Si cerca invano il libro del fascismo: questa Bibbia non esiste. La parola stessa di fascismo non significa altro di ciò che fu in realtà, una riunione di forze. I dittatori fascisti sono stati degli empirici ed hanno agito nei loro paesi rispettivi seguendo una certa inclinazione comune, ma con uno spirito differente. Le forze che riunivano erano unite sotto la loro guida, la loro coesione era una conseguenza della vittoria. Dopo la disfatta, le verghe del littore si sono sparpagliate. Del fascismo rimane questo cesto disfatto e calpestato e, in più, una certa idea -e questa è la cosa più preziosa- di ciò che avrebbe dovuto essere”.
Il parlare che si è fatto negli ultimi tempi di “ideologia fascista”, anche da parte di avversari limita il valore del giudizio del camerata Bardeche, tuttavia le sue parole meritano di essere ancora ricordate e meditate. Qualcuno ebbe a dire che il Fascismo era “un fatto religioso”, non sappiamo se possa diventare una “religione del libro”, in ogni caso tale “libro” sarebbe ancora da scriversi da parte di chi se ne ritenesse erede e continuatore!
Di là dalle varie “interpretazioni” (o meglio dei vari tentativi di interpretazione) che si sono succedute fin dall’apparire in Italia del movimento delle camicie nere, ben presto imitato più o meno fedelmente in moltissimi paesi del mondo, le citazioni riportate come apertura del presente scritto testimoniano quanto sia difficile solo il definire che cosa sia stato o sia ancora il “fascismo”. Si può senz’altro convenire che il miglior modo di definire il “fascismo” sia lo scriverne la storia, comunque chi scrive concorda sostanzialmente con R.Griffin
"L'esistenza oggi giorno, di una vasta area di consenso accademico, un'area con confini dichiaratamente molto confusi, ci porta a dire che il miglior approccio al Fascismo consiste nel considerarlo una forma di Nazionalismo antiliberale e, in ultima analisi anticonservatore, genuinamente rivoluzionario e interclassista. Come tale è un'ideologia profondamente legata alla modernizzazione e alla modernità, che ha assunto una considerevole varietà di forme esterne per adattarsi al particolare contesto storico e nazionale in cui è apparsa e che per articolare il suo corpo di idee, i suoi slogan e la sua dottrina ha attinto da una vasta gamma di correnti politiche e intellettuali, di destra e di sinistra, antimoderne e promoderne. Nel periodo fra le due guerre esso si è manifestato soprattutto nella forma di un <partito armato> guidato da un elite che cercava, per lo più senza riuscirvi, di creare un movimento populista di massa attraverso uno stile politico liturgico e un programma di politiche radicali che prometteva di superare la minaccia del socialismo internazionale, di porre fine alla degenerazione che affliggeva la nazione a causa del liberalismo e di determinare un rinnovamento radicale della sua vita sociale, politica e culturale come parte di quella che molti immaginavano fosse, per la civiltà occidentale, l'inizio di una nuova era. Il principale mito mobilitante del Fascismo, destinato a condizionare la sua ideologia, la sua propaganda, il suo stile politico e le sue azioni, è la visione dell'imminente rinascita della nazione dalla decadenza.”Roger Griffin “Il nucleo palingenetico dell'ideologia del"Fascismo generico" in A. Campi “Che cosa è il Fascismo?” (Ideazione, Roma, pag. 97 e segg.)
La definizione del Griffin, come avevo già accennato in un precedente articolo sull’“Eurofascismo”, consente di catalogare nella “categoria” dei fascismi vari fenomeni europei seppur diversi per vari aspetti tra loro, compreso il Nazionalsocialismo tedesco. D’altra parte già Adriano Romualdi aveva scritto (“Il fascismo come fenomeno europeo” pag.118-119 “…….. abbiamo parlato di Fascismo tout court, abbracciando con questo termine tutti i movimenti nazionali anti-democratici e anti-comunisti dell’Europa tra le due guerre. Alcuni sempre più rari potrebbero contestare l’uso che si fa di questo termine.   Francamente parlando, la questione ci pare superata il mondo adopera ormai correntemente il termine fascista e fascismo per designare e magari per insultare tutti gli uomini della rivoluzione europea degli anni’20, senza distinguere se essi siano italiani, o tedeschi o spagnoli. E’ un uso generalizzato, che passerà nel vocabolario della storia. Anche se esso non fosse giustificato (ma noi crediamo che lo sia) dovremmo comunque prendere atto del fatto compiuto. I secoli venturi, parleranno di fascismo come termine generale di riferimento, come si parla di illuminismo e di romanticismo, e con questa designazione, indicheranno sia lo stato di Mussolini, che quello di Hitler, sia le pagine di Spengler, che quelle di Gentile, sia la poesia di George che quella di d’Annunzio. A nulla giova ostinarsi a dire che il  “Fascismo è un’esperienza unicamente italiana. Non si comprende quali risultati si vorrebbe ottenere da questo atteggiamento ….”
 (Certo, non basta essere “nazionali anti-democratici e anti-comunisti” per essere fascisti! Non furono “fascisti” né Franco, né Salazar, né Metaxas né il Colonnello La Rocque, né il Dott. Albinana e via elencando …)
Da parte sua Emilio Gentile ha scritto  “...intendendosi per <fenomeno fascista> il complesso dei movimenti e dei regimi, sorti dopo l’affermazione del fascismo in Italia, che sono stati di volta in volta definiti <fascisti> (“Fascismo storia e interpretazione” Laterza, Bari, 2011pag.VIII) “...il fascismo italiano è diventato un modello per altri movimenti nazionalisti rivoluzionari antidemocratici, a cominciare dal nazionalsocialismo, che ne seguirono le orme e ne utilizzarono l’esperienza come partito e come regime, per creare, ciascuno secondo le proprie peculiarità nazionali ed ideologiche.un nuovo Stato, un nuovo ordine e un uomo nuovo.” Ibidem pag.X (1)
Ricordiamo anche che il Regime di Mussolini tentò di organizzare una qualche cosa di simile a una “internazionale fascista” e che non mancò di foraggiare vari movimenti che riteneva se non altro “simili”. “L’Italia mussoliniana era stata a lungo la promotrice di un’internazionale fascista: esistevano legami tra i gruppi fascisti stranieri e il partito fascista italiano.” Yves Durand  “Il Nuovo Ordine Europeo. La collaborazione nell’Europa tedesca 1935/1945” (Il Mulino, Bologna, 2002, pag. 68). Dopo la disfatta alcuni come Sir Oswald Mosley e i Falangisti spagnoli non ebbero ritegno di negare di aver bussato per denari a Palazzo Venezia, la Storia non mancò di smentirli!
Dunque chi scrive non segue l’esempio di chi limiterebbe l’uso del termine “fascista” al solo movimento e regime mussoliniani (o al massimo a quei movimenti esteri che cercarono di imitarlo più o meno pedissequamente, ma lo considera un “fenomeno europeo”. Si può peraltro adoperare la distinzioni tra “movimenti fascisti”, “destre radicali”  e “destre autoritarie” elaborata da S.G. Payne  ( 2 )
Ciò premesso, il sottoscritto sempre interessato a quanto si scrive su certi argomenti, specialmente nell’ambito di ciò che ancora resta del “campo nazionale”, segnala e consiglia vivamente ai lettori, un paio di interessanti e agili volumi scritti da due simpatici giovani Marco Piraino e Stefano Fiorito: “Identità Fascista Progetto politico e dottrina del fascismo” e “L’Estrema Destra contro il Fascismo Saggi sullo stravolgimento dell’identità fascista attuato dalla destra italiana” entrambi editi da www.lulu.com (3)
La lettura di codesti scritti ha suscitato in chi scrive una serie di riflessioni che ho tentato di mettere per iscritto; il lettore vorrà perdonare la scarsa organicità della loro esposizione, come il solito si vuole qui solo trasmettere motivi di riflessione e approfondimento.
Iniziamo dal primo dei due libri “L’Identità Fascista - Progetto politico e dottrina del fascismo”. Il I capitolo “Sviluppo storico del progetto totalitario fascista” è di inquadramento storico, si nota che Mussolini “Pensava il fascismo come una idea dinamica in fermento perenne” (pag.12). Che (pag.20) “...il fascismo non può essere  definito in alcun modo come ideologia reazionaria e di destra radicale solo perché sta lottando contro il parlamentarismo liberale e il marxismo-leninismo” Infine a pag 29 si accenna al “..,progetto di socializzazione delle imprese redatto nella primavera del 1943. Tale legge, lungi dal costituire una mossa politica strumentale, fu infatti ideata in un periodo antecedente la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, a dimostrazione del fatto che, come ha sostenuto lo storico Renzo De Felice, la prospettiva del regime fascista fosse una prospettiva socialistica, sebbene di “nuova”concezione.”  (4)
 Il secondo capitolo “Documento e dottrina del fascismo” presenta i principali “testi” del movimento e del regime. Dello scritto mussoliniano del 27 Luglio 1922 “Noi e il Partito Popolare” citiamo “Il fascismo vede nel cattolicesimo lo sfogo gigantesco e riuscito di adattare ad un popolo come il nostro una religione nata in Oriente fra uomini di altra razza e di altra mentalità. Il cattolicesimo è la sintesi fra la Giudea e Roma, fra Cristo e Quirino” Qualcuno potrebbe oggi chiedersi se tale sintesi sussista ancora quando la chiesa cattolica pare aver volto le spalle all’Europa e far di tutto per ritornare alla sua culla: la sinagoga, quando ormai la maggior parte degli adepti alle varie confessioni cristiane si trova tra i popoli “di colore” (cfr.Marco Ventura “Due Miliardi di Cristiani sulla Terra quelli Europei Contano sempre meno” in “Il Corriere della Sera” 31 XII 2011) e, soprattutto, quando le chiese cristiane si dimostrano sempre più delle “Quinte Colonne” della migrazione -invasione di codesti popoli verso il “mondo bianco”. Come ha scritto Silvano Lorenzoni in “La Figura Mostruosa di Cristo e la Convergenza dei Monoteismi” (Primordia, Milano,2011,pag,.63) “Il cristianesimo …è …un agente immigrazionista e un fautore della montante presenza terzomondiale,  e chi al cristianesimo si afferra credendo trovarvi un’ idea-forza per la protezione dell’Europa, non ha capito niente”(5)
A commento scrivono i Nostri (pag.99) che le “cosiddette <categorie sacramentali> di Destra e Sinistra, (erano) …poco appropriate alla reale comprensione della novità politica costituita dal fascismo.” Lo stesso Gentile, nell’ illustrare le soluzioni pratiche  proposte dal fascismo  come assolutamente innovative e non convenzionali, affermava che tra i mezzi di attuazione per il raggiungimento dello stato etico corporativo il fascismo faceva delle scelte che poi, di volta in volta potevano essere definite genericamente  come di <destra> o di <sinistra>..:” (6)
Il terzo capitolo si intitola “La discriminazione verso gli ebrei”; si potrebbe già avere qualche perplessità riguardo al titolo stesso visto che punto centrale del razzismo fascista non fu, a parere di chi scrive, l’antisemitismo, ma il tentativo, velleitario, di impedire il meticciato con le popolazioni dell’appena conquistato Impero Africano. Per i nostri (pag.163) “il fascismo (non aveva) una base ideologica razzista” Ora, senza ricorrere alle estremizzazioni di Giorgio Fabre che nel suo “Mussolini razzista” (Garzanti, Milano, 2005) arriva a scrivere (pag.454) “Mussolini fu il primo politico razzista a giungere al potere in un grande paese del Vecchio Continente, dopo aver creato con le proprie mani il precoce razzismo del suo movimento”, si può qui citare: “Il razzismo non era estraneo alla cultura politica fascista, che aveva manifestato fin dalle origini una speciale attenzione per la “difesa della sanità della stirpe” nell’ambito di un generale progetto di una rivoluzione antropologica per rigenerare il carattere degli italiani per cerare una nuova razza di dominatori e di conquistatori” AAVV “Fascismo-Storia e interpretazione” pag.27.
 “…la salute della stirpe costituisce la condizione pregiudiziale e necessaria per ogni incremento di benessere e di potenza della società nazionale. I popoli deboli e fiacchi non possono creare storia: le razze che si avviano verso il deperimento si mettono da se stesse, fuori di ogni possibilità di vita” Michele Bianchi al Senato 6 VI 1929 “Scritti e Discorsi” Libreria del Littorio, Roma 1929 pag. 173. “Per Arnaldo (Mussolini), l’Europa correva tre pericoli mortali: il bolscevismo, la plutocrazia statunitense e <la potenza delle razze di colore, una potenza fisica, una forza del numero>…La via indicata da Roma avrebbe potuto rappresentare l’ultima speranza per un continente condannato dall’incapacità dei suoi governanti democratici a fronteggiare questi pericoli” Marco Curzi “L’Internazionale delle Camicie Nere” (Mursia, Milano, 2005, pag. 393.)
Seguono   alcune confusioni e banalità sul nazionalsocialismo, come la diceria che lo stesso Hitler avesse fatto parte della famigerata Società di Thule, che  lo stravagante Jorg Lanz Von Liebenfels fosse il vero “fondatore” del razziamo nazionalsocialista (Comunque si può leggere ora la sua “Teozoologia” Ed. Thule Italia, 2008), che Hitler avesse fatto l’ “imbianchino” e via elencando. Certo gli autori giustamente rilevano le differenze esistenti tra la dottrina fascista e quella nazional socialista (ad esempio riguardo al ruolo dello Stato), ma si ignorano episodi di collaborazione tra fascisti e nazisti e tra Italia e Germania anche precedenti alla formazione dell’Asse (7)   
Come da tanti altri l’avvicinamento tra Italia e Germania viene attribuito alla situazione seguita alla conquista dell’Etiopia - (pag.174) “La Germania non solo riconobbe subito, formalmente e di fatto (con tutto quello che ne conseguiva), la conquista italiana in Africa, ma si schierò anche economicamente con essa.” A ciò si aggiunse (pag.175) l’ “…atteggiamento ostile del mondo ebraico, attraverso le sue istituzioni rispetto al progetto di conquista dell’Etiopia da parte di Mussolini”.
Parlando a Trieste il 18 IX 1938 Mussolini ebbe a dire “ L’ebraismo mondiale è stato, durante 16 anni, malgrado la nostra politica un nemico irriconciliabile del fascismo.” Ricordiamo che negli ultimi tempi molti studiosi sottolineano il fatto che la Germania nazionalsocialista non fece alcuna mossa per indurre l’Italia a una politica antisemitica. Tra coloro che si opposero va ricordato in primis il Vaticano. (chi scrive si permette di rimandare al suo saggio “Stirpe-Nazione-Impero. Appunti sul razzismo fascista” edito nel 2003 dal Circolo “Idee in Movimento” Via XX Settembre 13-3 Genova.). “Questo razzismo italiano doveva essere  ario-romano e superare i limiti della tradizione cristiana e cattolica per ritornare alla tradizione romana delle origini” Piero Di Vona “L’Alchimia della Razza. Julius Evola e la Razza dello Spirito” AR, Padova, 2010, pag, 28.
Il volume si chiude con un’ affermazione che  non possiamo che condividere (pag.212) “…possiamo senz’altro affermare che il fascismo mussoliniano ebbe un corpus ideologico tutt’altro che scarso e improvvisato. Una concezione della vita, che sebbene elaborata in forma sistemica compiuta soltanto in fase successiva alla nascita del movimento, ebbe una dottrina chiara ed univoca, sempre coerente con i principi affermati fin dalle origini del suo travagliato percorso politico. Una ideologia capace di caratterizzarlo in senso moderno e rivoluzionario attraverso una specifica identità totalitaria di tipo sindacalista, nazionalista ed interclassista, incentrata sul concetto cardine dello Stato Etico Corporativo, che non riteniamo sia possibile ricondurre culturalmente a matrici di tipo tradizionalista o conservatore.”
E alle pagg.213-214 possiamo leggere le seguenti conclusioni:
“1 Il Fascismo fu un movimento politico totalitario moderno, alternativo tanto al liberalismo quanto al marxismo-leninismo, con una dottrina originale ed articolata, capace di esprimere un rivoluzionario progetto ideale, sociale ed economico, graduale nella sua realizzazione e permanente nel proposito di tenere desta la coscienza rivoluzionaria del popolo. 2. Tale nuova dottrina non era assimilabile né riconducibile alle categorie tradizionali di <destra> o di <sinistra> poiché esprimeva  un modello spirituale fortemente unitario del corpo politico e sociale nazionale. Un modello nel quale la Nazione doveva necessariamente e consapevolmente riconoscersi totalmente nell’azione politico-legislativa di mobilitazione delle masse promossa dallo Stato etico corporativo, all’interno del quale non erano ammesse divisioni né conflitti interni di sorta, poiché esso stesso considerato un principio naturalmente immanente allo spirito di ogni cittadino realmente libero da vincoli materialistici di sorta. 3 L’essenza ideologica di tale concezione era riconducibile ad una evoluzione di stampo etico-idealistico del pensiero socialista e nazionalista, contrapposta sia al materialismo di matrice marxista che a quello liberale e tradotta in pratica nella dottrina sociale corporativa espressa dallo Stato etico totalitario fascista; che a sua volta sviluppava un concetto politico spirituale imperiale di portata universale, le cui radici culturali e filosofiche attingevano in profondità al tessuto storico italiano ed europeo.”
Molto bene! Dal loro studio i due simpatici autori credono di concludere che quanto da loro esposto “fa emergere …abbastanza chiaramente l’impossibilità di riconoscere come assimilabile all’esperienza del fascismo storico propriamente detto gruppi o movimenti politici della Destra moderna, radicale o moderata, i quali invece oggidì nell’immaginario collettivo vengono spesso arbitrariamente accomunati ad essa. Il fascismo mussoliniano si qualifica al contrario come un “quid” di assolutamente differente e originale, i cui programmi e la cui dottrina non sembrano oggettivamente trovare riscontri, tanto a destra quanto a sinistra, nella passata come nell’odierna  cultura politica liberal-democratica, fondata sui valori del parlamentarismo e della partitocrazia.” In nota si ricorda che “Lo stesso De Felice aveva giustamente rilevato una sostanziale discontinuità di idee, principi, e fini tra il cosiddetto neofascismo e il fascismo di Mussolini, vedi R. De Felice ”Intervista sul Fascismo”Milano, 1992, Mondadori pagg.96-105.
Qui potremmo far osservare che, a parte la ormai folle legislazione che proibisce la ricostituzione sotto ogni forme del “disciolto partito fascista”, ci si stupirebbe che i valori del fascismo potessero trovare posto in una cultura liberal democratica fondata sui valori della democrazia e del parlamentarismo, essendone la netta antitesi al massimo potrebbero manifestarsi in un movimento che si proponesse la distruzione di tale cultura.
Ma facciamo subito cenno al nocciolo del problema che qui viene toccato: che cosa è codesta ”discontinuità”: revisione, approfondimento, radicalizzazione, evoluzione, involuzione o abbandono e forse anche tradimento?
Non voglio qui neppure far cenno alla disgustosa fine dei cosiddetti “neofascisti” dell’ingloriosamente defunto Movimento Sociale Italiano crediamo che sia un caso più unico che raro che la classe dirigente di un partito che per anni aveva chiesto voti parlando bene del “Buonanima” sia passata a chiederli in nome di principi opposti. Un minimo senso dell’onore avrebbe obbligato ad abbandonare ogni vita politica.
Il secondo volume dei 2 camerati, nonostante il titolo alquanto polemico, è dedicato soprattutto alla famosa “Scuola di Mistica Fascista” cui recentemente sono state dedicate diverse interessanti pubblicazioni cui il saggio in oggetto va degnamente ad affiancarsi. Particolarmente pertinenti al tema centrale sono le pagine dedicate ai rapporti che con codesta istituzione, veramente una delle più interessanti del Regime Fascista, e con il Regime nel suo insieme. ebbe a intrattenere Julius Evola (cfr. anche Julius Evola “La Scuola di Mistica Fascista”Controcorrente, Napoli, 2009.)
Citando dal Gregor (pag.35) “Non solo Evola non era fascista ma non lo era neanche mai stato….Chiunque egli abbia influenzato, influenzò con delle idee che potevano essere definite solo come tradizionaliste, certamente non fasciste. Chi definisce le idee di Evola come la quintessenza della razionalità e del misticismo fascista commette un grossolano errore. Evola non fu un pensatore fascista …ancor più le nozioni di <razionalità> e misticismo di Evola erano idiosincratiche e non certamente fasciste.”. Segue una sintesi dell’iter “politico” dell’ Evola con le esperienze di “Imperialismo Pagano”, “La Torre”, l’avvicinamento al Preziosi e al Farinacci (un personaggio intorno al quale sono usciti negli ultimi tempi vari libri di un certo interesse che lo rivelano personaggio assai più interessante di quanto solitamente si pensi), la partecipazione alla “campagna razziale” fino all’apprezzamento del solo “aspetto combattentistico” della RSI. Si legge poi a pag.38 “Nel dopoguerra,…, Evola viene preso a modello dalla destra radicale e il suo pensiero più volte distorto e arbitrariamente accomunato al fascismo. In breve Julius Evola non fu mai fascista né tantomeno un ideologo del fascismo. Egli fu propugnatore del “tradizionalismo”, un modello ideale sovratemporale di società caratterizzato in senso spirituale, aristocratico e gerarchico. Tale modello fu riscontrato da Evola in antiche civiltà... Il fascismo era da Evola supportato nella misura in cui poteva esso accordarsi per alcuni aspetti a questa sua visione. Cercò quindi di individuare nel fascismo quegli elementi che si potevano ricondurre ai canoni della destra tradizionalista, cercando di farvi  breccia al fine di veicolarvi il proprio messaggio in modo camuffato, con l’evidente scopo di trasformare il fascismo da “religione della Nazione dello Stato etico” in una “religione della tradizione…”
Come è noto l’Evola ebbe a scrivere anche un libro poi riedito dalle Mediterranee nel 2001 con il titolo “Fascismo e Terzo Reich” in cui esaminava il Fascismo “dal punto di vista della Destra”, iniziativa che chi scrive non trovò troppo felice soprattutto in quanto l’Autore ammetteva di parlare di una “Destra” che in Italia, in pratica, non era mai esistita! Il sottoscritto, pur non essendo mai stato un evoliano “ortodosso”, o meglio un “evolomane” (quelli che l’indimenticabile Carlo Terracciano qualificava “i testimoni di Evola”) ha bazzicato per anni in ambienti di ispirazione tradizionalista-evoliana, per poi allontanarsene, ritengo ora che avesse ragione il De Benoist (se non erro) a scrivere che Evola era “più grande” di quanto sostenessero i suoi avversari, ma “meno grande” di quanto volevano certi suoi autodefinitisi “discepoli”. Si può peraltro convenire, ad esempio, che è stato uno sbaglio leggere l’esperienza fascista (e quella neofascista) tramite Evola e che l’insistere su un razzismo solamente “spirituale” (ciò da parte degli autonominatisi “discepoli” in quanto l’Evola stesso non aveva mai negato una certa validità del razzismo “del corpo”) abbia contribuito a disarmare ideologicamente certi ambienti. Ma  tutto questo argomento richiederebbe uno spazio che qui non abbiamo. Converrebbe piuttosto chiedersi  perché il pensiero dell’Evola sia giunto ad avere tanta influenza soprattutto su certi giovani dello schieramento nazionale, un’ influenza di cui non aveva mai goduto sotto il passato Regime. Comunque non ci stancheremo di ripeterlo, Evola ci ha insegnato molte cose ottime” (8)
L’importanza data all’Evola è, dunque, uno degli elementi che contraddistinguono il “neo fascismo” dal Fascismo del ventennio, ciò rientra. a giudizio di chi scrive, in un processo ben più ampio. Giuseppe Parlato nella sua prefazione a Stefano Fabei “I Neri e i Rossi” Mursia, Milano, 2011, pagg.XV-XVI individua tra i reduci della RSI una“… categoria… rappresentata dai più giovani, da quelli che non avevano responsabilità nella RSI e che assistettero, combattendo, alla disfatta. Per molti di loro, l’autorappresentazione del fascismo consisteva soprattutto nel convincimento che il fascismo, come categoria concettuale, fosse un’ideologia, ma che durante il ventennio il pragmatismo, i condizionamenti, la cattiva gestione della rivoluzione avessero depotenziato il valore culturale del fascismo. Di qui la necessità, una volta finita la guerra, di assicurare al fascismo un solido ancoraggio culturale e filosofico, che fino a quel momento era mancato. In questo senso le critiche a Gentile e ad altri esponenti della cultura fascista, di volta in volta troppo liberale, troppo moderata, troppo nazionalista. E di qui soprattutto il recupero di un fascismo <altro>, legato all’esperienza tedesca o degli altri fascismi dell’Europa orientale. E’ questa la linea che si riconobbe soprattutto in Evola e nella mitizzazione del nazismo, con tutto il bagaglio di teorie aristocratiche, esoteriche, antisemite. Naturalmente per questo gruppo, che si tracciò, soprattutto dopo la fine della guerra, nella corrente dei <figli del Sole> del MSI e, poi, in Ordine Nuovo, ogni ipotesi di collaborazione con gli avversarti costituiva un vulnus all’identità del movimento; allo stesso modo ... costoro,... rifiutavano un certo nostalgico nazionalista e patriottardo per sostituirvi un organico sistema di pensiero tradizionalista e pagano”(9)
Passiamo ora alla già citata intervista del De Felice. Costui, in “Intervista sul fascismo” Editori Laterza, pagg. 98-106. Diceva: "Se guardiamo agli esponenti del radicalismo di destra dobbiamo chiederci: quali sono i loro maestri ideali? Quali i modelli a cui si rifanno? Si rifanno a Mussolini? Molto vagamente: si rifanno a Mussolini come si rifanno a Garibaldi. Sarà una battuta di spirito, ma è così: tutti gli italiani si rifanno a Garibaldi. E tutti quelli che sono contrari a un certo sistema democratico, si rifanno a Mussolini. Me è un fatto del tutto esterno. E non si rifanno nemmeno all'esperienza fascista italiana, perché è una esperienza sostanzialmente fallimentare, non solo per la guerra perduta, ma anche per l'incapacità che il fascismo italiano ha dimostrato di creare uno stato fascista vero. I maestri a cui si rifanno sono altri: sono Evola, Codreanu e i nazisti veri e propri (...)"
C’è senz’altro del vero, ma dobbiamo ancora domandarci come mai sia avvenuta tale evoluzione (o involuzione). Non si potrebbe forse pensare che avendo nel corso del conflitto, man mano la situazione peggiorata, molti fascisti di diverse nazioni compreso di combattere per una comune causa europea non abbia poi favorito anche  quello che potremmo chiamare uno scambio culturale? Scambio che indubbiamente vi è stato, visto che da noi si è incominciato a leggere Drieu La Rochelle, Bardeche, Junger, Spengler, gli autori della “Rivoluzione Conservatrice” e i “collaborazionisti” francesi, Codreanu e Josè Antonio Primo De Rivera e, in parte, gli stessi autori del Nazionalsocialismo. Per non parlare poi della “Nuova Destra” francese (finché è stata cosa interessante, della “riscoperta” del Nietzsche (10) e via elencando. Non dobbiamo fermarci agli aspetti esteriori, Non avrebbe potuto tutto ciò contribuire a formare le basi di una “ideologia di combattimento europea” in cui anche gli elementi ancor validi dello stesso fascismo mussoliniano potessero venire a confluire?
Ritorniamo all’intervista del De Felice di cui riportiamo degli altri passi (pagg.101-102) “Leggendo i libri scritti da fascisti, guardando la pubblicistica fascista, i giornali fascisti, ciò che colpisce è l’ottimismo vitalistico che c’è dentro un ottimismo vitalistico che è la gioia, la giovinezza, la vita, l’entusiasmo, la lotta come lotta per la vita. Una prospettiva che. sia pure nei termini che poteva avere un fascista, è di progresso. Nel nazismo questo non c’è. Intanto non c’è l’idea di progresso: semmai c’è quello di tradizione, di razza… L’idea stessa del ciclo, così forte nel nazismo, nega quella di progresso. Un ottimismo esiste anche nel nazismo ma non è vitalista come quello fascista; è piuttosto un ottimismo tragico, che negli ultimi tempi della guerra, con l’avanzare della convinzione che la civiltà europea fosse ormai condannata alla degenerazione, si trasforma nel suo contrario, ed è allora riscontrabile anche in un certo fascismo italiano di Salò.
 E’ stata ricordata … una canzone dei militi di Salò dove si dice suppergiù “le donne non ci vogliono più bene perché portiamo la camicia nera, in cui c’è veramente, come in tante altre manifestazioni della Repubblica di Salò, delle Waffen SS, della Germania dell’ultimo periodo, un potente pessimismo tragico, un tragico senso della morte che incombe. Questo pessimismo tragico, questo senso della morte che incombe, sono caratteristici e caratterizzanti del radicalismo di destra di oggi, del neonazismo attuale.“ ( 11)
Orbene, nessuno più che chi scrive amerebbe riscoprire e rivivere codesto “ottimismo” fascista, ma considerando la situazione della nostra Patria e dell’Europa tutta, incapace di darsi una vera unità e irrimediabilmente invasa da stirpi aliene etc, non è forse più adatto a questi anni un “pessimismo eroico” che inciti a continuare a combattere su posizioni che paiono ogni giorno di più irrimediabilmente perdute?
Nel dopoguerra si è, poi, accentuata la convinzione dei “fascisti” di aver lottato contro la “decadenza” dell’Europa e di tutto il mondo “bianco”, già un Drieu La Rochelle aveva scritto “Sono diventato fascista perché ho misurato i progressi della decadenza in Europa .Ho visto nel Fascismo il solo strumento capace di frenare e di contenere questa decadenza” (in NRF Gennaio 1943 poi in “Idee per una Rivoluzione degli Europei” Volpe, Roma, 1972, pag.77) Anni dopo Adriano Romualdi scrisse “Il fascismo, nel suo significato europeo, fu… la coscienza istintiva della decadenza cui andava incontro l’Europa e la volontà di porvi rimedio con mezzi totali e violenti”(“Su Evola”, Fondazione J. Evola, Roma, 1998, pag.62)” Sentimenti questi che non erano certo presenti negli anni più “felici” del Regime mussoliniano!
Verrebbe poi da ritenere che un “Fascismo” di tipo mussoliniano potesse attuarsi e agire in una nazione etnicamente compatta, ma sarebbe ancora funzionale in una società multirazziale e meticcia?
Ma vi è dell’altro, giorno per giorno si diffonde l’idea per ora vaga e nebulosa, di una possibile conclusione catastrofica della presente modernità, e, .conseguentemente in alcuni l’idea che sia necessario elaborare quella che personalmente amo definire “ideologia di combattimento" volta a “rigenerare la storia” come scriveva Giorgio Locchi, mutandone il corso stesso. Benito Mussolini aveva vagheggiato che il suo Fascismo potesse essere il creatore di una civiltà nuova, noi ora sappiamo che questa “civilizzazione” non può che finire male e che, probabilmente, tutto ciò assumerà aspetti che non potranno definirsi che “tragici” ma che, pur tuttavia, offriranno, forse, di combattere la battaglia più importante e decisiva nella storia del nostro pianeta. Qualcuno ha parlato di “Fascismo Dorico”, il termine mi piace moltissimo Dobbiamo in ogni caso iniziare a elaborarne le linee fondamentali, non vi è più tempo da perdere.  Se meriterà questa auspicata sintesi ideologica, la definizione di “fascismo” non lo sappiamo, chi scrive comunque continuerà a tirare la “pelle dei coglioni”, come sta facendo da decenni per non abbandonare una (auto)definizione di cui non saprebbe fare a meno e della quale non ha trovato una migliore.



ALFONSO DE FILIPPI

(1) Il questo senso “Il Fascismo al di là delle criminalizzazioni degli avversari e delle abiure e degli opportunismi si rivela …l’unico punto di riferimento per coloro che  rifiutano di piegarsi  ai mercenari del mundialismo ed ai fautori dell’imbastardimento razziale” Piero Sella “Dal trattato di pace del 1947alla vicenda dell’obelisco di Axum” in “L’Uomo Libero” Novembre 1997)
(2) Cfr anche Alfonso De Filippi “Destre Autoritarie e Movimenti Fascisti”
(3) Mentre scrivevo queste note ho appreso della uscita di una nuova edizione di “Identità Fascista”con prefazione del Prof.J.A. Gregor, purtroppo non ho ancora avuto modo di esaminarla.
(4) “Gli aspetti socialisti del Fascismo sono quelli più comunemente ignorati forse perché sono in conflitto con la comoda spiegazione secondo la quale il Fascismo fu un movimento di destra. Di fatto vi fu una notevole componente socialista nei programmi della maggior parte dei movimenti fascisti”P.Hayes “Fascism”Allen and Unwin Ltd,London,1973,pag,63. Nel suo “ La Rivoluzione Conservatrice in Italia”, Sugarco Milano 1987, pag. 133-134, Marcello Veneziani faceva cenno ai cosiddetti Fascisti eretici ( ma quanti erano veramente tali ? n.  d .a.) e scriveva “…si deve osservare che nel Fascismo eretico il socialismo è considerato come base di partenza, come uguaglianza di condizioni su cui innalzare nuove e più autentiche diseguaglianze, fondate sul valore personale e non sul censo e su cui innalzare nuove e più autentiche solidarietà sociali, fondate sulla comunanza di valori e non sulla consorteria di interessi. Il socialismo diviene mezzo per una liberazione dei bisogni primari, base materiale per una rivolta antimaterialistica.” “Peraltro, vi è socialismo e socialismo: vi è il socialismo ariano, come ideale guerriero di una associazione di liberi signori e vi è il socialismo semitico, ambiguo, totematico e non virile, fatto di reciproco bisogno e di pathos, di cui non sapremmo che farcene, e consideriamo un’onta per l’anima europea.” Julius Evola “Eidnischer Imperialismus” Centro Studi Tradizionali di Treviso, Treviso, 1991 pag. 157 (ora in “ Imperialismo Pagano nelle edizioni italiana e tedesca” Mediterranee, Roma2004).
(5) Si ricorderà come taluni neofascisti usassero presentare come grande realizzazione del Regime il “concordato. La storia non è così semplice. Già Armando Carlini in “Filosofia e Religione nel Pensiero di Mussolini” (Ed. Il Settimo Sigillo, Brescia, 1983 pag. 7) aveva scritto: “la morale del Fascismo….è tutta un’esaltazione di principi fondamentalmente pagani.”. Se “…il Concordato rappresentò per quanti avevamo visto nel Fascismo un movimento rivoluzionario mirante ad attuare lo Stato totalitario, un elemento non facilmente accoglibile.” Sonia Michelacci “Il Comunismo Gerarchico” (Ar, Padova, 2004, pag. 53), dopo la cosiddetta Conciliazione, ricordava Roger Eatwell in “Fascism a History” (Pimlico-London, 2003, pag. 76) “Verso il 1937-38 nuove tensioni erano sorte” (tra Regime e Vaticano)  “riguardo all’Azione Cattolica e per altri motivi. Il Papa si opponeva decisamente alla svolta di Mussolini verso la versione nazista del Fascismo che egli giustamente considerava pagana e razzista. D’altra parte, stavano riemergendo le vecchie concezioni anti- cristiane di Mussolini.”. Il 1 agosto 1942 Adolf Hitler ebbe a confidare ai suoi commensali.”Nel 1934, a Venezia, il Duce mi ha detto: <Verrà il giorno in cui il Papa dovrà lasciare l’Italia, perché qui non c’è posto per due padroni>” (“Conversazioni Segrete” Richter, Napoli, 1954, pag. 645.) Dei risultati del Concordato ne fece, dopo il 25 Luglio 1943, un amaro bilancio Roberto Farinacci dicendo ad Adolf Hitler: “Nel febbraio del 1929, il trattato del Laterano mise particolarmente la storia italiana sotto il controllo della Chiesa, creando anche nel cuore della capitale un centro di interessi e, come è avvenuto in questa guerra, di spionaggio anti-italiano.” (Roberto Festorazzi “Farinacci l’antiduce”, Il Minotauro, Roma, 2005, pag. 201) In complesso: “L’ideologia fascista si nutre di uno spirito ben diverso da quello di cui risulta nutrirsi il cristianesimo….L’egualitarismo, l’umanitarismo, l’ideale dell’amore e del perdono…contrastano in maniera netta con la gerarchia dei valori, con l’ideale dell’onore e delle giustizia propri della Weltanschauung fascista.” Così Paolo Signorelli “Fascismo e Sovversione” Raido, Roma 1998 pag 26. Scrive il Lorenzoni op.cit,pag,88 “I Fascismi furono..l’ultimo tentativo storico fatto dall’uomo ancora in piedi per rialzare la testa dopo quasi  2 millenni di cristianesimo” Non si potrebbe,inoltre non condividere quanto scrive Fabio Calabrese in “ www.ereticamente.net/ “ Quello che dovremmo dunque aspettarci dai fascismi sarebbe un recupero consapevole della simbologia pagana e il rifiuto di qualsiasi tendenza cristianeggiante.”(6)  Quanto le concezioni vecchie di “destra” e “sinistra” abbiano un significato alquanto relativo lo sottolineava un anonimo scritto su “L’Italia” del 8-II 1995 dal significativo titolo “Rossi e Neri vanno d’accordo”: “Destra e sinistra sono spesso delle categorie variabili: nel Settecento il nazionalismo era l’ideologia della sinistra giacobina e un secolo dopo era già diventato il cavallo di battaglia della destra antiliberale. Il Comunismo che all’inizio del secolo rappresentava il massimo dell’eversione oggi invece spesso e volentieri appare <reazionario> rispetto al nuovo ordine mondiale occidentale e alla modernizzazione mondiale d’impronta occidentale”. Nella defunta Unione Sovietica “Negli anni di Breznev l’opposizione democratica che si opponeva alla <destra> stalinista e autoritaria veniva chiamata <sinistra>” (Adriano Guerra “La Russia post-comunista” Newton, Roma, 1995, pag.42).
 (7) Cfr.,con le dovute cautele, Giorgio Fabre “Il Contratto- Mussolini editore di Hitler” Ed. Dedalo, Bari, 2004. Ricordava Franco Bandini in “Gli Italiani in Africa”Longanesi,Milano,1971,pag.259  “nell’estate1933,gli allievi piloti della clandestina Luftwaffe, venivano addestrati,in divisa italiana,a Grottaglie a Aviano.Il vero certificato di nascita dell’Asse deve forse esser retrodatato, almeno al 1933-34.”Citiamo ancora Pino Rauti “L’Immane Conflitto”(CEN, Roma, 1965, pag, 163)”La scelta dell’Italia, a parte le affinità ideologiche tra fascismo e nazismo, non poteva essere dubbia e resta solo da criticare il fatto che essa non sia stata fatta prima, con più limpida decisione, senza tentennamenti ed esitazioni che crearono solo equivoci ed alibi a scoppio ritardato, con una più precisa e severa riduzione dei mezzi disponibili ai fini che si volevano raggiungere con la dura, magari spietata eliminazione di tutti gli ostacoli sulla strada  che si voleva e si doveva percorrere. Questo è il solo rimprovero serio da muovere al Fascismo e al regime.”Ancora più severo il giudizio di Silvano Lorenzoni (op.cit.pag.99) che arriva a scrivere di Mussolini “Il suo vero errore ,che rivela in fondo una mancanza di decisione,di polso,di coraggio-e di una visione chiara  della situazione internazionale -fu invece quello di non entrare in guerra  subito ,nel 1939.assieme alla Germania nazionalsocialista.”
(8) Daniele Lembo in “ Fascisti dopo la liberazione” (Grafica Ma.Ro.editrice, Copiano, 2007 pag. 115)scriveva “Evola propose una concezione della vita nella quale, contro il diritto democratico delle masse amorfe, che nasceva da una presunta eguaglianza degli uomini, si ergeva il diritto tradizionale che voleva i migliori al comando. La sua dottrina era la negazione del principio di parità tra gli uomini. Una concezione gerarchica ed aristocratica dello Stato secondo la quale solo i migliori, capaci di individuare e di realizzare le necessità reali della nazione,avevano il diritto di decidere e guidare gli altri.”
(9) Daniele Lembo in “Fascisti dopo la liberazione”(cit.pag.129 “Ordine Nuovo avvicinò il  Fascismo italiano al mondo occulto delle saghe nordiche. Un fascismo fatto di guerrieri,più vicino all’esoterismo germanico che al Fascismo mussoliniano. Fu una esperienza culturale tipicamente evoliana che indubbiamente avrebbe profondamente inciso sulla destra italiana.”
(10) Armando Torno “Nietzsche, profeta senza enigma” in “Il Corriere della Sera”6 settembre 2010 “Nietzsche non fu il precursore ma il costruttore del cuore del fascismo” “..le sue opere contenevano una messe di materia prima per quanti fantasticavano sul declino della società moderna, sull’eroico sforzo di volontà necessario a rovesciarla e sulla nefasta influenza degli ebrei.”R.O.Paxton “Il Fascismo in azione” Mondadori, Milano, 2005,pag.37“Nietzsche.. profeta della contro-rivoluzione nel nome dei valori dorici della gerarchia e della razza e di quelli prometeici e sovrumanisti, da chiamare a raccolta in vista della lotta finale contro la congiura degli “inferiori”…”L.L. Rimbotti “La Profezia del Terzo Regno dalla Rivoluzione Conservatrice al Nazionalsocialismo”Ritter, Milano, 2011, pag.44
(11) A proposito dell’attuale “radicalismo di destra” (definizione da intendersi in un senso diverso, più “radicale” da quello conferitole dal Payne, possiamo citare da un vecchio libro scritto da un interessante politologo prima che andasse a smarrirsi nelle nebbie del “nazismo esoterico”(vero o presunto”) “Il radicalismo di destra è caratterizzato da una parziale attenzione per la mitologia, dalla valorizzazione della religione, da una limitata considerazione per la filosofia moderna, dall’emarginazione del diritto garantista, dalla critica alle scienze della natura e alla psicologia, da una concezione dell’economia e della tecnologia strumentale rispetto all’affermazione dell’autorità e della gerarchia sociale” Giorgio Galli  "La  crisi italiana e la Destra internazionale" Mondadori, Milano,1974,pag.10- pag.30 “La cultura di destra ammette per principio l’uso sistematico e continuo della violenza come forza storica.” Pag 154 “Il radicalismo di destra… non ammette l’eguaglianza neanche formale, tra gli uomini; e ritiene che definire una eguaglianza formale laddove permangono le disuguaglianze sostanziali costituisca un fattore di instabilità sociale e la premessa della decadenza delle società occidentali.” Pag.159 “Il radicalismo di destra propone la sostituzione di una gerarchia sanzionata dalla forza e da un parziale consenso, all’eguaglianza formale dell’illuminismo riformista, che spesso sanziona privilegi anche più marcati di quelli che possono essere legittimati da una gerarchia formalizzata.”



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“La posizione estrema, che nella topografia fascista è centrale perché più lontana dall’estremità del campo egualitaristico, è prettamente nietzschiana:  ritiene che <tutto è marcio>, rigetta in blocco duemila anni di <occidente cristiano> per non ritenere che il <negativo> esemplare (cioè le manifestazioni di sopravvivenza e resurgenza del paganesimo greco-romano-germanico)…”  Giorgio Locchi “L’Essenza del Fascismo” (Ed. del Tridente, La Spezia, 1981, pag.11).

“I problemi razziali e quelli ecologici ormai configurano le due ganasce di una immane tenaglia che, irreversibilmente a quanto sembra, sta stritolando il mondo della modernità contemporanea ” S.Waldner “La Deformazione della Natura” AR, Padova, 1997, pag.11


Chi abbia avuto la pazienza di seguire gli articoli del sottoscritto avrà capito che si vuole presentare riferimenti, citazioni e spunti per suscitare una riflessione intorno ai problemi che probabilmente si presenteranno nei prossimi decenni e che, verosimilmente, i sistemi liberal democratici e capitalisti non saranno in grado non solo di risolvere, ma neppure di affrontare adeguatamente.

A questo proposito si possono segnalare le opere di G.  Faye (pur non condividendo certe discutibili scelte filo sioniste di codesto autore) riguardo a quello che egli chiama la “convergenza delle catastrofi” (1) oltre al fondamentale “La Deformazione della Natura” di Silvio Waldner e, per certi versi, anche alcune pagine di una singolare autrice che meriterebbe senz’altro di essere più conosciuta in Italia, anche non condividendone certe estremizzazioni e varie posizioni (chi scrive non ha mai pensato, nonostante illustri esempi, di diventare vegetariano o di rinunciare al vino rosso): Savitri Devi (Maximiani Portas).

Probabilmente i lettori conosceranno l’interessante libro che le ha dedicato Nicholas Goodrick-Clarke “La Sacerdotessa di Hitler” (2), nelle cui pagine avranno seguito le vicende della sua vita e colto gli aspetti principali del suo pensiero. Ricordiamo che questa scrittrice ritenne di ritrovare in un induismo guerriero e sul sistema delle caste da esso ispirato le ultime, (e sempre più precarie) sopravvivenze della autentica religiosità ariana (3). Ciò non è piaciuto molto a certi settori dell’attuale induismo (4) che, tra l’altro, cercano di negare, contro ogni evidenza storica e scientifica, il fondamento razziale del sistema delle caste. Possiamo peraltro chiederci se in India sussista, magari in seno al variegato movimento del “nazionalismo induista”, qualche fermento che possa servire da incitamento anche agli ultimi difensori europei del retaggio indo-europeo, magari facendo riferimento anche a un autore come Alain Danielou (5) le cui opere possono suscitare qualche perplessità per il suo rifarsi ad aspetti anteriori alla conquista del sub continente indiano da parte degli invasori “ariani”, ma che contengono senz’altro spunti di estremo interesse. (5).

Ritornando a Savitri Devi possiamo iniziare con qualche parola intorno alla posizione dell’autrice nei confronti del cristianesimo. Scrive il Goodrick-Clarke (“Sole Nero” pag.141) “…rigettò il cristianesimo, il giudaismo e il marxismo e aspirò a un’eredità pagana ariana tratta dai pantheon della Grecia classica, dell’antica Germania e dell’India vedica”. Per lei “…tutte le nazioni europee che erano state pagane avrebbero dovuto rigettare l’eredità giudeo cristiana che era stata loro imposta e  rinnovare i contatti con le loro antiche religioni etniche” (“Hitler’s Priestess” pag,.21) E’ interessante notare che come  avvenne per tanti altri, anche per la Portas “...la sua conoscenza delle Bibbia aveva instillato in lei una ripugnanza verso gli ebrei” (“La Sacerdotessa di Hitler”pag,35).

In un suo altro libro “Pilgrimage” si legge a pag.281 “Ciò di cui accuso in primo luogo gli ebrei è il Cristianesimo, la più antica e più riuscita loro invenzione mirante a svirilizzare la razza ariana”: una frase di totale condanna dal forte sapore nietzschiano. Ed inoltre in “Gold in the Fournace” (pag.216) arriva a scrivere “Nella misura in cui accetta il cristianesimo,  un europeo accetta la schiavitù nei confronti del pensiero ebraico”.

Per lei (“And Time Rolls On”pag.107) il cristianesimo è incompatibile non solo col nazionalsocialismo, ma con ogni visione del mondo incentrata sulla razza o sulla nazione”. Ricordiamo che uno dei suoi eroi era l’Imperatore Giuliano (“Fu un filosofo,  un generale, un tenace riformatore, un restauratore della paganità e per molti aspetti una delle personalità più affascinanti del mondo antico” Sergio Romano” Giuliano, l’imperatore che restaurò il paganesimo” in “Il Correre della Sera”4 IV 2007).

 L’ostilità ai monoteismi abramitici spinse Maximiani Portas ad una scelta radicale “Ho abbracciato  l’Induismo perché era l’unica religione al mondo compatibile con il Nazional Socialismo” (ibidem pag.117) e qui bisognerebbe sentire cosa ne potrebbero dire gli Indù! D’altra parte “...la religione della razza e del sangue, cioè la Weltanschauung nazional-socialista, è uno dei peggiori pericoli che il cristianesimo abbia mai dovuto affrontare” J.M.Angebert “Hitler et la Tradition Cathare”, Laffont, Paris, 1971, pag.246 “Nel Nazismo svolge un ruolo essenziale la condanna del cristianesimo come religione plebea e imbelle e la denuncia di un bimillenario ciclo storico che fa Paolo di Tarso condurrebbe al bolscevismo” D.Losurdo “Nietzsche, il ribelle aristocratico” pag.801.

Particolarmente interessante è a questo proposito il saggio che Savitri Devi ebbe a dedicare a colui che per alcuni sarebbe il vero fondatore del cristianesimo “Paul de Tarse, ou christianisme et judaisme”. La Nostra condivide tale opinione: se Cristo è veramente esistito, gli insegnamenti che gli vengono attribuiti nei Vangeli sono privi di qualunque senso pratico ed egli non avrebbe mai, comunque, preteso di essere il fondatore di una nuova religione (in un precedente articolo si è visto quali fossero le idee in proposito del francese Daniel Ramée). A pag.2 leggiamo “Anche ammettendo che Gesù sia vissuto e abbia predicato non è lui il vero fondatore del cristianesimo quale esso si presenta”, Invece (pag.3) “Il vero fondatore del Cristianesimo storico, del Cristianesimo quale lo conosciamo in pratica e che ha svolto e svolge ancora un ruolo nella storia dell’Occidente e del mondo, non è Gesù, di cui praticamente non sappiamo nulla, né il suo discepolo Pietro…ma  Paolo di Tarso, di cui sappiamo che era ebreo di sangue, di formazione e d’anima, e, inoltre, ebreo istruito e cittadino romano…”. Paulo di Tarso ebreo ortodosso di  cultura vasta  e cosmopolita aveva perseguitato, come è noto, i discepoli di Gesù (che non aveva mai né visto né conosciuto) fino al noto incidente sulla strada di Damasco che ne determinò la conversione alla nuova fede. Savitri Devi tende ad escludere che tale mutamento fosse dovuto a una visione mistica e la attribuisce ad un colpo di genio di carattere politico. Miglior conoscitore del mondo non ebraico di quanto lo potevano essere i veri discepoli del Cristo rimasti a Gerusalemme, (probabilmente sotto la guida di Giacomo “fratello del Signore” e poi di Pietro) Saulo-Paolo aveva intuito che il cristianesimo poteva diventare uno strumento ideale per instaurare il dominio spirituale ed economico degli ebrei sul resto del mondo “lo strumento  più potente  del dominio  spirituale  di israele, la via per cui si sarebbe potuta realizzare nel modo più sicuro e più definitivo e più definitivo, la “missione” del popolo ebreo che era, secondo lui, quella di regnare sugli altri popoli, di asservirli moralmente sfruttandoli economicamente”(pag.6). Infatti, per la Devi il cristianesimo avrebbe contribuito all’avanzata del dominio ebraico in almeno 2 modi: in primo luogo esso ha conferito un ruolo provvidenziale agli ebrei nella stessa religione adottata dai non ebrei; inoltre il cristianesimo ha predicato l’eguaglianza di tutte le razze e di tutti gli esseri umani. Ciò ha favorito le mescolanze razziali e al declino della coscienza nazionale e razziale tra i non ebrei. Ciò mentre gli ebrei mantenendo la loro coscienza e la loro solidarietà razziale acquistano una posizione sempre più vantaggiosa a misura che gli altri popoli si imbastardiscono, praticano una contro-selezione sempre più nociva e decadono irreversibilmente. Leggiamo alla fine del saggio della Portas (pag.8) “Paolo, il vero fondatore del cristianesimo storico; l’uomo che ha fatto dell’insegnamento …di Gesù la base di un’organizzazione militante… il cui fine non era nel profondo della coscienza dell’apostolo, che il dominio dei suoi su di un mondo moralmente svirilizzato e fisicamente imbastardito; un mondo  in cui un senso sbagliato dell’amore dell’ “uomo” conduce inesorabilmente all’‘imbastardimento indiscriminato delle razze, alla soppressione di ogni fierezza nazionale, in una parola, alla degenerazione.” (6)

Non è qui il caso di vedere come certe tesi fatte proprie dall’Autrice (soprattutto quella che vede in Paolo il vero fondatore della nuova religione, mi limito a segnalare a questo proposito: A.N.Wilson “Paolo, l’uomo che inventò il cristianesimo” Rizzoli, Milano,1997)” possano trovare una qualche conferma nelle opere di studiosi di storia della religione. Notiamo solo che qui la Portas mostra di essere influenzata dal Nietzsche  che nel suo “Der Antichrist” aveva anche egli descritto il Cristo come un idealista “fuori dal  mondo” e Paulo come il vero fondatore del cristianesimo. E’ noto che per il Nietzsche (e non solo per lui) gli ebrei per la stessa propria autoconservazione favorirebbero, nel resto dell’umanità tutti gli istinti di decadenza. A differenza della Portas, tuttavia Nietzsche non pensava che Paolo avesse ideato un vero e proprio strumento di “guerra occulta”contro tutte le altre genti, ma soprattutto perché come altri ebrei tendeva appunto a favorire, era per Nietzsche la vendetta degli infimi, la fusione  di ogni fermento di decadenza attivo fra i “gentili” contro  la cultura greca e l’Impero di Roma, la vendetta dei ciandala contro la razza romana dei dominatori(7).

Savitri Devi mostra anche di condividere (“Souvenirs et...” pag.165) il parere di Adolf Hitler (espresso nelle famose “Conversazioni a Tavola”) secondo cui il cristianesimo era una prefigurazione del bolscevismo, la mobilitazione da parte degli ebrei delle masse degli schiavi e degli inferiori allo scopo di minare la società, la dottrina egualitaristica e soprattutto antirazzista atta a arruolare le masse degli sradicati di Roma e del Medio Oriente più meno romanizzato.

Peraltro la Devi non pare aver approfondito la figura del Cristo visto che in altri suoi scritti, in seguito, loda nei suoi scritti il libro di Robert  Ambelain  “Jesus ou le mortel secret des Templiers” (ed.it. “Il Segreto dei Templari” Mediterranee, Roma, 1975)  che riprendendo l’ipotesi che fa di Gesù il figlio e continuatore del capo partigiano Giuda il Gaulonita (o Giuda di Gamala) forza tale teoria fino ad estremi che a chi scrive paiono, a dir poco, alquanto improbabili.(comunque una piacevole lettura!).

Torniamo ora sul sistema delle caste già trattato in un precedente articolo su Victor Courtet e sul quale mi propongo di tornare in eventuali studi sulle gerarchie razziali.

Scrive il Goodrick–Clarke (“Hitler’s priestess” pag.38-39.) “La Portas era interessata soprattutto al sistema delle caste dell’induismo, che lei considerava come l’archetipo ariano delle leggi razziali volte a regolare la segregazione delle varie razze e a conservare il sangue puro degli Ariani di pelle chiara…Quando gli Ariani invasero per la prima volta l’India, erano già divisi in 3 classi sociali: i guerrieri cioè l’aristocrazia, i sacerdoti e la gente comune. Gli Ariani parlavano sprezzantemente delle genti dravidiche e aborigene scure di pelle e con il naso piatto, che avevano soggiogato, chiamandoli Daysus (“uomini tozzi!,”schiavi”.o persino “scimmie”. In sistema di caste ancora più esclusivista si sviluppò dopo l’incontro con questi popoli, tale processo scaturiva sia dal timore verso i Daysus sia dalla preoccupazione che l’assimilazione con loro avrebbe portato alla perdita dell’identità ariana: La parola sanscrita per casta è “varna” che effettivamente significa colore, e ciò fornì la base del sistema delle caste originale che comprendeva gli “Kshatriyas” (i guerrieri e l’aristocrazia), i brahmani (sacerdoti). i “vaishyas” (coltivatori) e i “sudra” cioè i Daysus e quelli di origine mista ariana-daysu.  La Portas venerava la razza Ariana per la sua purezza razziale come lo zenit della perfezione fisica e per le sue straordinarie qualità di bellezza, intelligenza, volitività e coscienziosità. Essa considerava la sopravvivenza della minoranza dei Bramini dalla pelle chiara tra l’immensa popolazione delle varie razze dell’India, dopo ben 60 secoli come un tributo vivente al valore del sistema ariano delle caste”. A pag 29 di “Souvenir set Réflexions d’une Aryenne” si legge: “Si distingue ancor oggi un indù di casta molto alta, Bramino o Kshattriya, in altri termini un indù indo-europeo, da un indù che non lo è e questo, soprattutto nel Nord della penisola, la regione arianizzata da più lunga data”. Per Savitri Devi (“And Time Rolls On” pagg.167 e segg.) il sistema delle caste andrebbe esteso a tutto il mondo (8) “è lo stesso principio, quello della separazione delle razze, del governo da parte degli Ariani, il dominio da parte degli Ariani in ogni paese di un mondo multi razziale”. Possiamo qui citare G.F. Freda che in “Il Fronte Nazionale” (AR, Padova, 1994, pag. 3) scriveva: “Non alle sue masse degenerate, ma alle compagini spiritualmente ed eticamente più pure della razza bianca va riconosciuto il compito di ordinare, attraverso la diseguaglianza delle razze, e di governare, mediante la differenza delle stirpi, il movimento di unificazione complessiva del genere umano.” (8).

Da parte mia aggiungo alcune interessanti citazioni sul sistema delle caste. Già Renato Biasutti aveva scritto in ”Le razze e i Popoli della Terra” (UTET, Torino, 1967, Vol.II, pag.591) “Lo studio comparativo dei caratteri somatici delle caste, nelle varie regioni, ha dimostrato che alla gerarchia sociale ne corrisponde una fisica in quanto che dalle caste alte alle basse si fa di regola più scura la pelle, aumenta l’indice nasale e diminuisce la statura”.

James e Margaret Stutley “Dizionario dell’Induismo” (Ubaldini, Roma, 1980, pag. 30) “ I Signori della Terra ariani erano il prototipo dei re e dei nobili vedici…, come pure della classe dei cavalieri…e la differenziazione di costoro dagli indigeni indiani veniva accentuata dalle caratteristiche etniche ariane, tanto che essi chiedevano agli dei di preservare i loro capelli biondi e la loro carnagione chiara…dal pericolo di una contaminazione per i matrimoni con gli indigeni di pelle scura. Ma nonostante queste preghiere, la fusione tra gli ariani e alcuni degli indigeni ci fu, e tanto bastò per far scomparire il significato etnico del termine arya. Questo conservò comunque parte del suo prestigio come sinonimo di <nobile>, <valido>, <degno di fiducia> ecc. Gli Ariani erano anche contraddistinti dall’organizzazione patriarcale della società, nonché dal culto di divinità maschili come Indra, Agni e Mitra in contrapposizione al concetto di dea-madre comune a tutte le società indiane. Ma dalla fusione di gruppi etnici corrispose la formazione di un pantheon di divinità tanto maschili che femminili e l’istituzione di un complesso rituale, effetto quesito, della crescente autorità dei gruppi sacerdotali…Si può ipotizzare che sia stata la componente indiana più che quella ariana a orientare il processo di fusione, e a divenire così la base del moderno induismo”. Machael H.Hart in “Understanding Human History” (Washington Summit Publishers, USA, 2007, pag. 270) scriveva: “Verso il 1500 a.C., l’India venne nuovamente invasa dal Nordovest. Questi nuovi invasori, gli Ariani appartenevano a tribù caucasoidi che parlavano linguaggi indo-europei parenti dell’antico Sanscrito. Ben presto gli invasori sottomisero i resti della civiltà della Valle dell’Indo, e gradualmente si sparsero per tutta l’India settentrionale. Come risultato, la maggior parte degli abitanti dell’India settentrionale parlano lingue imparentate tra di loro, derivate dal Sanscrito.(La maggior parte degli abitanti del Sud continua, invece, a parlare lingue dravidiche). Probabilmente gli invasori ariani provenivano dall’Afghanistan o forse dall’Iran orientale, e in precedenza dall’Asia centrale. Dato che essi erano alquanto più chiari di pelle, gli attuali abitanti dell’India settentrionale sono, in media, alquanto più chiari di quelli del sud. Dato che le regioni da cui gli Ariani provenivano erano molto più secche dell’India, e non potevano aver in precedenza ospitato una popolazione numerosa come quella dell’India settentrionale, è chiaro che gli invasori dovevano essere molto meno numerosi della popolazione indigena. La più semplice spiegazione del loro successo è che essi avessero, in media, un’intelligenza maggiore degli abitanti precedenti…ne consegue che uno dei risultati laterali dell’invasione fu quello di innalzare il QI medio della popolazione indiana.” (Sarà bene ritornare in futuro su codesto teorico giudeo-americano delle diseguaglianze razziali). Alberto Ronchey in “Atlante Ideologico” (Garzanti, Milano 1973, pag. 35) riassumeva “Gli invasori indoeuropei, fratelli degli Iranici, imposero l’edificio delle caste social-religiose, non comunicanti tra loro, per garantire il dominio ariano-braminico e sbarrare la via al meticciato. In pratica non fu evitata una discendenza meticcia…”

In effetti, come scriveva H. Schreiber in “Sulle orme dei primi uomini” (Sugarco, Milano, 1988, pag,118) “…non è ancora nata un’organizzazione capace di impedire matrimoni misti fra vincitori e vinti e contatti sessuali tra dominatori e assoggettati” (Possiamo rimandare qui a certe considerazioni svolte da Julius Evola in “Sintesi di Dottrina della Razza” Hoepli, Milano, 1941, pag.100 e segg.)’

Naturalmente la Portas aveva ben sotto gli occhi quello che accadeva in India e notava (“Souvenirs...” pag.209) “…sono le caste base, gli aborigeni e gli Eurasiatici - i non Ariani e i meticci- che si moltiplicano col ritmo più folle, mentre i pochi milioni di ariani che sono riuscito per 60 secoli a sopravvivere più o meno puri, in un vasto ambiente multirazziale, rappresentano una minoranza sempre più ristretta e godono …grazie al parlamentarismo introdotto dai britannici, di un’influenza politica sempre minore.”

E passiamo a un altro argomento che tocchiamo con cautela in quanto poco familiare a chi scrive: del citato libro del Goodrick Clarke i lettori ricorderanno forse i capitoli in cui l’autore cercava di collegare alcune posizioni di Savitri Devi alla cosiddetta “ecologia profonda”. Un argomento che crediamo diventerà sempre più attuale, visto che sono sempre di più coloro che prevedono un futuro disastroso per il nostro pianeta.

Riportiamo da <Il Secolo d'Italia> del 9-II-2001 un articolo non firmato, dal titolo alquanto inquietante <Sarà il pianeta degli orrori> sottotitolato <Fosche previsioni in un rapporto del ministero della Difesa britannico- Catastrofi e mutamenti climatici sulla Terra intorno al 2030> vi si leggeva: "Riscaldamento della terra, carenza di acqua potabile, esplosione di malattie come l’Aids, cambiamento demografici, immigrazioni, mutamenti psicologici e attitudinali verso il ruolo e la funzione dei militari sono i denotatori di situazioni altamente a rischio in tutto il pianeta. Un pianeta disastrato." Vi è anche chi ipotizza anche di peggio: “Per Martin Rees, un autorevole esperto di cosmologia e astrofisica, c'è solo una probabilità su 2 che la razza umana arrivi al prossimo secolo.” Giovanni Sartori <Homo Stupidus fermati in tempo>in <Il Corriere della Sera> 17 VIII 2003.)

(Mi si permetta qui di rimandare al mio  Alcuni spunti e riflessioni per una rilettura di Oswald Spengler per quanto riguarda alcuni spunti rintracciabili negli ultimi scritti dell’autore de “Il Tramonto dell’Occidente”)

“E’ troppo tardi, la Storia non si arresta più, ne siamo travolti e l’inclinazione dei suoi piani ci vieta di sperare in un qualsiasi rallentamento, stiamo andando verso la catastrofe planetaria, e l’universo è pieno di gente che la desidera e la desidererà sempre di più, per sfuggire all’ordine, un ordine sempre più assurdo, che si mantiene soltanto a scapito della coerenza e, quindi, dell’umanità dell’uomo” Alberto Caraco “Breviario del Caos” pag.15 “Non esiste alcun <sviluppo sostenibile>, lo sviluppo è insostenibile già ora e qualsiasi sua crescita, non importa con quali tecnologie e risorse, produrrebbe effetti ulteriormente devastanti sull’ambiente.” Massimo Fini “L’insostenibile pesantezza dello sviluppo”in “Il Borghese”9 IX 2002

Certo, molti “profeti di sventura” hanno visto, in passato, smentite le loro fosche previsioni, ma con il passare degli anni si fa sempre più profonda e diffusa la convinzione che a meno di un vero e proprio rovesciamento del senso della storia, l’andazzo non potrà che condurre alla catastrofe. (Si vedano per es. gli articoli sulla sovrappopolazione che Giovanni Sartori pubblica sul “Corriere della Sera”) “Molti ecologisti identificarono le feconde razze di colore dell’Africa, dell’Asia e del Sudamerica come la causa prima del problema della popolazione del mondo” (“La Sacerdotessa di Hitler” pag.288.)

Per Savitri Devi (“La Sacerdotessa di Hitler” pag.292) “…la divinità si manifesta in tutta la natura, l’uomo è nulla di speciale, e le sue recenti idee di eguaglianza universale e di diritto alla prosperità a spese del resto della natura sono fondamentalmente sbagliate” Leggiamo alle pagg.24-25 di “Souvenirs et Réflexions d’une Aryenne” “Ogni autentico razzismo implica la negazione del dogma del valore smisurato dell’"uomo” qual che sia; la negazione del carattere “a parte” dell’uomo e la sua integrazione in seno dell’insieme delle altre specie viventi, la negazione dell’eguaglianza…delle “anime” come di quella dei corpi degli uomini.” (Il testo in cui l’Autrice ha maggiormente espresso il suo sviscerato amore per gli animali è la natura è “The Impeachment of Man”) Il Goodrick Clarke riteneva pertanto di collegare al pensiero della Nostra alle concezioni della “ecologia profonda” e anche a quei movimenti che auspicano una drastica riduzione del numero degli esseri umani nonché un’ altrettanto drastica riduzione dei loro consumi. Si legge a pag 322 di “Souvenirs…” L’uomo, una volta parte integrante della natura, …è diventato il carnefice di ogni bellezza, il nemico della Madre universale, il cancro del pianeta.” E a pag.291 si era letto “Non vi è peggior nemico per la bellezza del mondo che il pullulare illimitato dell’uomo. Non vi è peggior nemico della qualità dell’’uomo stesso che tale pullulare: non lo si ripeterebbe mai abbastanza – scegliere tra la <quantità> e la <qualità>…”E Savitri Devi in attesa della fine di questo ”ciclo” non poteva che essere pessimista “il processo di avvilimento graduale dell’uomo, contemporaneamente allo sterminio degli animali più nobili e la distruzione delle foreste, il processo di dissacrazione e di imbruttimento della Terra continua. E non può che continuare…” Difficile, almeno qui, darle torto.

Facendo un passo indietro nella storia, possiamo qui ricordare che alcuni regimi sorti in Europa nella prima metà dello scorso secolo ebbero il merito di attuare efficaci misure per la difesa dell’ambiente naturale, si tratta, naturalmente, di quelli che sarebbero stati a detta di alcuni, espressioni del “male assoluto”; bastino, per ora poche citazioni.

Guido Mussolini e Filippo Giannini "Benito Mussolini L’uomo della Pace" II Volume <Dalla Marcia su Roma all’assalto al latifondo> Greco e Greco, Milano, 1999, pag. 267-268 “La legge fascista N. 3267 del 30/12/1923, voluta da Mussolini studiata da Arrigo Serpieri e tendente al <riordinamento e riforme della legislazione in materia di boschi e di terreni montani>, fu necessaria per frenare la desertificazione di molte zone della penisola e per dare inizio ad un programma di rimboschimento che riuscì vittorioso, portando la superficie boschiva dai 4,5 milioni di ettari del 1920 ai circa 6 milioni del 1940. Vennero così creati i Parchi Nazionali: Gran Paradiso nel 1922; d’Abruzzo nel 1923; del Circeo nel 1934; dello Stelvio nel 1935; tutti gestiti e protetti dalla Milizia Nazionale Fascista Forestale. Scrive Piero Palombo: <La consegna è di lodare la salubrità dell’aria dei campi, la bellezza dei tramonti, ogni possibile ruralità. Duole ricordarlo…: i primi ecologisti indossano l’orbace>.

I “primi ecologisti” compresero l’importanza del rispetto della natura, tanto che fu istituita la <Festa degli alberi>. Compresero anche la grandissima importanza di assegnare alla tutela della libera fauna a protezione dell’attività agricola, tanto che il <Sindacato Nazionale fascista Tecnici agricoli> pubblicò e diffuse, nel 1933, un libro intitolato: <gli uccelli amici dell’agricoltore>, in cui si illustrava l’importanza biologica delle specie alate e la necessità della loro protezione. In pratica un atto di accusa contro gli uccellatori e i cacciatori.”.

“Sospinto da tutta una tradizione germanica, il Terzo Reich impianterà la prima grande legislazione ecologica, La legge tedesca del novembre  1933 che punisce la crudeltà verso gli animali, a partire dalla vivisezione, e quella del luglio 1934 che proibisce certi tipi di caccia vanno ben al di là della Legge Gramont del XIX secolo che non riguardava che gli animali domestici e lo spettacolo pubblico della loro sofferenza: l’animale in sé si vede riconosciuti dei diritti in quanto elemento della natura; la protezione di questa, proclamata “natura del Reich” (Reichsnatur), conduce alla definizione, a fianco della concezione di carattere più estetico dei monumenti naturali, di ciò che è selvaggio (das Wilde) come bene culturale” P.Oury “Du Fascisme” (Perrin, Paris, 2003pagg201-202)     “Il Nazionalsocialismo, in anticipo di un ottantennio  sulle attuali tendenze, fu il primo movimento politico ecologista della storia.” L.L.Rimbotti "La Profezia del Terzo regno: dalla Rivoluzione Conservatrice al Nazionalsocialismo" Ritter, Milano, 2011, pag.143 “I Fascisti e i Nazisti furono in effetti tra i primi importanti ambientalisti nella politica del XX secolo, nonostante essi non siano riusciti a raggiungere molti degli obiettivi che si proponevano” S.G.Payne “Fascism Comparison and Definition” (Un.of Wisconsin Press, USA, 1980 pag.83) “…Hitler era ben più avanti dei suo tempi in quel che concerne l’ecologia, le riforme ambientali e l’inquinamento”(ibidem pag.98 )

Su codesti precedenti si basano alcune riflessioni più recenti a proposito di quello che viene definito “ecofascismo” Roger Griffin in “The Nature of Fascism” (Routledge, London, New York, 1996 pag. 2) lo definisce “termine tecnico usato nell’ambito degli studi ambientalistici riguardo ai Verdi <scuri> che propongono che lo Stato venga dotato di poteri che gli permettano di intervenire con misure draconiane per risolvere i problemi ecologici.” Inoltre, per questo studioso, "L’ecologia è stata particolarmente presa in considerazione come cavallo di troia ideologico per portare idee fasciste nella cittadella del dibattito ideologico ortodosso, con tentativi di infiltrazione di gruppi verdi di tendenza democratica in Germania, Gran Bretagna, Italia, Spagna e Francia…una mossa che era parallela all’azione di alcuni partiti di ultra destra non fascista come il Partito Liberale Ecologista della Svizzera.” Cfr.anche Dick Pels  “Il Fascismo e il primato del politico” in “Trasgressioni” N. 25 1/4/1998 vi si poteva leggere: “L’<ecofascismo> (o ciò a cui talvolta ci si riferisce definendolo ecologia Blut und Boden) auspica uno Stato forte allo scopo di proteggere la <cosa pubblica> ecologica e il suo <ordine naturale> dalla distruzione tramite i disastri naturali, la sovrappopolazione e la contaminazione, che minacciano congiuntamente l’identità e l’integrità del popolo nonché il suo habitat naturale. Il richiamo a una <protezione patriottica dell’ambiente> formulato nel programma del 1990 dei Republikaner non sono lontani da propositi più radicali come quelli coltivati dall’ex ideologo verde Herbert Gruhl, che pone mano a familiari temi schmittiani sottolineando lo <stato di eccezione> ecologico, che è obbligatoriamente governato dalla <legge marziale>, la necessità imperativa di uno Stato autoritario per disegnare una strategia di sopravvivenza e metterla in atto con forza, e la concomitante necessità di abolire la procedura democratica sostituendola con una dittatura che nell’attuale contesto dovrebbe essere affidata a un’elite di individui ecologicamente illuminati 

Dunque vi è la consapevolezza che i sistemi democratici e liberal capitalisti non potranno essere all’altezza delle sfide del futuro né per scongiurare possibili catastrofi né per porvi per quanto possibile, dei rimedi, una volta che esse avvenissero. In nessun caso in queste eventuali circostanze si potrà far affidamento sul suffragio (i famosi “ludi cartacei”) di masse più o meno ignare dei problemi da risolvere e interessate (in fondo giustamente) al loro più o meno immediato benessere né, e la cosa è fin troppo chiara, sugli attuali modelli di produzione e consumo. Scrive G.Corvus (G.Faye) in “La Convergence des Catastrophes” (pag.30) “E’impossibile che i dirigenti e le classi politiche europee attuali, che si segnalano per la loro mollezza nelle decisioni, per una mediocrità umana spaventosa e per una assenza totale di preoccupazioni a lungo termine, in breve, per una mancanza di carattere, comprendano e possano gestire una simile situazione.”

Un mondo che fosse rimasto pagano non avrebbe violentato la natura, i Paganesimi la consideravano divina, di norma adoravano alberi e sorgenti…”Albert Caraco “Breviario del caos”pag.99 “…un nuovo Paganesimo salverà gli uomini, che le religioni cosiddette rivelate fanno smarrire nel labirinto dei loro paradossi ormai insostenibili, paradossi ormai illegittimi, paradossi ormai assurdi”(9)

Per concludere, per ora, su Savitri Devi riporto da Gianfranco Drioli “Ahnenerbe-Appunti su scienza e magia del Nazionalsocialismo” (Ritter, Milano,2011, pag.170) “Savitri Devi considerava che l’umanità era ormai degradata e corrotta, e sentiva l’impellente necessità di un drastico cambiamento. Il mondo, per lei, era pieno di esseri inidonei e trovava molto più valore in un animale puro, rimasto se stesso senza inquinamenti, piuttosto che in esseri umani dal fisico meticciato e dall’animo imbastardito. Stranamente (o forse no?) vediamo attualmente, con lo sviluppo in tutto il mondo dei movimenti ecologisti e di rispetto verso l’ambiente, come si stia espandendo il concetto savitriano di divinizzazione della natura, la quale per l’induismo è sempre stata una delle tante possibili manifestazioni divine. Per lei apparivano degni di apprezzamento i nobili animali, le belle piante, mentre non tutti i bipedi implumi le apparivano invece di pari nobiltà. Sembra che, senza che gli stessi ecologisti se ne rendessero conto, Savitri Devi abbia lasciato il segno, anche per chi non ne abbia mai nemmeno sentito parlare. Il rinnovato interesse per la natura, il neopaganesimo…le tendenze neopagane con il revival celtico, la nostalgia della patria perduta assieme alla primitiva età dell’oro… sono tutti indizi che la vestale di Hitler aveva individuato dei punti nevralgici del nostro tempo.”

A chi scrive piace fantasticare sull’instaurazione per la salvezza del pianeta di una sorta di Stato platonico guidato da gruppi di esperti che sappiano cosa sia necessario fare e cosa sia necessario evitare per la salvezza (e probabilmente la ricostruzione per quanto sarebbe ancora possibile) della biosfera, coadiuvati da guerrieri che impongano al resto della popolazione ciò che fosse stato deciso in alto dai sapienti. Una concezione platonica ed indoeuropea, con buona pace di quella che l’Ing. Bordiga (se non erro) chiamava “santa democrazia sempre martire e mai vergine”





ALFONSO DE FILIPPI



(1)  G.  Faye in “Archeofuturismo”pag.17 scriveva “Questo libro contiene tre tesi che sono logicamente collegate. La prima afferma che la civiltà attuale, frutto della modernità e dell’egualitarismo vive il suo apogeo finale perché su di essa incombe a breve termine la minaccia di un cataclisma planetario che è il risultato di una convergenza delle catastrofi . Nel passato numerose civiltà sono scomparse, ma erano disastri che interessavano solo determinate aree della Terra e non coinvolgevano tutta l’umanità. Oggi invece,.per la prima volta nella Storia, una civiltà mondiale, estensione planetaria della civiltà occidentale, è minacciata da linee convergenti di catastrofi prodotte dall’applicazione dei suoi progetti ideologici. Una serie di concatenamenti drammatici convergono verso un punto fatale che ritengo si possa collocare all’inizio del XXI secolo, tra il 2010 e il 2020, e faranno precipitare nel caos il mondo che oggi conosciamo, provocando un vero e proprio terremoto culturale. Le “linee di catastrofi” riguardano l’ecologia, la demografia, l’economia, la religione, l’epidemiologia e la geopolitica. L’attuale civiltà non può durare. Le sue fondamenta sono in contrasto con la realtà” Siamo ormai alla fine del 2011, forse dovremmo prestare più attenzione alle fosche profezie attribuite ai Maya riguardo al fatale 2012? Riguardo alle “linee di catastrofe” rimandiamo anche a Silvano Lorenzoni “Contro il Monoteismo” (Ghenos, Ferrara, 2006, pag53 e segg…

(2) Purtroppo la traduzione è assai discutibile e costringe talvolta a ricorrere all’originale inglese,lo stesso valga per l’altro libro del Goodrick Clarke “tradotto”in italiano “Black Sun”. “Sole Nero”

(3) “Indra sgomina i Dasa cioè gli aborigeni dalla pelle nera e diviene così il Dio nazionale degli Ari… Egli è grande e biondo..”N. Turchi “Storia delle Religioni”Sansoni, Firenze, 1962, vol II, pag.66 Inoltre si deve ricordare che Savitri Devi riteneva che il brahmanesimo, come lei l’ interpretava, l’unica religione compatibile con il Nazionalsocialismo. Entrambi, per lei (“Souvenirs et Reflexions d’une Aryenne”pag. 277), “ sono incentrati sull’’idea della purezza del sangue, e della trasmissione …. della vita sana, soprattutto di quella dell’elite razziale ….. Entrambi esaltano la guerra combattuta con distacco <la guerra senza odio> :. come dice la Bhagawad Gita…... Ed entrambi prospettano alla Terra un ordine visibile calcato sulle realtà cosmiche e le leggi stesse della vita.”

(4) Cfr.ad es. la pur interessante opera in 2 volumi di K Elst “The Saffron Swastika-The Notion of <Hindu Fascism>”Voice of India, New Delhi,2001

(5) L’opera più nota del Danielou “Siva e Dioniso. La religione della Natura e dell’Eros” (Ubaldini, Roma, 1980 contiene numerosi spunti degni di riflessione ad esempio di critica contro il monoteismo e non solo. Pag.169” L’uomo non è soltanto cacciatore, è anche guerriero. Animale sociale, organizzato in branco o in gruppo, difende come gli altri animali il proprio spazio vitale contro altri gruppi, altre tribù, altri popoli. Nella mitologia gli stessi dei sono per la maggior parte dei guerrieri, in lotta costante contro i Titani per l’occupazione dei mondi celesti. L’atto guerriero rientra nella natura dell’uomo, nel piano della creazione. Combattere e uccidere diventa a volte un dovere ineluttabile, un atto sacro come lo esprime il dio-.eroe Krsna nella Bhagavadgita quando Arjuna esita a combattere e a massacrare i propri cugini.”. E a pag.170 “..la crudeltà è uno degli elementi costituenti fondamentali del mondo, essa rientra nella natura di ogni essere vivente, dell’uomo, di ogni uomo più o meno segretamente. Oltre che nelle necessità alimentari, si esprime in forma di difesa di un territorio vitale tanto negli animali quanto negli umani; permette anche di assicurare la supremazia e la <purezza> di una specie, di una razza, di una religione, di una cultura,..”Infine pag.173 “la mescolanza delle razze, l’imbastardimento che ne risulta, costituiscono sempre una regressione, una dissipazione dell’eredità degli antenati e un rischio di indebolimento per i discendenti che nessun uomo responsabile ha il diritto di assumere” In un’altra opera “Caste, egualitarismo e genocidi culturali” il Danielou scriveva (pag35) “I meticci, nati da un incrocio di razze, rappresentano, secondo la teoria indù, un passo indietro, ad uno stato tanto più primitivo quanto più i gruppi che si mescolano sono distanti l’uno dall’altro. Gli individui di razze miste non possiedono né le attitudini, né le virtù morali, né le qualità intellettuali dei gruppi da cui sono fuoriusciti. Formano delle entità instabili,difficili da controllare e da utilizzare .I figli che non possiedono le caratteristiche dei genitori, contestano le loro abitudini, sono ostili ai loro valori. Difficilmente possono succedere loro nelle funzioni e non hanno dunque più un mezzo di sostentamento assicurato. La famiglia tende a dissolversi .Le società miste sono ingovernabili poiché il problema della famiglia mina anche il gruppo che perde ogni solidarietà e, infine, la nazione che diventa un insieme eteroclito di individui disparati, senza coesione, senza raggruppamento logico, in perpetua lotta per la sopravvivenza. Secondo i Purana l’incrocio delle razze e delle caste è uno dei segni precursori della distruzione dell’umanità” .Evidentemente uno shivaita adoratore del linga, può essere tanto poco politicamente corretto quanto un banale skinhead neonazista!”A proposito di incroci : “Il problema fondamentale è adesso la minaccia del meticciato in grande scala con conseguente dissoluzione della civiltà europea”S.Waldner “La Deformazione della Natura” (pag.65.)

(6) “Il cristianesimo è lo strumento per mezzo del quale gli ebrei stanno lavorando per avverare la loro pretesa di rendere loro schiavi tutti i non ebrei”Silvano Lorenzoni “La Figura Mostruosa di Cristo e la convergenza dei monoteismi” Primordia, Milano,2011,pag.43. Chi legga questo testo non potrà più avere dubbi sulla sudditanza delle confessioni cristiane,compresa la cattolica,nei confronti dell’ebraismo.

(7) Ciandala: .i fuori casta dell’India, gli infimi del sistema “Gobineau descrive compiaciuto la violenza che si scatenava  a danno di coloro che violavano il divieto di miscegenation  e della loro prole, i ciandala” Domenico Losurdo “Nietzsche, il ribelle aristocratico” Bollati-Boringhieri,Torino,2002,pag.436( E’nota l’ammirazione del filosofo della “Volontà di Potenza” per il “codice di Manu” la legislazione che regolava il sistema delle caste.) Cfr anche Abir Taha “Nietzsche, Prophet of Nazism:The Cult of the Superman” AutorHouse,USA,2005

(8) “...i nazisti prefiguravano una società divisa in caste secondo un rigido criterio razziale quale stadio definitivo dello sviluppo dell’umanità”E.Nolte “La crisi dei regimi liberali e i Movimenti Fascisti” (Il Mulino, Bologna, 1970.pag. 307.)
(9) A pag. del libello del Caraco si legge “…lo spirito europeo ha perduto l’incisività insieme con la coerenza, ha dimostrato di non essere all’altezza delle sue opere comunicandole al resto degli esseri umani. Gli Africani e gli Asiatici non attribuiscono lo stesso significato alle parole che mutuano da noi, e la loro vendetta consiste nel farci dubitare di noi stessi, servendosi dei nostri vocabolari. L’Europa è ricca e debole, la Storia ci insegna che il dovere del ricco è quello di essere più forte del povero o di aspettarsi il peggio.E a pag 121 “Gli Africani e gli Asiatici hanno scoperto il Nazionalismo, e non sono estranei al Razzismo, quella gente segue le nostre orme, e se aspettiamo che si disingannino, diventeremo loro servi o loro vittime, le nostre donne saranno le loro prostitute e i nostri beni il loro bottino. Non ci perdoneranno di averli umiliati senza poi sterminarli,…… Parliamo di fraternità e dimentichiamo che di fronte a noi abbiamo dei mendicanti e dei vendicatori, brutti, malsani, viziosi, crudeli e dispotici,….”Se lo dice lui un ebreo-turco !  … A pag.53 si era già letto “Stiamo entrando in un futuro barbaro e dobbiamo armarci della sua barbarie, per adeguarci alla sua dismisura e resistere alla sua incoerenza, non abbiamo altra scelta che mantenere o abdicare, non abbiamo altra scelta che contenere o cedere, dobbiamo colpire oggi chi colpirebbe domani, questa è la regola del gioco, e coloro che ci implorano ci punirebbero subito per averla dimenticata.”(Avete mai letto “L’Ammutinamento dell’Elsinore”di Jack .London?) 

Comunque, al di là di certe furibonde estremizzazioni: Essere o non essere: questo è il nostro problema. Noi saremo o schiavi o padroni, e dato che non siamo adatti ad essere schiavi dobbiamo agire per ottenere una indiscutibile supremazia mondiale della nostra razza. Non vi è altra possibilità di scelta. E’ un dovere verso noi stesi e ancor più verso quelli che verranno dopo di noi.”A Jacob “White Man think again” (New Christian Crusade Church, USA,s.i.d,pag.277).

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