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I testi del Corriere Padano
Il primo censimento completo delle pubblicazioni di Julius Evola su giornali e riviste, a opera di un comitato scientifico presieduto da Piero Di Vona, dell’Università di Napoli. Scritti che valgono da introduzione o corollario al pensiero del principale filosofo tradizionalista italiano
I testi del Meridiano d'Italia
Il primo censimento completo delle pubblicazioni di Julius Evola su giornali e riviste, a opera di un comitato scientifico presieduto da Piero Di Vona, dell’Università di Napoli. Scritti che valgono da introduzione o corollario al pensiero del principale filosofo tradizionalista italiano.
I testi del Roma
Gli scritti che, tra il 1934 e il 1973, Julius Evola compose per il Roma manifestano - nota Piero Di Vona nella sua introduzione - l'evidente volontà di comunicare con il popolo. Negli auspici dell'Autore, il popolo era il ricettacolo della tradizione; era una energia di carne e voce e nervi latente, in attesa dell'ideale che l'animasse e della decisione che la muovesse; era il compendio, sovente inconsapevole, di una spontanea resistenza alle oligarchie che hanno pervertito la storia ultima; era infine un contingente di riserva, capace talora di forza e fervore, pur rudi. Aristocrate magnanimo e vigoroso, per essenza e non per polverosi echi araldici, Evola rivolse al popolo parole accensive e pensieri divampanti: le parole dell'anima e i pensieri dello spirito universale, supremo e intimo, ineffabile e istintivo, che, per la propria causa (né buona né cattiva, ma la semplice e sola), non distingue tra guerra e pace, non di scrimina tra odio e amore.
I testi de La rivolta ideale
Il primo censimento completo delle pubblicazioni di Julius Evola su giornali e riviste, a opera di un comitato scientifico presieduto da Piero Di Vona, dell’Università di Napoli. Scritti che valgono da introduzione o corollario al pensiero del principale filosofo tradizionalista italiano.
I testi de Il Conciliatore
Il primo censimento completo delle pubblicazioni di Julius Evola su giornali e riviste, a opera di un comitato scientifico presieduto da Piero Di Vona, dell’Università di Napoli. Scritti che valgono da introduzione o corollario al pensiero del principale filosofo tradizionalista italiano.
Metafisica della guerra
Necessario alla libertà quanto la pace, il combattere è parte ineliminabile del destino dell'uomo. Questi testi divulgativi di Julius Evola sulla metafisica della guerra vanno alla cerca dell'”archetipo dell'eroe”.
L'autore afferma che la contesa – tra gli uomini e dentro l'uomo – è soltanto un aspetto del dissidio insito nelle cose del mondo, e va colta come occasione per sciogliere l'anima dal corpo, volgendola allo Spirito
Il Mito del Sangue
Uscito nel 1937, Il Mito del Sangue viene ripubblicato nel 1942. È del 1941 la stampa di Sintesi di dottrina della razza, opera di cui Evola si avvale per curare la seconda edizione "accresciuta e riveduta" del Mito. Sviluppato secondo finalità prevalentemente espositive, Il Mito del Sangue è una rappresentazione esauriente degli orientamenti e delle concezioni razziali: dalle epoche più antiche - quando la razza si approssimava a quella realtà integrale in cui corpo, anima, spirito, per così dire, 'si riconoscevano' - ai tempi moderni, in cui della razza sopravvive il mito, nel senso di una idea-forza capace di ridestare qualità e volontà antagoniste alla decadenza. A guidare questa ricognizione raziologica, la premessa capitale delle considerazioni dell'Autore, avvertenza illuminante per chi si interroghi sul mistero della razza: l'essere, la razza, una unità vitale originaria cui non si viene restituiti attraverso la mediazione razionale.
Come limpidamente nota, nella sua "Presentazione", Piero Di Vona: "Lo studio del problema della razza in Evola proveniva nel suo aspetto più profondo dal suo aver aderito al pensiero della tradizione. Egli era convinto che la politica razziale, se ben guidata, potesse far risalire all'indietro la regressione delle caste, e riportare dal dominio dei servi e dei mercanti al dominio politico dei guerrieri, e forse in un estremo culmine al ritorno dell'età dell'oro." Secondo l'intenzione evoliana, per ripristinare nella storia l'ordine originario delle razze occorre imprimere alla vita una dinamica di reversione, equivalente a un risalire i tempi: controcorrente, verso la sorgente. Una dinamica a ritroso dall'estuario della modernità: "che risale in profondo, sotto la piena avversa".
Orientamenti
PREMESSA ALLA NUOVA EDIZIONE
Passano gli anni, le generazioni, i politici e le mode, ma il messaggio di cui Julius Evola è testimone rimane integro per il suo valore, imponendosi alle coscienze come un cardine a cui fare costante riferimento.
Ancora oggi i libri di Evola si continuano a vendere, ma al successo editoriale non corrisponde la giusta comprensione e interpretazione della sua opera. Una tale confusione nasce innanzitutto dal fatto che la Tradizione, tanto declamata, non viene più testimoniata e vivificata nell’azione, ma semplicemente "evocata" in inutili e sterili sfoggi intellettuali. Al contrario, gli scritti di Julius Evola sono il frutto di riflessioni per nulla casuali e fanno rivivere la Tradizione perchè, in quanto oggettivi e necessari, diventano un valido sostegno su cui far affidamento nella quotidianità della vita. Ed è proprio questo carattere "essenziale" ad essere stato assunto come punto di riferimento dalle generazioni del dopoguerra, per iniziare un’azione di riconquista etica, prima ancora che politica. Anche oggi, seppur con un seguito minore, ciò che Evola ha tramandato rappresenta una traccia da seguire, non dogmaticamente, ma tramite un’azione disciplinata da attuarsi nell’esistenza di tutti i giorni.
Julius Evola ha testimoniato la Tradizione, non come semplice teoria o speculazione, ma prima di tutto essenzialmente come azione e conquista. A differenza di altri, non ci ha trasmesso parole d’ordine, ma una chiara visione del mondo che si traduce nell’osservanza di regole precise e imprescindibili, la cui assunzione permette di riscoprire ed iniziare una nuova vita che si riflette in uno stile e in una forma di qualità superiore. Senza l’osservanza di queste regole non c’è stile e non c’è forma , non si è uomini, ma "esseri subumani", spiritualmente aridi e incapaci di ogni elevazione. L’azione di cui Evola scrive, è innanzitutto "forma-azione", un’azione che si traduce in una crescente tensione interiore che non lascia spazio a compromesso alcuno. In ogni momento della giornata, in qualsiasi luogo, sia esso privato o pubblico, l’uomo che ha assunto i valori della Tradizione come riferimento esistenziale, sa sempre come doversi comportare. In tale modo, lo stile essenziale viene incarnato e si fa azione, per l’appunto "formazione".
È sicuramente questo il maggior contributo che Julius Evola ha offerto nel trasmettere il patrimonio della tradizione, rendendolo attuale per l’uomo della nostra epoca, la cui caratteristica è una profonda decadenza e devastazione morale. Questo riadattamento, sempre fedele alla dottrina, non è il frutto di un’invenzione, ma poggia su principi per loro natura eterni e universali, la cui inosservanza è un segnale di confusione e disordine. "Orientamenti", quindi, è un tassello importante nella bibliografia di Julius Evola e la brevità del saggio non deve trarre in inganno, semmai sorprendere come in poche pagine è stato possibile sintetizzare e definire un quadro di assoluta rottura con gli schemi del mondo moderno. Dal piano esistenziale a quello culturale e politico, si delineano la visione del mondo e lo stile del militante di un nuovo schieramento.
Questa essenzialità può sembrare ardua soprattutto a chi è all’inizio dello studio dell’opera di Evola, poiché al lettore si apre un mondo dalla potenza devastante, in cui è messo in discussione tutto il senso della propria esistenza. Se è facile ritrovarsi con quanto viene letto, spesso è difficile ritrovarsi con la propria coerenza, tra ciò che si pensa di essere e ciò che realmente si è.
Il titolo scelto dall’autore, "Orientamenti", risulta quanto mai attuale, poiché sono soprattutto le giovani generazioni, più che nel passato, ad avere bisogno di un giusto orientamento.
In un’epoca contraddistinta dallo smarrimento delle anime e da un profondo malessere esistenziale, in cui tutto tende all’omologazione e al livellamento, solo una riscoperta e una riappropriazione delle proprie radici e della propria identità può permettere all’uomo di riconquistare una qualificazione, di puntare alla differenziazione o, per meglio dire, alla sua liberazione. Lo stile e l’adeguata conoscenza dottrinaria debbono fondersi per dare vita a un uomo saggio e leale, con un’incrollabile aspirazione per la verità e per la giustizia. Un uomo che non si nutra di parole, ma di azioni ed opere per la Tradizone, di sacrificio per l’Idea, di lealtà e solidarietà nei confronti dei propri fratelli,secondo lo spirito dell’impersonalità attiva per cui ciò che si compie è ciò che deve essere compiuto.
Il primo passo, quindi, è sapersi orientare in questo mondo mantenendosi in piedi anche se in mezzo alle rovine, scuotersi dal torpore della comodità rialzandosi e creando dentro di sé "un ordine e una drittura". Non si tratta di una semplice "attività" politica, ma della formazione di uomini che abbiano una reale sostanza interiore. Per Julius Evola, come per noi, è necessario puntare in alto, puntare alla creazione di un ordine nuovo fondato sui simboli, sugli esempi degli uomini che furono i pilastri delle civiltà del passato, le quali, ancora oggi, comunicano tutta la loro forza ed energia a chi li sa comprendere.
Riscoprire la propria vocazione e vivere per il rafforzamento di essa, disprezzando ogni infezione ideologica della borghesia, sia essa liberale o socialista, essere consapevoli che la ricostruzione dell’uomo nuovo è ancora possibile attraverso la restaurazione del tipo olimpico, di quell’uomo nobile e leale che ha posto i valori della Tradizione come fondamento dell’esistere.
Una ricostruzione che deve operare su tutti i campi che investono la vita, passando dal piano esistenziale a quello sociale e culturale, per arrivare al piano politico e spirituale. È un errore pensare che migliorando la società e l’ambiente si migliora l’uomo, in quanto è vero il contrario: la società e l’ambiente sono devastati perché è devastato innanzitutto l’uomo. Non a caso, sin dalle prime pagine di "Orientamenti", Julius Evola ci mette in guardia dicendo che il vero e reale cambiamento avviene proprio sul piano spirituale. Infatti è lo spirito che smuove le coscienze , che determina le scelte e i cambiamenti. Un popolo per risorgere non ha bisogno di parole vuote e confuse, ma di uomini che conoscano il valore del sacrificio e il superamento del proprio edonismo ed egoismo. Da un punto di vista operativo, quindi, Julius Evola ci indica come il compito primario stia nel formare uomini "qualificati", che a loro volta diano vita ad una élite in grado di spianare il terreno a coloro che si uniranno per un più vasto progetto di ricostruzione. Riorganizzare le forze residue, radunarle e orientarle, al di là dei particolarismi e dei settarismi; è questo attualmente il lavoro da fare come preludio di quella che sarà una futura élite.
Alla domanda su come negli anni a seguire sarà interpretato e vissuto dalle generazioni future il messaggio di Julius Evola, attualmente la risposta da dare risulta difficile, ma dobbiamo avere fiducia in noi stessi, affinchè la consegna del testimone avvenga con le dovute attenzioni, poiché è di vitale importanza evitare confusioni e fraintendimenti dottrinari. Solo così il messaggio tramandato da Julius Evola continuerà a vivere; starà al lettore e a chi ancora non si è messo al lavoro raccogliere l’invito, iniziando a contribuire alla costruzione del Fronte della Tradizione poiché, come è scritto, "noi non possiamo fare altrimenti, questa è la nostra via, questo è il nostro essere".
Julius Evola - ORIENTE E OCCIDENTE
L’interesse di Julius Evola per le dottrine orientali risale agli inizi della sua vita culturale. La conoscenza che egli ebbe delle filosofie e spiritualità giapponesi, cinesi, indiane non fu di certo superficiale e dilettantesca, ma approfondita grazie ad una intuitio intellectualis che gli consentiva di andare al fondo degli argomenti. La capacità che Julius Evola aveva di sintetizzare e comparare gli aspetti delle varie tradizioni occidentali ed orientali gli permetteva di individuare aspetti comuni e differenze esistenti fra loro, e spiegare agli uomini dei nostri giorni quanto ci fosse da apprendere da esse, senza considerarle una delle tante «mode» che imperversarono nei vari decenni del Novecento.
Sicché fra il 1950 e il 1960 la sua competenza e originalità interpretativa venne consacrata con la collaborazione a East and West, l’organo dell’Istituto per il Medio ed Estremo Oriente (ISMEO), fondato dall’orientalista e viaggiatore Giuseppe Tucci – che Evola conosceva sin dagli Anni Venti – e di cui era redattore capo Massimo Scaligero. Presigiosa e autorevole rivista internazionale di studi orientalistici, sulle sue pagine in quello stesso periodo scrissero Franz Altheim, Mircea Eliade, Alessandro Bausani, Lionello Lanciotti, Francesco Gabrieli, Pio Filippani-Ronconi.
Nell’arco di un decennio Evola pubblicò quindici saggi e tre recensioni di libri, che in questo volume sono stati riuniti, oltre ad un altro contributo apparso negli Anni Quaranta quando la rivista si chiamava Asiatica. Con la sua scrittura profonda ma chiara, che spaziava oltre i limiti di una eccessiva specializzazione, Evola in quasi tutti i suoi inteventi effettuò una stringente comparazione sul modo in cui una indentica dottrina, o filosofia, o metodologia veniva interpretata in Occidente rispetto all’Oriente: il tantrismo, lo zen, il buddhismo, lo yoga, il Vedânta, le dottrine dello Svâdharma e dello Hara, e poi i rapporti fra l’Oriente le filosofie e i filosofi occidentali come Guénon, Eckhart, Shelling, l’esistenzialismo, e così via.
Julius Evola - IL MISTERO DEL GRAAL
L'autore precisa il senso del mistero del Graal, mistero che ha un carattere iniziatico e regale.
Chi conosce la storia del Graal e dei cavalieri della Tavola Rotonda soltanto attraverso il Parsifal di Richard Wagner o le divagazioni di certi ambienti “spiritualistici”, il film Excalibur di John Boorman o i moderni romanzi di “fantasy” da questo libro di Julius Evola sarà condotto in un mondo insospettato e suggestivo, ricco di simboli, di elementi metafisici e di significati profondi. Basandosi su tutti i principali testi originali della leggenda e di cicli affini (antichi francesi, inglesi e tedeschi), viene precisato il senso del mistero del Graal, mistero che non ha un carattere vagamente mistico, ma iniziatico e regale, e che si lega ad una tradizione anteriore e preesistente al cristianesimo, mentre presenta connessioni essenziali con l’idea di un centro supremo del mondo e di un misterioso dominatore. Delle varie avventure cavalleresche, svolgentisi in un’atmosfera strana e “surreale”, l’Autore indica il significato nascosto, rifacentesi essenzialmente ad esperienze e prove interne. Anche il simbolismo della “donna” e dell’eros viene adeguatamente spiegato per le valenze che ha in questo specifico contesto. Dopo di che, l’esame si porta sul significato che ebbe l’improvviso apparire e scomparire delle leggende del Graal nel Medioevo occidentale. Esso rappresentò la più alta professione di fede del ghibellinismo ed ebbe strette relazioni col templarismo. Julius Evola considera poi varie correnti che in un certo modo ripresero l’eredità del Graal dopo la distruzione dell’Ordine dei Templari e il declino del Sacro Romano Impero. Nel parlare dei Templari, poi dei Catari, del “Fedeli d’Amore” (cui appartenne anche Dante), degli ermetisti e via via fino ai rosacruciani, l’Autore dischiude al lettore altri inediti àmbiti culturali. Di notevole interesse, per il punto di vista originale, sono le considerazioni finali sul senso della massoneria e sulle sue trasformazioni nel tempo, oltreché su quei temi delle leggende trattate che non sono soltanto di ieri ma presentano una perenne attualità che si ritrova – insospettabilmente – sino ai nostri giorni tecnologici e materialisti. Nell’arco degli ultimi quattro o cinque lustri abbiamo inoltre assistito ad un continuo pubblicare di saggi e romanzi sul Medioevo, la Cavalleria e il Graal sia come nuove opere, sia come ristampe di testi classici. In questo clima – tratteggiato per ampie linee comparatiste corredate da un’ampia bibliografia nel saggio di appendice a questa nuova edizione – Il mistero del Graal svolge ancora oggi, e forse oggi più che mai, una propria funzione essenziale: non soltanto come testo di amplissima erudizione, di insospettate rivelazioni, di affascinante lettura, ma soprattutto come strumento metodologico di un’interpretazione simbolica insuperata, tale da consentire il formarsi di un punto di vista eterodosso e controcorrente rispetto alla cultura e alla storiografia ancora predominanti.
Julius Evola - METAFISICA DEL SESSO
Ciò che molte civiltà hanno riconosciuto nell'uso del sesso per fini estatici, iniziatici e magici, nelle forme più intense della vita erotica e nell'amore comune.
Quest'opera è unica nel suo genere per il fatto che considera il sesso e l'esperienza del sesso secondo aspetti e dimensioni diversi da quelli cui si sono arrestate le ricerche psicologiche, sessuologiche e anche psicanalitiche. Come afferma l'Autore, dato che l'epoca attuale è caratterizzata da una specie di ossessione del sesso, e dato anche che la psicanalisi si è sforzata di mettere in risalto il sesso come una potenza elementare oscura e sub-personale, il suo proposito è stato di scoprire una realtà di essa non meno profonda, ma di natura superiore, trascendente.
Il termine "metafisica" nel libro è usato infatti in un doppio senso. Anzitutto, in quello di una ricerca del significato ultimo che hanno l'eros e l'esperienza sessuale, significato che porta al di là di tutto quel che è fisiologia, istinto di riproduzione, semplice carnalità o pallida sentimentalità. In secondo luogo, una ricerca volta a scoprire non solamente nelle forme più intense della vita erotica, ma anche nell'amore comune, baleni di una "trascendenza", rimozioni momentanee dei limiti della coscienza ordinaria dell'uomo e della donna e perfino apertura sul sovrasensibile.
Tale ricerca ha per controparte la documentazione di ciò che molteplici civiltà antiche o noneuropee hanno riconosciuto in fatto di sacralizzazione del sesso, di un uso di esso per fini estatici, magici, iniziatici o evocatori. Al lettore viene offerto un vastissimo panorama che va dai riti segreti e orgiastici tantrici e dal dionismo alla demonologia e alle esperienze del Sabba e dei "Fedeli d'Amore" medievali, dalla prostituzione sacra e dai Misteri della Donna a pratiche cabalistiche, arabe, estremo-orientali, ecc. L'accennata metafisica del sesso permette, d'altra parte di cogliere ciò che agisce anche nel profondo fenomeni come il pudore, la gelosia, il sadomasochismo, la nudità femminile, il complesso amore-morte e via dicendo.
Inoltre, il libro contiene una ricerca comparata nel campo della mitologia la quale da modo di descrivere gli "archetipi" maschili e femminili e, partendo da essi, i tipi fondamentali di uomo e di donna ("dèi e dee, uomini e donne"), di abbozzare una psicologia dell'"uomo assoluto" e della "donna assoluta" e di individuare le varietà e le condizionalità del magnetismo sessuale. A parte l'originalità delle idee e la spregiudicatezza con cui sono trattati gli argomenti, il materiale selezionato, raccolto negli ambiti più diversi - dalla scienza delle religioni alla psichiatria, dall'etnologia alla sociologia, alla simbologia, alle discipline iniziatiche o esoteriche, alla storia della civiltà - è tale da non trovare riscontro in altra opera esistente.
In un clima che già Evola aveva già definito di "pandemia sessuale" e quindi di "banalizzazione del sesso", in un momento in cui di fronte al crollo di ogni "certezza" politica e ideologica, morale e religiosa, il sesso è stato indicato come l'ultima e l'unica cosa in cui credere, quest'opera ha ancora una sua funzione da assolvere, non soltanto perché rimane l'unica ad affrontare l'argomento da un punto di vista tanto vasto quanto originale, ma anche perché ne offre un'interpretazione ed una spiegazione che lo portano appunto al di là e al di sopra della mercificazione cui da decenni è oggetto.
Alla meraviglia da parte di alcuni per il fatto che un "teorico della tradizione", un "filosofo politico", si sia potuto occupare in modo tanto ampio di sesso E vola risponde: "Ciò che ho detto in più occasioni come critica del costume con riguardo ai sessi non è che un caso particolare della posizione che difendo in tutti i campi".
Il termine "metafisica" nel libro è usato infatti in un doppio senso. Anzitutto, in quello di una ricerca del significato ultimo che hanno l'eros e l'esperienza sessuale, significato che porta al di là di tutto quel che è fisiologia, istinto di riproduzione, semplice carnalità o pallida sentimentalità. In secondo luogo, una ricerca volta a scoprire non solamente nelle forme più intense della vita erotica, ma anche nell'amore comune, baleni di una "trascendenza", rimozioni momentanee dei limiti della coscienza ordinaria dell'uomo e della donna e perfino apertura sul sovrasensibile.
Tale ricerca ha per controparte la documentazione di ciò che molteplici civiltà antiche o noneuropee hanno riconosciuto in fatto di sacralizzazione del sesso, di un uso di esso per fini estatici, magici, iniziatici o evocatori. Al lettore viene offerto un vastissimo panorama che va dai riti segreti e orgiastici tantrici e dal dionismo alla demonologia e alle esperienze del Sabba e dei "Fedeli d'Amore" medievali, dalla prostituzione sacra e dai Misteri della Donna a pratiche cabalistiche, arabe, estremo-orientali, ecc. L'accennata metafisica del sesso permette, d'altra parte di cogliere ciò che agisce anche nel profondo fenomeni come il pudore, la gelosia, il sadomasochismo, la nudità femminile, il complesso amore-morte e via dicendo.
Inoltre, il libro contiene una ricerca comparata nel campo della mitologia la quale da modo di descrivere gli "archetipi" maschili e femminili e, partendo da essi, i tipi fondamentali di uomo e di donna ("dèi e dee, uomini e donne"), di abbozzare una psicologia dell'"uomo assoluto" e della "donna assoluta" e di individuare le varietà e le condizionalità del magnetismo sessuale. A parte l'originalità delle idee e la spregiudicatezza con cui sono trattati gli argomenti, il materiale selezionato, raccolto negli ambiti più diversi - dalla scienza delle religioni alla psichiatria, dall'etnologia alla sociologia, alla simbologia, alle discipline iniziatiche o esoteriche, alla storia della civiltà - è tale da non trovare riscontro in altra opera esistente.
In un clima che già Evola aveva già definito di "pandemia sessuale" e quindi di "banalizzazione del sesso", in un momento in cui di fronte al crollo di ogni "certezza" politica e ideologica, morale e religiosa, il sesso è stato indicato come l'ultima e l'unica cosa in cui credere, quest'opera ha ancora una sua funzione da assolvere, non soltanto perché rimane l'unica ad affrontare l'argomento da un punto di vista tanto vasto quanto originale, ma anche perché ne offre un'interpretazione ed una spiegazione che lo portano appunto al di là e al di sopra della mercificazione cui da decenni è oggetto.
Alla meraviglia da parte di alcuni per il fatto che un "teorico della tradizione", un "filosofo politico", si sia potuto occupare in modo tanto ampio di sesso E vola risponde: "Ciò che ho detto in più occasioni come critica del costume con riguardo ai sessi non è che un caso particolare della posizione che difendo in tutti i campi".
Julius Evola - LA DOTTRINA DEL RISVEGLIO
Nella Dottrina del Risveglio Julius Evola si propone di mettere in luce la natura vera del buddhismo delle origini, dottrina che doveva sfaldarsi fino all’inverosimile nella gran parte delle forme successive, quando, per via della sua divulgazione e diffusione, essa divenne più o meno una religione. In realtà, il nucleo essenziale dell’insegnamento aveva avuto un carattere metafisico e iniziatico. L’interpretazione del buddhismo come una mera morale avente per fondo la compassione, l’umanitarismo, la fuga della vita perché “la vita è dolore”, è quanto mai estrinseca, profana e superficiale. Il buddhismo è stato invece determinato da una volontà dell’incondizionato affermatasi nella forma più radicale, dalla ricerca di ciò che sovrasta sia la vita che la morte. Non è tanto il “dolore” che si vuole superare quanto l’agitazione e la contingenza di ogni esistenza condizionata, le quali hanno per origine, radice e fondo la brama, una sete che per la sua stessa natura non si potrà mai spegnere nella vita comune, una intossicazione o “mania”, una “ignoranza”, l’accecamento che spinge verso un disperato, ebbro e cupido identificarsi dall’Io con l’una o l’altra forma del mondo caduco nella corrente eterna del divenire, del samsâra. Il nirvâna non è che la designazione del còmpito negativo, consistente nell’estinzione (della sete e della “ignoranza” metafisiche). La sua controparte positiva è l’illuminazione o risveglio (la bodhi), donde, appunto, il termine “Buddha”, ossia “lo Svegliato”. Da qui il titolo del presente libro. Essendo stato il Buddha non un brahmâna, ma un appartenente alla casta guerriera, viene qui messo in rilievo il carattere “aristocratico” del buddhismo, la presenza in esso della forza virile e guerriera (il ruggito del Leone è una designazione dell’annuncio del Buddha) applicata ad un piano non materiale e non temporale, in aperto contrasto con le accennate interpretazioni sfaldate, quietistiche e umanitarie di essa. Il fine precipuo e eminente dell’ascesi buddhista è la distruzione della sete, il decondizionamento, il risveglio, la Grande Liberazione. Da questo punto di vista, Julius Evola ha messo in risalto come almeno una parte delle discipline esposte sia anche suscettibile di una applicazione nella stessa vita nel mondo, per la fortificazione dell’intimo animo, per realizzare un distacco, per enucleare in sé qualcosa di invulnerabile e di intravolgibile. Questa ascesi “aristocratica” può dunque avere anche un valore immanente, proprio in un’epoca come l’attuale, al fine di far da antidoto al clima psichico di un mondo caratterizzato da un insensato attivismo, dall’immedesimazione in forze “vitali”, irrazionali e caotiche. L’Autore, tuttavia, pur procedendo a simili precisazioni e pur tratteggiando adeguatamente la cornice dottrinale essenziale del buddhismo, si occupa soprattutto del lato pratico, dell’”ascesi” del buddhismo, con una esposizione sistematica basata direttamente sui testi. Lo stesso Buddha infatti si presenta come un uomo il quale si è aperta la via da sé, con le sue sole forze, come “combattente asceta”, anche se poi egli ha costituito il punto di partenza di una catena di maestri e di corrispondenti influenze spirituali. Il lato importante del buddhismo delle origini è pertanto l’esigenza pratica, il primato dell’azione e l’avversione per ogni vano speculare.
Julius Evola - TEORIA DELL'INDIVIDUO ASSOLUTO
Le tesi dell'"idealismo trascendentale" vengono riprese, integrate e portate fino alle ultime conseguenze.
Teoria dell’Individuo assoluto rientra nel gruppo delle opere a carattere propriamente filosofico, speculativo, scritte da Julius Evola. In esso, le tesi della corrente chiamata di «idealismo trascendentale» vengono riprese, integrate e portate fino alle ultime conseguenze, in una teoria dell’Individuo assoluto, che va a sostituire quella di un astratto «soggetto gnoseologico», centro di una semplice teoria del conoscere. In connessione con ciò, l’accento si sposta sul problema dell’azione, per cui l’essenza dell’indagine si può riassumere nel detto che nella filosofica moderna dell’immanenza si esprime la riflessione giunta a riconoscere la propria insufficienza e la necessità di un’azione assoluta partente dall’interno. Il problema della libertà viene fatto oggetto di una particolare analisi, e costantemente viene sottolineato tutto ciò che ha un carattere «esistenziale». L’Autore spesso ha presentato le idee da lui difese come quelle di un «idealismo magico», però avendo cura di distinguerlo nettamente dall’idealismo magico a carattere romantico e liricizzante già professato da Novalis. Offre uno speciale interesse la critica immanente, svolta in tale contesto, delle posizioni dell’idealismo astratto, nel quale rientrano quelle dell’attualismo del Gentile e di altri epigoni velleitari della grande tradizione dell’idealismo classico tedesco, nei quali troppo spesso le corrispondenti idee hanno finito con l’assumere forme svuotate e disanimate. L’opera, iniziata nel 1917 in zona di guerra (“Quota neutra del Cimone”), venne conclusa a Roma nel 1924, quando l’Autore aveva fra i 19 e i 26 anni. Opera dunque “giovanile” ma di eccezionale maturità, tanto da suscitare lo stupore dei filosofi dell’epoca pur se non condividevano in tutto o in parte le sue idee (da Croce a Tilgher, da Abbagnano a Spirito), deve considerarsi una tappa fondamentale dell’iter intellettuale e spirituale di Julius Evola, il quale, poste così le basi filosofiche della sua “visione del mondo”, si rese conto che in tale direzione non poteva andare oltre e, quindi, passò ad approfondire il concetto di “Tradizione”. Venticinque anni dopo, durante lunghi soggiorni ospedalieri seguiti al trauma che lo paralizzò alle gambe (1945), l’Autore riscrisse Teoria nel 1949, ma non riuscì a trovare, a differenza di altri suoi testi dello stesso periodo, alcun editore disposto a pubblicarla. La nuova stesura vide finalmente la luce pochi mesi prima della sua scomparsa, nel dicembre 1973, senza però che alcun esponente della “cultura ufficiale”, come egli auspicava, “attirasse l’attenzione”, sul suo valore. Dopo altri venticinque anni ciò è finalmente possibile, come dimostra l’introduzione del professor Piero Di Vona. Il volume è inoltre completato da due altri saggi: il primo, di Roberto Melchionda, analizza le differenze fra la Teoria del 1927 e la Teoria del 1949 cercando di capire i motivi delle modifiche apportatevi da Evola; il secondo, di Alfonso Piscitelli, espone gli echi che l’opera suscitò al suo apparire nella cultura italiana degli Anni Venti e Trenta
Julius Evola - RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO
È questa l’opera principale di Julius Evola: scritta dopo i trent’anni e completata tra la fine del 1931 e l’inizio del 1932, venne pubblicata in Italia nel 1934 e in Germania nel 1935. Opera principale non soltanto per la multiforme e vastissima cultura espressa, per le inedite tesi esposte, ma soprattutto perché costituisce per l’Autore da un lato, il passaggio dalla filosofia e dell’esoterismo ad una complessa “visione del mondo” tradizionale; dall’altro, è la base per tutte le sue prese di posizione a carattere metapolitico e spirituale dei successivi quarant’anni. Rivolta contro il mondo moderno è un’opera unica: pensata secondo un metodo “scientifico”, attenta alle varie acquisizioni nei diversi campi del sapere, propone al tempo stesso una interpretazione mitico-simbolica della storia del mondo. Per tale motivo ha potuto resistere al trascorrere dei decenni ed essere ancora valida nel Terzo Millennio. L’opera di Evola risale alle cause che hanno prodotto il mondo attuale, indica i processi che hanno esercitato già da tempo un’azione distruttiva su ogni valore, ideale e forma di organizzazione superiore dell’esistenza. Il libro, quindi, non si limita ad una descrizione della “crisi” del mondo moderno come fece René Guénon, ma nemmeno si esaurisce in una polemica senza centro, dato che con uno studio comparato abbracciante le civiltà più varie, indica ciò che nei diversi domini dell’esistenza può rivendicare un carattere di normalità in senso superiore: così per lo Stato, la legge, l’azione, la concezione della vita e della morte, il sacro, le articolazioni sociali, il sesso, la guerra, ecc., oltre a quelle vie che erano state già indicate per condurre l’individuo al di là della condizione umana anziché ridurlo a poco a poco ad un essere senza volto, a una parte sempre più dipendente di un collettivo in un mondo dominato dalla materia e dall’economia, perseguente solo forme di un benessere ottuso da animale umano. Il noto scrittore e poeta Gottfried Benn, alla sua pubblicazione, giudicò il libro come «un’opera il cui significato eccezionale si paleserà chiaramente negli anni che vengono. Chi lo legge si sentirà trasformato e guarderà all’Europa con un altro sguardo». Altri vi ha visto la presentazione di «contenuti spirituali originali che sovrastano la nostra età oscura e incitano alla riconquista di un mondo e di una civiltà da uomini non spezzati» (J. von Kempski). Il far sentire che oggi nulla può conferire ad un atteggiamento spirituale un carattere così integralmente e violentemente rivoluzionario quanto il riferimento alle origini, è un aspetto assai importante del libro. Esso, infine, potrà interessare una vasta cerchia di lettori anche perché nel ricostruire ciò a cui il mondo moderno deve la sua nascita e il suo volto vengono considerati lo spirito e lo svolgimento di molte civiltà d’Oriente e d’Occidente secondo punti di vista nuovi e suggestivi, in una visione d’insieme nella storia. Circa questa parte dell’opera, è stata giudicata «stupefacente la sicurezza delle conoscenze, la qualità e la quantità delle documentazioni», mentre altri ha potuto scrivere: «Evola espone le sue idee in un modo che trascina. Vi sono punti di una forza magica, nel suo libro». La presente nuova edizione di Rivolta, oltre a numerosi aggiornamenti bibliografici, contiene in appendice tre saggi: un’analisi del rapporto Evola-Guénon a proposito di questo libro; un confronto fra le sue tre edizioni; un esame dell’eco che ebbe negli Anni Trenta, con la riproposta delle recensioni di Benn; Guénon, Eliade e Coomaraswamy
Il volume riunisce saggi già pubblicati separatamente altrove, o costituenti il testo di conferenze, o del tutto nuovi.
Con "arco" e "clava" si sono voluti indicare i due principali domini trattati da questo insieme di scritti, in cui l'Autore considera problemi molto vari. Con l'"arco" si raggiungono obiettivi lontani, e a questo riguardo si ci riferisce a problemi di ordine superiore, come quelli delle relazioni fra Oriente e Occidente, del concetto di iniziazione, dell'essenza dei miti e dei simboli, del senso della romanità, della via dell'azione e della contemplazione, dell'ideale olimpico, dell'incontro delle religioni, dei centri iniziatici, del vero significato della Tradizione, e così via.
Con la "clava" si colpiscono e abbattono oggetti vicini, e qui si tratta di quei saggi che contengono una critica radicale e una presa di posizione di fronte a fenomeni vari del costume e della società contemporanei. Così il lettore troverà affrontati anche argomenti attuali, nolto correnti e alla portata di tutti, però inquadrati secondo punti di vista inusuali, anticonformisti e rifacentisi ad una superiore concezione della vita e dell'uomo.
In Appendice, L'Arco e la Clava 1930, cioè la riproduzione dei testi evoliani apparsi nella rubrica del quindicinale La Torre che aveva lo stesso titolo e gli stessi intenti che quasi quaranta anni dopo l'Autore ha dato al presente volume.