LE ‘NOSTRE’ PAROLE DI ZARATHUSTRA

Postato da Admin il 08 SET 2011

"L’editio sincera di Nietzsche, la collezione “Alter ego” di Ar, che ospita i testi del grande filosofo tedesco con l’originale a fronte, è giunta alla prova decisiva: la versione dello Zarathustra. Opera da far tremare le vene e i polsi per la profondità teoretica, per la purezza stilistica, per il labirinto di echi e rimandi in essa contenuti (illuminati con sorprendente virtuosismo dal Curatore). Il volume (di 590 pagine) vedrà la luce tra qualche mese, ma, data la sua importanza, vi proponiamo di divenirne già sottoscrittori da ora.

LE "CENTURIE NERE" PRECURSORI RUSSI DEL FASCISMO?

Postato da Admin il 28 giu 2011

"Il Fascismo non è nato in Italia e in Germania. Ebbe la sua prima manifestazione in Russia, col movimento dei “Cento Neri”, completo già all’inizio del 900 nelle sue azioni e nei suoi simboli: la violenza politica, l’antisemitismo feroce, i neri stendardi col teschio. “Maurizio Blondet in -Complotti- (Il Minotauro, Milano, 1996, pag.83)...

Steno Lamonica intervista Silvia Valerio

Postato da Admin il 07 SET 2011

Silvia Valerio, ha pubblicato nel 2010 il libro “C’era una volta un presidente”, la fabula milesia dei suoi diciott’anni. Tutt’attorno, eroi, prove, comparse, antagonisti, e qualche apokolokyntosis. "L’invidia… talvolta, in uno di quelli che volgarmente chiamano trip mentali, vedo di fronte a me una nuova versione del Giudizio Universale, un po’ psichedelica e sadica, dove Dio, o chi per lui, affossa ed esalta in base alle reazioni delle anime di fronte a un’opera di Botticelli. Lo so, sono rimasta scioccata da chi al liceo sosteneva che Botticelli i piedi li disegnasse male."

COME IL MONDO ANTICO È DIVENTATO CRISTIANO

Postato da Admin il 27 Set 2011

"Da parte di diversi autori è stato osservato che il cristianesimo si è potuto diffondere con relativa rapidità nel mondo antico, incontrando relativamente poca resistenza, in una maniera che è stata paragonata a un contagio, un'epidemia le cui cause sembrano in qualche modo misteriose, nonostante la sua evidente carica di sovversione e dissoluzione nei confronti del mondo e della cultura antichi.

La Spagna tra Goti Arabi e Berberi in uno degli ultimi scritti di J.A.Primo De Rivera

Postato da Admin il 21 Ott 2011

Ebbe a scrivere Maurice Bardeche in “Che cosa è il Fascismo” (Volpe, Roma, 1980, pag.47) “Il solo dottrinario di cui i fascisti del dopoguerra accettano le idee all’incirca senza restrizioni, non è né Hitler né Mussolini, ma il giovane capo della Falange, il cui destino tragico lo sottrasse all’amarezza del potere ed ai compromessi della guerra”, Frase bellissima come tante altre nel libro del Bardeche, ma che non ha mai completamente convinto chi scrive.(1).

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Steno Lamonica intervista Dario Spada

Pubblicato da Admin il 08:17 5 commenti
Dario Spada note biografiche


Nato a Milano si interessa di argomenti insoliti fin dai primi anni Settanta quando "inventa" i Gruppi di Ricerca - formati da appassionati e ricercatori del mistero - e li gira alla rivista "Il Giornale dei Misteri" che raccoglie l'invito e attraverso le pagine del giornale mantiene un coordinamento tra tutti i gruppi (in pochi anni saranno oltre 500 in tutta Italia). Alla fine degli anni Settanta comincia a collaborare con la rivista "Gli Arcani", di Milano e scrive il suo primo libro per le edizioni Armenia "Il Piccolo Popolo" dedicato a gnomi, fate e folletti che viene pubblicato nel novembre del 1983.

Da allora ha scritto oltre quaranta volumi, molti firmati anche con pseudonimi tra i quali ricordiamo: "Il potere delle Rune" (MEB, Padova, 1986); "Guida a gnomi, fate folletti e altri esseri fatati in Italia" (SugarCo, Milano, 1989, 2007); "Il libro delle preghiere" (Armenia, Milano, 1994, 2000, 2005). E' sua una trilogia sulla magia firmata con lo pseudonimo di Jean de Blanchefort: "Guida alla Magia" – uscito anche negli Oscar Mondadori - (1988, 2000, 2010); "Autodifesa magica" (1992, 2000); "I Segreti della stregoneria" (1994) tutti editi da Armenia di Milano e più volte ristampati.

Ha collaborato, e collabora, con riviste specializzate nel Mistero (oltre ai già citati "Giornale dei Misteri" e "Gli Arcani") ricordiamo: "L'Astrologo", "Magiko Mondo", "Clypeus", "Celtica".

Alla fine degli anni Novanta ha contribuito a fondare l'Associazione Culturale Kernunnos che si occupa di studi e ricerche sul celtismo, magia, esoterismo, studi pagani e tradizionali e ha dato vita alla libreria Primordia di Milano (via Piacenza, 20) aperta nell'ottobre del 1999 dove amano ritrovarsi i cultori di questi argomenti.

Nel gennaio del 2011 con alcuni amici ha fondato l’Associazione Culturale Libriperduti che ha il compito di pubblicare testi letterari e saggistici ormai scomparsi dal mercato o mai pubblicati nel nostro Paese (www.libriperduti.it).
I suoi interessi spaziano dalle tradizioni popolari alla magia e all'occultismo. Tiene conferenze e riunioni e partecipa a trasmissioni radio e tv.

intervista a cura di Steno Lamonica





A Lei è impegnato, anche editorialmente, sull’aspetto del Kosmos Magico, Esoterico e del Mistero. Un settore difficilissimo che è la porta che, secondo noi, conduce alla Paganitas. Basti pensare ai Misteri di Eleusi, apoteosi del Paganesimo.

R. In effetti una parte della nostra piccola produzione editoriale si occupa di tematiche legate al Paganesimo, ma in genere lasciamo agli Autori tutta la massima libertà possibile. Abbiamo pubblicato sulla nostra “fanzine” Primordia – un semestrale che pubblichiamo ormai da venti anni, siamo alle soglie del numero 40 – diversi articoli e interventi sul Paganesimo, ma anche riflessioni più legate alla Tradizione o alla Magia (Magick), all’Occulto, persino a tematiche “nere” come i Culti dell’Ombra e il Sentiero della Mano Sinistra, tant’è che siamo stati accusati via via di essere satanisti, antitradizionalisti, adepti del kali yuga e anche tradizionalisti cattolici per via di alcuni articoli pubblicati. Del resto essere settari o di parte non è nelle nostre concezioni pur avendo – personalmente – una visione pagana.


B La Magia e l’Esoterismo sono due scienze condannate e proibite dal cristianesimo ma pienamente accettate dal Paganesimo indoeuropeo. Perché tanta intransigenza, foriera della paura?

R. In realtà in certi periodi storici la Magia, così come l’Astrologia, non erano malviste dagli uomini di chiesa se si pensa che abbiamo avuto anche dei papi che si occupavano di Magia. Le condanne e gli ostracismi semmai sono venute ad un certo punto, specialmente dopo la Riforma Protestante. Non dimentichiamo che ad esempio l’Inquisizione fu molto più efferata nei paesi dove imperava il Luteranesimo che non nei paesi mediterranei posti sotto Romana Chiesa. Certamente se si pensa alla Magia (ed è quello che intendo io per Magia) come ad una forma di “alterazione degli stati di coscienza prodotti con l’ausilio della forza di volontà per aumentare la propria consapevolezza” il tutto può essere visto dall’autorità (ecclesiastica nel caso) come ad uno sforzo per spezzare i vincoli dei dogmi e delle imposizioni delle religioni dominanti e quindi, di conserva, un vero pericolo destabilizzante per la religione stessa. Ma la spinta della Vera Magia e dell’Esoterismo deve essere proprio questa: fare crescere l’Uomo fino ad elevarlo al Divino.

C Il Panteismo, altra filosofia aborrita dalla Chiesa, afferma che il Kosmos è espressione di Forze Divine. I nostri Avi affermavano che nei boschi, fiumi, mari ed in ogni luogo della Natura era possibile vedere e “sentire” queste Forze. Celebre l’immagine ed il ricordo dei pastori del Mondo Classico che vedevano improvvisamente il Dio Pan. Gli dei sono tra noi?


R. Gli Dei sono tra noi e in noi. Gli archetipi sono lì, immutati ed immutabili nei secoli e nelle ere, che li si chiami con un nome o con un altro. La Chiesa monoteista ha un unico Dio ma poi si avvale di una miriade di presenza più o meno divine: La Beata Vergine, i Santi, gli Angeli che incarnano in buona parte quelli che una volta erano Deità Pagane. Se il Dio Pan è stato ignobilmente demonizzato dalla religione cristiana alcune figure invece sono state “deificate” (si pensi a san Carpoforo, a san Satiro), curioso ad esempio il caso di san Silvano di Levroux, un santo popolare in certe zone della Gallia francese, personaggio leggendario che secondo certi studiosi potrebbe essere la personificazione di un culto agreste pagano legato  al dio Sylvanus/Sucellus (il dio col mazzuolo) popolare in tutta la Gallia, sia presso i Romani che presso i Celti.
D. l’Astrologia e l’Oniromanzia (l’interpretazione dei sogni) nel Mondo Classico, eterna pietra su cui è fondata la Cultura Europea, erano esercitate con proprie scuole, maestri, interpreti ed un vastissimo corpus librario. Nell’attuale disintegrazione del mondo moderno, c’è una vasta presenza in queste discipline di ciarlatani. Secondo Lei le discipline citate sono estinte?

R. Niente è veramente estinto se qualcuno nei secoli raccoglie la fiammella e la fa crescere. Certamente il fuoco che ne scaturirà non sarà così possente come lo era un tempo ma la fiamma non si spegne. Purtroppo in queste tematiche “di frontiera” l’inganno e il raggiro sono all’ordine del giorno, i mercanti dell’occulto prosperano sulle ingenuità altrui.


E. Un Maestro moderno dell’Esoterismo Pagano il politeista Arturo Reghini, si è scagliato contro l’appropriazione di Simboli e Miti da parte del Cristianesimo (paragonato al marxismo delle anime) nelle Società Iniziatiche. Pitagorismo con la sua Aristocrazia insidiata dall’ugualitarismo cristiano-marxista. Lei concorda?

R. Concordo, almeno in parte, ma non riesco ad essere polemico in questo momento storico nei confronti del Cristianesimo. Il vero pericolo, oggi, secondo il mio modesto parere non è costituito dal fondamentalismo cristiano ma da quello islamico: il vero pericolo oggi viene da quella parte perché, che lo si voglia o meno, l’Europa sta per essere islamizzata. In simili frangenti occorre fare “fronte comune” e combattere il Nemico. Gran parte dell’Islam è rimasto al Medioevo, servono Nuovi Templari.


F. Noi crediamo che il risveglio dell’Uomo drogato dalla Dymokrateia, ubriacato dal materialismo, stuprato dal marxismo ed ingannato dal cristianesimo che è la preparazione al comunismo possa partire dalle proprie Radici. Etnonazionalismo e Dottrina degli Etnarchi, cioè degli Dei protettori di una stirpe specifica, sono i due strumenti politici e religiosi atti al risveglio del narcotizzato Uomo Moderno. Insomma, il magico ed esoterico ritorno degli Dei Nazionali, come i Cicli Cosmici – concetto che disintegra i dogmi cristiani – insegnano, vedi il Paganesimo Indoeuropeo Hinduista?

R. Ciascuno di noi dovrebbe quantomeno cercare la sua strada, quella che gli è più congeniale per elevarsi. Il Paganesimo comprende una gran varietà di pantheon, anche solo in ambito Indoeuropeo. Personalmente mi sento molto vicino alla Tradizione Celtica e a quella Scandinava, molto meno a quella della Grecia classica o di Roma Antica. Tuttavia viviamo tempi difficili, la stragrande maggioranza del genere umano vive nel materialismo imperante e nella civiltà dei consumi ed è ben contenta di vivere così, questo è quello che è più deprimente. Chiediamoci: cosa possiamo fare noi per arginare questa marea di conformismo che ci sta portando alla rovina? Basta il nostro esempio, la nostra forza di essere diversi, i nostri Simboli? Personalmente nutro un gran pessimismo…
G. Se il Razionalismo e l’Ottimismo stanno a Sinistra, l’Irrazionalismo ed il Pessimismo fioriscono dalla parte opposta, salvo le immancabili eccezioni che confermano la regola. E’ anche la sua opinione?
R. Destra e Sinistra per me sono concetti che a volte si confondono, specialmente su certi temi come la Politica o l’Economia. Vero è che a sinistra prevale il razionalismo e il materialismo fine a se stesso, lì si tende ad essere anche opportunisti e a odiare il Nemico e, cosa non da poco, ci si abitua ad essere antropologicamente superiori agli altri considerati di destra. Questo atteggiamento razzista a tutti gli effetti è la cosa che mi fa essere ben contento di stare dall’altra parte, io sono un tipo pacifico ma questi “esseri superiori” – o che si ritengono tali – li manderei volentieri a sporcarsi le mani di letame in qualche appezzamento agricolo a calci nel didietro per imparare come si sta al mondo.


I. Si dice “il mondo Fatato” come espressione letteraria. Numerose sono le persone che hanno materialmente constatato queste Presenze nella propria vita. Lei ha mai avuto – se intende parlarcene – esperienze personali con questi Enti, che il Cristianesimo equipara, a mo’ di insulto a Satana? Non dimentichiamo che per i “padri” della Chiesa in ogni statua degli Dei si nascondeva il Demonio.

R. Con una battuta potrei rispondere che sono molto miope, ipovedente, difficilmente riesco a vedere le persone umane se non a un tiro di schioppo figuriamoci le Entità Fatate… E comunque, ai miei tempi, quando ero un po’ più giovane e andavo nei boschi di notte, qualche esperienza l’ho avuta, e a volte non erano esperienze particolarmente piacevoli. Che il Cristianesimo abbia cercato di “esorcizzare” questi Enti presenti in Natura seminando qua e là nelle montagne e nelle vallate cappelle votive, croci e immagini di Santi e Madonne è un dato di fatto. Ma sovrapporre ad una Fata presente in un dato loco un’immagine della Madonna è solo un modo per mascherare la presenza di “qualcosa”, l’Archetipo che comunque è presente in quel luogo lì rimane e può essere evocato come e quando si vuole. Andar per boschi o per montagne in religioso silenzio e con il dovuto rispetto nei confronti della Natura predispone al contatto con queste Presenze. Gli Spiriti di Natura ci sono e possono anche palesarsi, ma certo bisogna saperli padroneggiare o si rischia grosso.

L. Ci parli dell’editoria esoterica italiana con particolare riferimento al mondo del Mistero, Magia, Religiosità Pagana. Quali sono secondo Lei, le fonti da cui attingere?

R. L’editoria italiana di settore è abbastanza articolata, oggi si pubblica di tutto anche se la stragrande maggioranza dei prodotti sono di bassa qualità e, spesso, ripetitivi. E’ anche vero che gli editori nostrani sono abituati a proporre testi pubblicati all’estero e tradotti per il mercato italiano ma anche qui, purtroppo, le scelte sono spesso opinabili. Ci sarebbero diverse opere da pubblicare, magari fuori catalogo da decenni oppure mai editate o tradotte in italiano. Le fonti da cui attingere sono diverse: studi etnografici, mitologici, raccolte di folklore oggi dimenticate, ma anche Autori nuovi che propongono cose interessanti. Certo, occorre un paziente lavoro di ricerca e di analisi delle varie tematiche disponibili ma forse è proprio quello che manca, oggi si preferisce pubblicare l’opera già pronta magari scopiazzata qua e là, anche perché le tirature, nel settore, sono piuttosto basse e non consentono grosse spese di editing. Personalmente noto un certo fermento nel mondo editoriale, gli editori – piccoli o piccolissimi – nascono come funghi ma le difficoltà di farsi conoscere sono enormi. Se è vero che oggi stampare un libro è relativamente facile e accessibile economicamente a chiunque, è altrettanto vero che il problema grosso resta quello della distribuzione r quindi quello di farsi conoscere.


M. Esiste il ferocissimo odio da parte della Cristianità (addirittura dalla Bibbia. Esodo, capitolo 22, versetto 17: Attenzione a Yavèh che parla, padre di Cristo e suocero di Maria!...) nei confronti della “STREGA”. figura in realtà mediatrice tra Terreno e Divino. Il Dio dei Cristiani ordina di UCCIDERLA. E sarà bruciata viva nei secoli. A parte gli stomachevoli massacri (mai processati, stessa immunità goduta dagli USA ed infatti la Bibbia ha fondato gli Usa affermano i maligni…) compiuti dal Cristianesimo contro la Stregoneria, c’è un rapporto tra la “STREGA” ed il mondo segreto che nella dea Natura si materializza con le varie Entità? Nei termini moderni c’è un ritorno della Strega?

R. Io sinceramente non nutro nessun sentimento di odio nei confronti della Religione Cristiana – così come nei confronti di altre Religioni. Riconosco ovviamente che nel corso dei millenni le guerre di religione hanno fatto più morti che non le guerre canoniche, e che l’Inquisizione, così come le Crociate, sono state pagine nefande nella storia della Chiesa. Ma non possiamo ragionare col nostro metro di giudizio su fatti che sono accaduti 500 e più anni fa. Mi pare che anche il papa abbia a più riprese chiesto perdono per queste stragi di innocenti oggi riconosciute a tutti gli effetti come tali. Del resto i primi Cristiani furono perseguitati e uccisi barbaramente dai Pagani dell’epoca che non volevano tollerare che una nuova religione prendesse piede nelle loro terre, con questo modo di pensare dovremmo allora condannare anche i Pagani per le loro efferatezze. Piuttosto non è possibile passare sotto silenzio i massacri che avvengono anche oggi nell’anno di grazia 2012. Proprio nei giorni scorsi in Nigeria fanatici musulmani hanno assalito delle chiese cristiane uccidendo una trentina di persone inermi nel nome di Allah, questo è francamente intollerabile perché non siamo più nei “tempi oscuri” (o forse si?). La Strega, un tempo, poteva essere “la diversa”, la sciamana del villaggio, colei che aveva doti di guaritrice e che conosceva i mille segreti della Natura, la mediatrice tra le forze ultraterrene e il nostro mondo. Ma in alcuni casi poteva anche essere malvagia, conosceva le arti nere e le usava per fare del male ai suoi nemici o per accrescere il proprio potere personale. Oggi si parla di “wicca” e di stregoneria ma sono sole mode effimere che nulla hanno a che vedere con la stregoneria originale. Oggi la chiesa, per fortuna, non massacra più le streghe o presunte tali, ma in certe zone del globo queste figure sono ancora perseguitate, e questo è il vero dramma dei tempo moderni.


N. La Libreria Primordia di Milano, da Lei diretta, ha pubblicato un libro dell’antropologo Silvano Lorenzoni “LA FIGURA MOSTRUOSA DI CRISTO” che secondo noi è un libro che darà un carismatico contributo al crollo del Cristianesimo, inventato da “san” Paolo – magnifiche le parole di Nietzsche su costui! –che con la sua semina cosmopolita ha ben arato il campo al suo legittimo figlio il Comunismo. Vuol parlarci di questo ancora sconosciuto libro? Ci saranno presentazioni in Italia?

R. Mi risulta che l’Autore abbia già presentato il suo libro in diverse occasioni. Purtroppo le nostre potenzialità editoriali sono estremamente limitate, non avendo una distribuzione degna di questo nome è difficile superare certi ambiti culturali e farci conoscere. Il testo è sicuramente interessante e contiene delle tesi, alcune a mio avviso molto centrate e condivisibili altre meno, e meriterebbe quanto meno di essere letto e valutato. Io però non credo che il Comunismo sia figlio del Cristianesimo, le due “religioni” sono inconciliabili. Il Comunismo ormai è moribondo, non credo in una sua rinascita anche se in tempi di crisi tutto è possibile. 


O. La Libreria Primordia, non solo a Milano, è punto di riferimento sull’Esoterismo, Magia, Mondo Segreto. Quali progetti ha nel futuro?

R. La Libreria, come tutte le piccole realtà indipendenti, vive momenti difficili. La crisi morde e diventa sempre più difficile riuscire a tenerla aperta, è una lotta quotidiana. In queste condizioni programmare il futuro è difficile. Abbiamo fondato una Associazione Culturale che si chiama Libriperduti (www.libriperduti.it) che ha il compito di pubblicare testi mai apparsi in Italia oppure dimenticati da tempo e mai ristampati. L’idea è quella di fare una sigla editoriale vera e propria che riesca a pubblicare almeno 5-6 titoli l’anno. Con la formula dell’Associazione Culturale non a scopo di lucro che ci permette alcune agevolazioni contiamo di presentarci al Lettore non già come una impresa che deve per forza di cose fare profitto, ma come piccola realtà non conformista che intende veicolare idee e progetti. Auguriamoci che nonostante i tempi di crisi la cosa riesca, almeno cerchiamo di essere ottimisti.






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Il “mondo aurorale” di Silvano Lorenzoni
Presentare Silvano Lorenzoni è una impresa ardua per cui ci limitiamo a citare un passo della sua autobiografia, molto significativo, per conoscere e capire il nostro Autore: '...oltre al veneto e all'italiano, parlavo soltanto lo spagnolo, il francese e l'americano; ma percepii abbastanza presto che ci voleva anche il tedesco (avrò avuto trentadue o trentatré anni) - e mi misi d'impegno e con successo a impararlo. Con un discreto bagaglio linguistico (mi sarebbero mancati, e mi mancano, il giapponese e il russo) e armato di molta buona volontà lessi per la prima volta Nietzsche, Spengler, Gobineau, Evola - quest'ultimo fu, certamente, fra gli autori da me trovati intuitivamente congeniali, quello a cui devo di più, pure senza che io mi possa classificare come evoliano in senso stretto e tanto meno come 'evolomano' (una categoria di persone che non mancano soprattutto in ambienti di lingua italiana). Il mio interesse per l'etnologia, nonché per le scienze esoteriche e per la storia comparata delle religioni, mi incamminarono anche verso Mircea Eliade, studioso-principe in quei campi, e più tardi verso Wilhelm Schmidt. La lettura di Adriano Romualdi fu un incentivante per sistematizzare e puntualizzare ciò che sul cristianesimo e, in generale, sul monoteismo, aveva già più intuito che capito; mentre attraverso quell'autore e avendo già una discreta conoscenza del tedesco, potei avvicinarmi al mondo degli psicoantropologi dell'anteguerra - soprattutto Günther e Clauss - le cui opere, anche se adesso parzialmente datate, rimangono fondamentali per la comprensione di alcuni aspetti comportamentali umani e certi indirizzi religiosi: su questo, più avanti. (1)

Intervista a cura di Steno Lamonica

(D)     Anche lei, Silvano Lorenzoni, è stato messo nelle sabbie del silenzio mediatico. I suoi libri e studi, tutti lucidamente documentati, sono letti da pochi mentre il valore dei suoi lavori è decisamente alto.

(R)     La chiave di questa situazione sta soprattutto nel fatto che i miei scritti, in termini generali, sono fra i più ‘controcorrente’ che si possano trovare negli ambienti librari di lingua italiana; e sappiamo quanto peso ha il non essere ‘politicamente corretto’. A questo si aggiunga che io ho incominciato a essere presente nell’ambiente intellettuale italiano da tempo relativamente breve, una quindicina di anni. – Nonostante tutto, però, sono abbastanza conosciuto nelle migliori cerchie intellettuali e ci sono dei lettori fedeli e intelligenti che seguono le mie opere. – Quanto alla qualità ‘decisamente alta’ dei miei scritti, e indipendentemente dal loro contenuto concettuale, la mia formazione tecnica mi rende consapevole della necessità di documentare in modo esauriente ogni cosa che si affermi; e questo io ho fatto ogni volta che ho pubblicato qualcosa. Ognuno che legga un mio scritto si trova confrontato anche con un vasto panorama di ulteriori possibilità di approfondimento il che, per chi è acuto e curioso, non può se non essere di stimolo e di utilità.


(D)     Lei è stato esploratore e conosce numerose etnie. Cosa ricorda di indelebile?

(R)     Un’impressione generalizzata che ho ricavato dai miei viaggi è stata che le popolazioni terzomondiali che ho potuto incontrare allo stato brado, o quasi, davano tutte l’impressione che fosse impossibile che da loro potesse insorgere qualcosa di ‘meglio’ – fra l’altro, una caratteristica generalizzata dei selvaggi è, in ogni luogo, una bassa furbizia e disonestà generalizzata che mi ha sempre colpito. – Indipendentemente da quanto sopra, un fatto specifico che mi è sempre rimasto impresso risale ai primi anni Cinquanta (avrò avuto dieci anni) quando acquistai una notevole dimestichezza con la lingua degli indigeni, adesso estinti, del Delta dell’Orinoco: essa mi si rivelava stranamente ricca di possibilità grammaticali e sintattiche, di massima inutili per le necessità reali di comunicazione di quegli indio dalla vita a livello quasi animale (io facevo il confronto con la lingua spagnola); e già allora notai come essa fosse di gran lunga superiore al cosiddetto ‘inglese’ (già allora parlavo lo spagnolo alla perfezione e l’’americanese’ abbastanza bene). Questa medesima osservazione la trovai molto tempo dopo nelle memorie del Barone Alexander von Humboldt. – Posso aggiungere che in quell’allora l’Iberoamerica era ancora un ‘pozzo senza fondo’ per chi si interessasse di studi etnologici, zoologici, botanici – io feci quel che potevo fare: il mio tempo era limitato dalla necessità di lavorare per guadagnarmi da vivere.

(D)      Etnonazionalismo ultima frontiera d’Europa. Può sintetizzare il termine ‘etnonazionalismo’?

(R)     Il termine ‘etnonazionalismo’ si riferisce al fatto che perché uno stato-nazione possa funzionare veramente bene, esso deve essere etnicamente omogeneo, al meno in prima approssimazione. Omogeneità etnica significa soprattutto omogeneità razziale; e poi culturale. – Diversa è la condizione quando si volesse parlare di un impero, tipo l’Impero Asburgico, già ‘Sacro Romano Impero’. Esso funzionava perfettamente tenendo sotto uno stesso scettro un grande coacervo di popoli, razzialmente omogenei ma culturalmente e linguisticamente eterogenei. Uno stato-nazione disomogeneo non può se non finire in fallimento.
 

(D)     È conciliabile per un cristiano – che creda nel cosmopolitismo, universalismo, internazionalismo – aderire all’etnonazionalismo, quando per dogma il cristianesimo rifiuta l’ethnos?

(R)     A parere mio no – anche a prescindere dal fatto che ormai il ‘cristianesimo’ si è diversificato in un numero stragrande di varietà, capaci a seconda dei casi di accomodarsi a qualsiasi situazione. Vale la pena, in questa sede, di riportare quanto Theodor Fritsch aveva da dire a proposito dei ‘cristiani antiebrei’: “Gli antiebrei cristiani sono come quegli aborigeni che credono di essersi ‘sbiancati’ quando si mettono addosso qualche straccio di vestiario europeo: essi rimangono di colore ma hanno rinunciato alla propria identità. L’antisemitismo cristiano, in qualsiasi sua forma, non può se non fare ridere”.


(D)     Lei ha girato il mondo. Con l’attuale planetaria invasione allogena, possiamo affermare che il paganesimo indoeuropeo è la risorsa vincente per la Fortezza Europa? Per i pagani indoeuropei dell’induismo siamo alla fine del ciclo cosmico …
(R)     È mia opinione che il paganesimo indoeuropeo (e anche non indoeuropeo) è il contrario del monoteismo, quindi dell’ebraismo e dei suoi derivati  - se la policromia pagana è praticamente infinita, il monoteismo è unico. Il paganesimo indoeuropeo potrebbe costituire la radice religiosa di una futura Europa, ma credo non sia il caso di illudersi che il paganesimo possa essere adesso come adesso la forza formante della nuova Europa: esso risorgerà nel modo più naturale dopo che l’Europa/la razza bianca abbiano rifiutato ebraismo e modernità ebraica. Che noi adesso siamo alla fine di un ciclo storico-cosmologico, come affermano tutte le tradizioni indoeuropee e anche di tutti i popoli civili anche non indoeuropei (per tutti i popoli superiori la storia acquisisce caratteri ciclici), sembrerebbe ovvio. Ma la fine del ciclo non è la fine della storia (della fine della storia parlano soltanto i monoteisti) ma l’inizio di una nuova umanità e quindi di una nuova storia.

(D)     Lei è poliglotta. L’imbarbarimento, accorciamento, stupro semantico di una lingua, cosa prefigura?

(R)     Poliglotta, entro certi limiti, lo sono, ma la mia conoscenza dettagliata delle lingue (parlare, capire, leggere, scrivere) si limita a sette, e sono tutte lingue o neolatine o germaniche – per disgrazia non conosco alcuna lingua slava. (Poi ho studiato a titolo comparativo alcune lingue amerindie, bantù, boscimanesche, senza approfondire più di tanto; studi che mi furono di utilità quando stavo stendendo il mio libro Il Selvaggio.) – Per venire alla vostra domanda, essa si configura come più complessa di quanto potrebbe sembrare. I miei studi di etnologia linguistica sembrerebbero indicare che, paradossalmente, in popolazioni estremamente decadute ma che presumibilmente erano rimaste in grande misura isolate durante il percorso storico della loro decadenza, non si riscontra un imbarbarimento della lingua, ma piuttosto una sua ‘fossilizzazione’: un esempio interessantissimo era costituito dagli ormai estinti fueghini yámana. Invece, anche a livello storico, delle catastrofiche fenomenologie di decadimento seguono a fenomeni di meticciato linguistico – in riguardo, nel mio libro Il Selvaggio queste fenomenologie sono sviscerate in discreto dettaglio. I ‘papiamento’ (intrugli linguistici all’impazzata) comportano sempre segni di degenerazione psicologica quando riescano a stabilizzarsi, altrimenti scompaiono. Le analogie fra l’americanese e le lingue bantù, segnalate da Claude Hagège, sono significative.

(D)     Invasioni allogene e cristianità: esiste un rapporto, una complicità, secondo lei?

(R)     Vi riferite sicuramente all’invasione dell’Europa da parte di masse di colore, fenomeno minaccioso e straripante da almeno 30 anni. Rapporto e complicità con il cristianesimo/i cristianesimi c’è di sicuro; e ricordiamoci che il cristianesimo è un fenomeno estremamente complesso (vedasi il mio La figura mostruosa). Ma il nocciolo ultimo del cristianesimo/dei cristianesimi sta nell’essere l’utensile-principe per mettere il mondo in mano e sotto il tallone di quel ‘popolo eletto’ al quale questa soluzione è stata proposta e promessa dal suo ‘dio’ – Geova. Queste casistiche sono state da me discusse in dettaglio nei miei Contro il monoteismo e La figura mostruosa di Cristo.

(D)     Flavio Claudio Giuliano, l’imperatore che tentò di ripristinare il paganesimo contro il cosmopolitismo cristiano, fu assertore della concezione degli dei etnarchi, cioè appartenenti all’ethnos.  Secondo lei, c’è uno stretto rapporto con l’etnonazionalismo?
(R)     Certamente un nesso c’è. Ricordiamo che il fondamento di ogni religione di genti normali (nel senso superiore della parola) è la percezione esistenziale del sacro e che il modo in cui quella percezione viene poi estrinsecata dipende dalla particolare psicologia razziale ed etnica di ognuno di quei popoli normali. Anormale per eccellenza è l’ebraismo/monoteismo (così Werner Sombart), che è l’unica ‘religione’ (se così ci si può esprimere) che manca di qualsiasi indirizzo sacrale, per cui con la ‘divinità’ (per modo di dire) si stringe un contratto di tipo commerciale. – Ogni popolo normale ebbe i suoi dei etnarchi.


(D)     Quali lingue parla? In quali fra queste la traccia indoeuropea sta resistendo meglio?

(R)     Parlo il veneto (mia madrelingua, ormai ufficialmente degradata a dialetto ma una volta parlata ufficiale della Serenissima), l’italiano/toscano, il tedesco, il francese, lo spagnolo, l’afrikaans (olandese sudafricano) e l’americanese (qualche altra la so soltanto leggere). Si queste lingue quella che comporta in modo più totale l’impronta indoeuropea, è certamente il tedesco. Ma, a quanto affermano gli specialisti, la lingua indoeuropea più antica che ancora sia parlata è il lituano; mentre l’impronta indoeuropea permane, a quanto mi risulta, abbastanza fortemente nelle lingue slave settentrionali.

(D)     Gli USA. Alcuni parlano di inizio della fine. Noi non lo vediamo.

(R)     L’argomento è reso complesso dal fatto che non bisognerebbe parlare di USA (United States of America) ma di USrael. Il castello di carta rimarrà in equilibrio fino a quando la ragnatela bancaria ebraica potrà ancora andare avanti. Gli ‘USA’ non sono un paese (fra l’altro con una popolazione ormai al quasi 50% di colore) ma una facciata dall’aspetto di paese dietro alla quale stanno gli interessi usurocratici ebraici e il cui unico scopo e funzione e quello di proteggere e favorire i medesimi, assieme allo stato-truffa di Israele. Questo viene fatto essenzialmente attraverso il ricatto nucleare. Una situazione delicata e anche pericolosa, ma che non potrà andare avanti per sempre.


(D)     L’ICI, l’IRES, l’8 per mille. Questi sono alcuni dei privilegi regalati dai politici al ricchissimo Stato del Vaticano, mentre gli operai, pensionati, artigiani, impiegati italiani sono umiliati da finanziarie distruttive. Trova giusto che lo Stato del Vaticano abbia questi privilegi che, se non vi fossero, porterebbero alle casse dello stato italiano cifre colossali?
(R)     È certamente ingiusto, ma la politica spicciola alla giustizia bada poco. Secondo me, sotto l’andazzo suffragiocratico a cui si è soggetti (e non solo nell’espressione geografica Italia, ma in tanti altri posti) la cosiddetta chiesa/le chiese cristiane hanno ancora, disgraziatamente, il potere da fare da calamita a tanti voti. L’interferenza politica clericale in tutto il mondo monoteista è un maledetto fardello che ci si tirerà dietro fino a tanto che monoteismo ci sarà ancora. Sappiamo che la tendenza monoteista – di qualsiasi tipo di monoteismo – è la teocrazia. – Nell’espressione geografica Italia, dove si trova topograficamente la sede papale, questo fatto è ipertrofico; siamo dietro soltanto all’Arabia Saudita. E questo alla faccia del pagliaccesco ‘anticlericalismo’ del cosiddetto ‘risorgimento’.

(D)     Il suo libro La deformazione della natura scritto con lo pseudonimo di Silvio Waldner, edizioni di Ar, Padova, 1997, è uno scritto che se lo avesse avuto la sinistra con tutta la sua potenza di diffusione sarebbe stato un ‘bestseller’. Secondo lei, sta nascendo con lei come maestro una scuola italiana di etnonazionalismo?
(R)     Troppo onore. Io non mi atteggio a ‘maestro’ o a ‘vate’ – ma sono profondamente soddisfatto di avere fatto e di continuare a fare il mio specifico, per quanto modesto, dovere nella direzione dello scardinamento dell’attuale sistema. Ho già 70 anni, non mi faccio illusioni di potere essere presente alla coronazione dell’opere che, assieme a tanti altri, cerco di portare avanti (e in ciò concordo con Julius Evola). Ma questo non costituisce per me un problema.


(D)     In Italia c’è un vivacissimo fermento per la costante crescita del paganesimo, sia italico-romano, sia ellenico, sia celtico. Lei approva?
(R)     Certamente approvo – collaboro, anche, entro i limiti del mio possibile. Questo fermento esiste non solo nello spazio italiano ma in tutta l’Europa, nonché anche in Armenia e in Asia centrale. È mia opinione che tutto quanto sia diretto contro la ‘modernità’, che ha per radici portanti il monoteismo, è qualcosa di positivo.


(D)     A che libro sta lavorando?
 
(R)     Ho diverse ‘direzionali’ di lavoro. Una è la critica religiosa (Contro il monoteismo, La figura mostruosa), un’altra l’etnonazionalismo, quale presidente dell’associazione Identità e Tradizione dove collaboro con Federico Prati. Ancora, ho redatto studi di cultura generale e di geopolitica (Deformazione, Tre messe a punto, Tomás Funes). Ultimo ma non ultimo mi occupo di gnoseologia di indirizzo kantiano come è stata sviluppata da Hans Vaihinger e soprattutto da Hugo Dingler (Chronos, Sottomondo e sovramondo, Equilibrio antropocosmico, Cosmologia alternativa, Mondo aurorale, Fantasmi, Continenti perduti, Cesure epocali). Adesso sto lavorando su di un Non-A: saggio sul mondo psichico, che spero riuscire a finire per metà 2012. Anche se sono in pensione, il mio tempo disponibile è sempre piuttosto scarso.
 
 
 


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Alberto Bernardino Mariantoni è nato a Rieti, il 7 Febbraio del 1947. E’ laureato in Scienze Politiche e specializzato in Economia Politica, Islamologia e Religioni del Vicino Oriente. E’ ugualmente Master in Vicino e Medio Oriente. Politologo, scrittore e giornalista, è stato per più di vent’anni Corrispondente permanente presso le Nazioni Unite di Ginevra e per circa quindici anni sul tamburino di «Panorama». Ha collaborato con le più conosciute e prestigiose testate nazionali ed internazionali, come «Le Journal de Genève», «Radio Vaticana», «Avvenire», «Le Point», «Le Figaro», «Cambio 16», «Diario de Lisboa», «Caderno do Terceiro Mundo», «Europeu», «Evénements», «Der Spiegel», «Stern», «Die Zeit», «Berner Zeitung», «Il Giornale del Popolo», «Gazzetta Ticinese», «24Heures», «Le Matin», «Al-Sha’ab», «Al-Mukhif Al-Arabi», nonché «Antenne2», «Télévision Suisse Romande», «Televisione Svizzera Italiana», «Rinascita», «Nuovo Imperium», «Eurasia», etc. E’ esperto di politica estera e di relazioni internazionali, con particolare riferimento ai Paesi arabi e musulmani e dell’Africa centrale ed occidentale. Ha al suo attivo decine e decine di inchieste e di reportages in zone di guerra e di conflitti politici.
E’ autore di oltre trecento interviste ai protagonisti politici ed istituzionali dei Paesi del Terzo Mondo e della vita politica internazionale. Ha insegnato presso la Scuola di Formazione continua dei giornalisti di Losanna. E’ stato Professore invitato presso numerose Università Europee e Vicino-Orientali. Ha scritto: «Gli occhi bendati sul Golfo» (ed. Jaca Book, Milano 1991); «Le non-dit du conflit israélo-arabe» (ed. Pygmalion, Paris, 1992); con AA.VV., «Una Patria, una Nazione, un Popolo» (Herald Editore, Roma 2011); «Le storture del male assoluto» (Herald Editore, Roma, 2011). Dal 1994 al 2004, è stato Presidente della Camera di Commercio Italo-Palestinese. Nel 2009-2010, ha collaborato, come docente, con lo I.E.M.A.S.V.O - Istituto 'Enrico Mattei' di Alti Studi sul Vicino e Medio Oriente di Roma. Per maggiori informazioni, vedere: http://abmariantoni.altervista.org/ - http://abmariantoni.altervista.org/foto.htm

D. Dal 2008, il Mondo sta vivendo una crisi economica e finanziaria generalizzata senza precedenti. Per certi esperti, si tratterebbe di una crisi sistemica; per altri, invece, si tratterebbe di una semplice crisi ciclica del Capitalismo imperante. Qual è il suo punto di vista, in proposito? 

R. Più che parlare di “Mondo”, io parlerei piuttosto di una crisi che stanno vivendo un certo numero di Paesi dello “spazio economico” che include l’Italia e l’Europa, ed ugualmente gli USA ed il Giappone. Poi, per quanto riguarda la natura e la sostanzialità della crisi che stiamo subendo dal 2008 – conoscendo il modo di essere, di esistere e di agire che è insito nell’ “ideale” capitalista, nonché le finalità che ordinariamente persegue – posso senz’altro confermarle che, in tutti i casi, non si tratta affatto di una crisi di tipo straordinario. Ma di un’usuale situazione che rientra nella abituale logica, nell’ordinaria prassi e nel ricorrente funzionamento del Capitalismo medesimo. Un modo di “fare economia”, cioè, che prende origine da quella piccola ed apparentemente innocua idea malsana che è conosciuta, nel Mondo, con il nome di ideologia liberal-liberista (per maggiori dettagli, vedere: http://www.abmariantoni.altervista.org/economia/Liberismo_e_stupidita.pdf). Poiché, quando si parla di Capitalismo liberal-liberista, di ideologia si tratta, e non di economia! Ovviamente, nel corso di questa conversazione, avrò modo, diverse volte, di ritornare su questo argomento ma, per il momento, mi permetta di aprire una breve parentesi, per dare la possibilità al lettore di inquadrare il significato ed il senso di quella che solitamente chiamiamo “economia” (dal greco oikonomia  – oikos = casa e nomos = amministrazione – l’economia è soprattutto l’arte del ben gestire o del ben amministrare ciò di cui si dispone). Mi spiego. Quando molti anni fa iniziai a studiare l’Economia politica, il mio docente di allora, il prof. François Schaller dell’Università di Losanna, nella sua prima lezione di corso, ci indicò, tra le altre, due “chiavi di lettura” di questa materia. Dei parametri che personalmente ritengo siano fondamentali ed indispensabili, per dare modo a chiunque di individuare, circoscrivere, focalizzare e capire, una volta per tutte, il significato ed il senso dell’economia. La prima “chiave” che egli ci suggerì – e che sono felice, oggi, di condividere con il lettore – è la seguente: “Nessuno guadagna, ciò che un altro non perde”. La seconda – che ovviamente è complementare ed integrativa della prima – è questa: “La ricchezza non è un elastico. O ce l’ho io, o ce l’avete voi, o ce ne abbiamo un pezzetto ciascuno”. Una volta compresi questi principi di base, si capisce immediatamente che l’economia, intesa in senso capitalista – qualunque altra cosa vi possano continuare a raccontare sull’argomento, celebri o illustri  personaggi, da qualsiasi autorevole tribuna o da cattedre prestigiose – è sempre e comunque un’ideologia. E’ un credo, insomma, una fede, un convincimento filosofico o dottrinale che – dopo avere fissato il suo“ schema” soggettivo ed arbitrario, assoluto ed indiscutibile – tende invariabilmente ad incitare i suoi discepoli a tentare, con qualsiasi mezzo ed espediente, di manipolare e/o di violentare la realtà, per cercare di poterla fare “combaciare” con i termini teorici ed astratti della sua preventiva e preconcetta costruzione intellettuale. L’estrema pericolosità e nocività di questa ideologia per la società umana, risiede, in modo particolare, nella sua prassi quotidiana. Una prassi che, se volessimo riassumerla in un solo concetto, altro non è – parafrasando Karl Philip Gottfried (ou Gottlieb) von Clausewitz (1780-1831), nella sua opera, “Vom Kriege” o “Della Guerra” – che il semplice “prolungamento della guerra con altri mezzi”. Per giunta, con l’ignobile e vomitevole aggravante che il tipo di guerra che essa stessa preconizza e tende sistematicamente a privilegiare, è – parafrasando, in questo caso, Thomas Hobbes (1588-1679), nel suo “Leviathan” – “la guerra di tutti contro tutti”! Va da sé, dunque, che per i  più convinti seguaci o adepti del liberal-liberismo, i Popoli-Nazione e gli Stati – con la loro identità, indipendenza e sovranità – rappresentino il principale ostacolo che deve essere assolutamente rimosso ed eliminato sulla strada della loro ossessiva e maladiva ricerca del profitto per il profitto. Un’ultima precisazione. Come tutte le visioni ideologiche della vita e della Storia, l’ideologia liberal-liberista o “libero-scambista” che dir si voglia – nonostante sia stata più volte smentita e screditata (nel 1890; nel 1915; nel 1930) dal confronto che ogni volta ha avuto modo di avere con la realtà – possiede la particolarità di non accettare mai le sconfitte che subisce e di insistere caparbiamente nell’errore iniziale (errare humanum est, perseverare autem diabolicum…), in quanto – oltre a considerarsi l’unica portatrice della “verità” assoluta ed indiscutibile – tende ordinariamente a percepire il reale che ci contorna e ci ingloba, attraverso gli “occhiali deformanti” della sua “fede” e dei suoi dogmi, nonché illogicamente a pretendere che sia la realtà che debba inevitabilmente adattarsi ai suoi schemi preconcetti, e non l’inverso.  

D. E nel frattempo, continua a fare danni… Come mai, però, ogni volta, riesce comunque a rinascere dalle sue ceneri ed a ritornare in auge, come se fosse l’ultimo grido delle novità economiche? 

R.  Vede, senza dovere necessariamente rifare l’intera storia di quell’ideologia, diciamo, per riassumere, che l’ultima versione dell’idea malsana di cui stiamo parlando, è di nuovo riuscita a risorgere dalle sue ceneri – non perché nel Mondo, in qualche modo, se ne fosse economicamente sentito il bisogno, ma soltanto – grazie a tre situazioni storiche che l’hanno direttamente favorita e che nulla hanno a che vedere con l’economia: 1. la vittoria militare delle Potenze plutocratiche e reazionarie dell’Occidente nella Seconda guerra mondiale (guerra che esse stesse – come quella del 1914-1918 – avevano studiatamente ed interessatamente fomentato e scatenato); 2. il monopolio dell’informazione che gli USA sono riusciti ad imporre all’intero Pianeta, ed attraverso il quale, a partire dagli anni 1950/1960, hanno potuto facilmente ed interessatamente ricominciare a diffondere, come se nulla fosse accaduto prima, le “nuove” teorie liberiste della “scuola di Chicago” (Milton Friedmann, Feldstein, Moore, etc.), della “scuola della Virginia” (G. Tullock, Rothbard, David Friedman, etc.), nonché le “idee”, in proposito, di Friedrich August Von Hayek, James Buchanan, R.E. Lucas, J. Sargent, J.F. Muth, N. Wallace, etc.; 3. la caduta del “muro di Berlino” (9 Novembre 1989) ed il crollo dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS), nel 1992, che hanno inaspettatamente permesso agli Stati Uniti di ergersi ad unica Potenza militare planetaria, nel contesto di un Mondo unipolare.. E’ soltanto dall’inizio degli anni 1990, infatti, che il liberal-liberismo, dopo tutti i danni che già aveva provocato in passato, da semplice ed indimostrabile teoria ideologica quale è sempre stata, ha rincominciato a ritornare in auge e ad essere dogmaticamente imposto all’insieme dei Paesi del mondo come la sola “verità” economica assoluta ed indiscutibile, grazie soprattutto al concorso ed alla complicità volontaria ed interessata dei maggiordomi prezzolati, corrotti ed inamovibili della classe politica delle nostre Nazioni. Nella sua ultima versione, il liberal-liberismo è riuscito addirittura, con l’ausilio di tecniche imbonitrici molto più raffinate delle precedenti, ad “ipnotizzare” letteralmente la maggioranza delle élites dei nostri Paesi. Le quali, a loro volta, in completa contraddizione in termini con la realtà, sono riuscite a far credere all’uomo della strada che sia possibile e realizzabile una crescita economica infinita, all’interno di mondo finito quale è il nostro Globo terrestre. E per meglio riuscire a farlo credere (ai gonzi…), i principali settatori di questa ideologia si sono fortemente adoperati, attraverso una presunta ed elucubrata  “ingegneria finanziaria”, ad elaborarci una vera e propria “economia virtuale” o “derivata”: cioè, che deriva da quella reale, ma che non ha nessuna attinenza o correlazione con la prima, se non per danneggiarla, deteriorarla o affossarla. La danneggia, la deteriora e l’affossa, in quanto se l’investimento speculativo riesce a far credere di poter produrre maggiore profitto di qualunque altro investimento produttivo, nessuno sarà più invogliato a mettere un centesimo nell’economia reale, con le inevitabili e catastrofiche conseguenze che ci è dato di verificare e di subire nella vita di tutti i giorni. “L’economia virtuale”, inoltre, tendendo a creare della “ricchezza virtuale”, produce inevitabilmente, a sua volta, delle “bolle finanziarie” reali che – non solo scombinano e neutralizzano l’economia reale, ma quando “esplodono” – producono, nei confronti di quest’ultima e dell’ordinaria vita dei cittadini, soltanto crisi e recessione, a ripetizione. E’ ciò che io chiamo una delle truffe più flagranti e scandalose del nostro tempo. Non è vero, infatti, che le crisi e le successive recessioni che i diversi Paesi del mondo subiscono ciclicamente da più di due secoli, siano degli “incidenti di percorso”, per giunta imprevisti o semplicemente provocati dalla cosiddetta speculazione finanziaria internazionale (come se quest’ultima fosse un “marziano” che, di tanto in tanto, scenderebbe sulla Terra, giusto per romperci le “uova” nel paniere!), ma l’ordinario, previsto ed indispensabile itinerario che il Capitalismo economico e finanziario, di stampo liberal-liberista, è obbligato incessantemente a percorrere, per tentare, ogni volta, di riuscire a mantenere i suoi abituali livelli di profitto e, se l’occasione si presenta, ad aumentarli in maniera esponenziale. In altre parole, quando uno spazio economico di produzione e di sfruttamento incomincia a saturarsi, i “gentlemen” di cui sopra, spostano altrove le loro “biglie” ed iniziano a mettere in aperta e sleale concorrenza il nuovo spazio economico con il precedente. E’ ciò che volgarmente chiamiamo la globalizzazione, le delocalizzazioni, i movimenti di capitali selvaggi da una borsa all’altra, etc. Come ho cercato di spiegare più volte nel corso dei miei interventi su questo argomento, il Capitalismo liberal-liberista agisce nei confronti dei diversi Spazi economici del mondo, come l’andirivieni inarrestabile ed incessante delle maree: vale a dire, ruba qui e porta lì; poi, ruba lì e porta qui; dopo ancora, ruba di nuovo qui e porta di nuovo altrove; etc. All’infinito! 

D. Ma allora, in definitiva, tutte le chiacchiere che ogni giorno ci propinano sulla crisi generalizzata che staremmo vivendo e che rischia di trascinarci tutti nel baratro, con i  vari corollari del possibile default dei nostri Stati e delle nostre banche, nonché degli inevitabili sacrifici che dobbiamo assolutamente fare per uscirne, sono tutte balle?  

R. Certo che sono balle! E’ la classica, proverbiale e farsesca rappresentazione da “Circo Togni”… Un circo dove le fandonie in questione sono quotidianamente recitate a soggetto e con il massimo “impegno professionale” da quei pagliacci della nostra casta politica-politicante che, al Governo, come all’opposizione, per meglio riempirsi le tasche a livello personale, continuano a gestire il Paese, per conto terzi (banche + finanza internazionale), nonché a danno e pregiudizio dei cittadini che pretendono rappresentare e tutelare. Quelle balle, come l’avrà senz’altro intuito, servono unicamente per stressarci, demoralizzarci, dividerci e disorientarci. Servono a distoglierci dalle reali intenzioni del liberal-liberismo e dalle effettive problematiche del Paese e, quindi, a farci volontariamente o obtorto collo trangugiare la “pillola” della recessione manovrata, per dosi omeopatiche successive e sempre più intense, per impedirci di potere immediatamente, collettivamente e violentemente reagire. Questo, fino ad estenuarci, convincerci a cedere per gradi e farci accettare, alla fine del “tunnel”, come male minore, i medesimi standard di vita che esistevano in Cina o nell’India, fino a qualche anno fa. Quando saranno riusciti a persuaderci che, per sopravvivere, dovremo necessariamente eguagliare quei livelli di vita (cioè, per fare un esempio, 18 o 20 dollari mese per il salario medio, e 100 o 150 dollari, per i tecnici specializzati o i quadri burocratici ed amministrativi), i “signori” di cui sopra rimetteranno in moto la loro furbesca e truffaldina “macchina” sfrutta-popoli e tenteranno di fare con la Cina e l’India ciò che, oggi, stanno facendo con l’Europa e, con minore accanimento e veemenza, nei confronti degli Stati Uniti, del Giappone e di alcuni Paesi del Sud-Est asiatico. Tenteranno, cioè, di rubare di nuovo lì, per riportare i loro investimenti in Occidente. Questo, ovviamente, è uno dei metodi, che i suddetti delinquenti in camicia e cravatta utilizzano per cercare di mantenere o di aumentare i loro profitti e, dunque, riuscire a prolungare sine die il loro potere di sfuttamento, di usura e di estorsione sul Mondo. L’altro metodo (quasi sempre complementare al primo) essendo quello di applicarsi – direttamente o indirettamente – a scatenare guerre o disordini generalizzati, ufficialmente incontrollabili, in tutti quei Paesi dove essi stessi – non soltanto sono in grado di far perdurare quelle situazioni d’eccezione per tempi lunghissimi (Viet-Nam, Afghanistan docent!), ma dove ugualmente – possono gratuitamente ed impunemente (in nome dei “principi” e della “morale”, dei “diritti dell’uomo” e della “democrazia”… e con la scusa di indispensabili ed improrogabili “cambiamenti” di regime) mettere le loro sporche mani, grondandi di sangue e di rapina, sulle specifiche risorse di Paesi produttori di petrolio, come l’Iraq o la Libia e, domani, quasi sicuramente della Siria e dell’Iran.  

D. Sulle reiterate “fregature” che il liberal-liberismo ci starebbe attualmente dando, ci potrebbe fornire qualche prova tangibile?? 

R. Certamente! Prendiamo tra le infinite prove disponibili, quelle più lampanti ed immediatamente comprensibili. Il 13 Ottobre scorso, il Presidente Napolitano, a Genova, dichiarava: “L’Italia deve investire in politica industriale”. Ora, pur ammettendo, per pura ipotesi, che l’Italia lo possa veramente fare, la nostra Industria come potrebbe davvero riuscire a rendere i suoi prodotti concorrenziali, rispetto a quelli, di simile qualità, che provengono dalla Cina, dall’India o dalla Turchia, dove i costi fissi e variabili delle imprese di quei Paesi – che incidono considerevolmente sul prezzo finale di vendita – sono, come minimo, inferiori di almeno i due terzi, nel confronto con i nostri? Vede, se io le dicessi che si può tranquillamente comparare un cavallo con un cavolo, oppure un traliccio della luce con un piatto di pasta, o ancora un cappello di paglia con un aratro, lei che cosa mi risponderebbe? Mi risponderebbe che – se non sto scherzando – sono sicuramente un pazzo, un bugiardo o un volgare impostore. Come mai, però, quando il personaggio di cui sopra, per far “contenti” (e coglionati…) gli operai genovesi lascia intendere loro che farà tutto il suo possibile per facilitare il “rilancio dell’industria italiana” (omettendo ovviamente di precisare loro che – per scelta politica, per convinzione personale e per lo stesso ruolo istituzionale che ha accettato di svolgere – è senz’altro favorevole alla globalizazione ed al mantenimento dei “vantaggi economici” del libero scambio tra Paesi di diverso tenore di vita e differente regolamentazione giuridica e sociale), nessuno si accorge della truffa che si cela dietro a quelle parole? L’economia, vede, come la vita di tutti i giorni, insegna che si possono comparare soltanto le cose comparabili. A maggior ragione i Paesi. E quando non se ne tiene conto (o si fa finta di non saperlo!), è assolutamente prevedibile ed inevitabile che – nel contesto di un qualsiasi libero mercato tra spazi economici disuguali – i prezzi tendano ad allinearsi su quelli più alti, ed i salari su quelli più bassi! Come potrebbe essere possibile, infatti, riuscire, da un lato, a rilanciare la nostra industria nazionale e, dall’altro, pretendere di dovere continuare a metterla in concorrenza, con la produzione di Paesi dove il salario medio dell’operaio-schiavo, come abbiamo visto, non supera i 18/20 dollari al mese, e dove non esiste per giunta nessuna protezione giuridica, sindacale, ospedaliera, infortunistica e sociale per i lavoratori? E questo, senza dovere correre il rischio di privilegiare apertamente, nello scambio, i suddetti Paesi produttori e penalizzare pesantemente ed ingiustamente i nostri? Prendiamo un altro argomento. In Italia, diverse forze economiche e sindacali ci dicono: “Rilanciamo l’industria dell’automobile”… Ammettiamo, sempre per ipotesi, che lo si possa realmente fare. Magari, soltanto per il nostro mercato nazionale. E per facilitare quel “rilancio” – invece di far pagare quelle automobili, magari a prezzi bassissimi – si riuscisse addirittura a regalare un milione di vetture (tanto per cominciare…) ai primi Italiani che le reclameranno. A quel punto, dove le parcheggeremmo? E come potremmo riuscire ancora a circolare sulle nostre strade, visto che già, all’ora attuale, non riusciamo più a farlo? Cerchiamo di analizzare, ora, altre prove. Per rendersi conto della non volontà del Sistema di impegnarsi seriamente a risolvere i problemi che angosciano insopportabilmente la nostra Nazione, pensiamo, per averne un esempio, alla vergognosa e cialtronesca classe politica italiana (di qualsiasi tendenza politica, al governo, come all’opposizione) che da nota e prezzolata imbonitrice del “popolo sovrano” – benché sappia perfettamente che non può e non deve fare nulla, per evitarci la recessione – si permette quotidianamente il lusso di venire a fare la “passerella” in televisione ed a prenderci letteralmente per i fondelli, raccontandoci compitamente che per sormontare la crisi e rilanciare la nostra economia “bisognerebbe fare questo”, “bisognerebbe fare quest’altro”, “bisognerebbe fare quell’altro”, bisognerebbe, bisognerebbe, bisognerebbe… Ma dico, come mai nessun giornalista di regime – che ordinariamente assiste, in TV, a quelle loro farsesche rappresentazioni, non si accorge di quella loro flagrante presa in giro dei telespettatori e, magari, ha il coraggio di dire loro: ma brutti mascalzoni incalliti e patentati che non siete altro, chi, dunque, lo dovrebbe fare ciò che affermate che dovrebbe essere fatto, visto che voi e soltanto voi, e non certo “altri”, siete stati votati ed eletti per andarlo effettivamente a fare? Prendiamo un altro argomento…  Ultimamente, la BCE da ordinato al Governo italiano, ovviamente con una lettera raccomandata e confidenziale in inglese! (http://www.voltairenet.org/Letter-of-the-European-Central) – qui di seguito, la traduzione in italiano (http://www.corriere.it/economia/11_settembre_29/trichet_draghi_italiano_405e2be2-ea59-11e0-ae06 4da866778017.shtml?fr=correlati) – di anticipare il pareggio di bilancio dello Stato; di abolire le Province; di decurtare i salari dei dipendenti pubblici; di alzare l’età di pensionabilità per i cittadini; di vendere gli immobili e le proprietà demaniali dello Stato, nonché le partecipazioni azionarie che quest’ultimo possiede in diverse imprese italiane; di privatizzare le aziende municipalizzate; di praticare ulteriori tagli alle spese pubbliche (difesa, interni, ricerca, scuola, sanità, enti locali, etc.); di privatizzare ciò che ancora resta dell’industria strategica nazionale. Inoltre, in aggiunta a quanto sopra, il Sig. Mario Draghi, nella sua ultima conferenza stampa come Governatore della Banca d’Italia (prima di assumere la carica di prossimo Governatore della BCE) ha addirittura “consigliato” al Governo italiano, di reintrodurre l’ICI sulla prima casa. Allo stesso tempo, però, la medesima BCE – che da un lato ci obbliga a fare degli immensi sacrifici, dall’altro – ha l’incredibile faccia tosta di annunciare, con tanto di strombazzamento mediatico, un piano di stanziamento di circa 300 o 400 miliardi di euro (o di carta straccia?) per ricapitalizzare le banche (al momento, 3 banche europee su 4 necessiterebbero di essere ricapitalizzate!), nonché qualcosa come 2.000 o 3.000 miliardi di euro, per costituire un “fondo salva Stati” ed evitare il loro eventuale default. Ma come, mi chiedo io, in Italia ed in Europa, gli Stati e le banche affermano di non avre più un becco di un quattrino per sostenere le imprese o la povera gente che non arriva più nemmeno al 15 del mese per tentare di sbarcare il suo lunario, e la BCE, che è una banca privata come le altre, disporrebbe di tutti quei miliardi, per riuscire a salvare gli Stati e le altre banche? Ma per favore! Vede, Sig. Lamonica – a parte il fatto che non si sa dove la BCE potrebbe prendere quei soldi e, soprattutto, chi sarà realmente costretto a finanziarli e sborsarli – l’economia, non è la fantascienza. Due più due, in economia (quella reale, ovviamente!), fanno, e faranno sempre, quattro. E questo, nonostante i bei “racconti” che ognuno continua a declamarci sull’argomento! Ora, se io le dicessi che è economicamente possibile avere la botte piena, la moglie ubriaca ed i soldi del vino e della botte in banca, con l’aggiunta pure di qualche spicciolo in tasca per andare al cinema o al bar, lei che cosa mi risponderebbe? Senz’ombra di dubbio, mi risponderebbe – come sopra – che, se non sto raccontandole una barzelletta, ho delle forti possibilità di essere un matto o un imbroglione. Ed avrebbe ragione di farlo, in quanto, con il semplice buonsenso e senza bisogno di essere laureati in economia presso la Harvard University, ognuno capirebbe che sono delle procedure che per forza di cose, in economia, tendono inevitabilmente ad escludersi a vicenda. In altre parole, o ho la botte piena, o ho la moglie ubriaca, o ho i soldi del vino e della botte in banca, con magari qualche spicciolo in tasca per i miei svaghi o divertimenti. Come mai, allora, quando, da un lato, ci obbligano a decurtare le spese, i salari, le pensioni, ridurre i dipendenti pubblici, licenziare il personale delle aziende, etc.; e simultaneamente, dall’altro, ci impongono di fare dei “piani di rilancio dell’economia”, nessuno si accorge della truffa che si cela dietro quelle frottole? Come potrebbe essere possibile, infatti, rilanciare il processo produttivo di una Nazione, se la maggior parte dei suoi cittadini-consumatori non sono più in grado di disporre nemmeno del minimo vitale per continuare a viveve e, quindi, favorire direttamente o indirettamente quel “rilancio”, con il loro consumo, la produzione industriale ed allo stesso tempo, per potersi assicurare un qualsiasi lavoro? E gli Stati, come potrebbero mettere in piedi degli effettivi e concreti piani di rilancio dell’economia, senza aumentare ulteriormente il debito pubblico (o accrescere le tasse!), quando ognuno sa benissimo che questi ultimi per potere svolgere i loro compiti istituzionali o finanziare la spesa pubblica, sono costretti – emettendo BOT o CCT (che altro non sono che dei “pagherò”, con tanto di interessi da saldare alla scadenza!) – a chiedere quotidianamente in prestito dei soldi da banche private (la Banca d’Italia e la BCE questo sono!) o, ancora peggio, sul “mercato libero dei capitali”, provocando così un inestinguibile debito pubblico che è regolarmente “trasferito” sulle spalle del contribuente che, come sappiamo, è già super-oberato di innumerevoli e gravose tasse? Tasse e sacrifici che non servono affatto a cercare di estinguere gli iperbolici montanti del debito interno che ogni giorno che passa diventano più astronomici ed esponenziali, ma semplicemente – per permettere agli Stati di poterci puntualmente pagare gli ordinari interessi sul debito, agli usurai di cui sopra! E se anche gli Stati, come ci “consiglia” la BCE, riuscissero – vendendo l’insieme dei “gioielli di famiglia” industriali e demaniali che posseggono (dopo cosa venderanno?) – ad azzerare momentaneamente il loro debito pubblico, come potrebbero simultaneamente continuare a finanziare, a partire dal giorno dopo, il loro abituale funzionamento e la spesa pubblica, nonché rilanciare la “macchina” economica e produttiva dei loro Paesi, senza dovere essere obbligati ad indebitarsi di nuovo con i “soliti noti”? Nessuno lo sa: misteri della “fede” liberal-liberista… Ecco perché l’ora mi sembra venuta, per i cittadini italiani ed europei, di fare seriamente il punto della situazione e di porsi calmamente queste domande: che vogliamo fare, ci teniamo il Capitalismo liberal-liberista così com’è, con la sua continua e costante sequela di “maree” di rapina, e – smettendola una buona volta di lamentarci e piangerci vicendevolmente addosso – ci mettiamo tranquillamente l’animo in pace, nella speranza che, un giorno, certi delinquenti, con l’intervento di qualche “miracolo”, possano diventare, magari dei filantropi? Oppure, proviamo, tutti assieme, a cercare di liberarci – costi quello che costi – sia da quel mostro abominevole che ci sfrutta, ci taglieggia e ci opprime ad ogni pie’ sospinto, che dai noti e bene identificati favoreggiatori e manutengoli della casta politica dei nostri Paesi che gli facilitano quotidianamente le imprese, per cercare collegialmente di ricreare – in piena libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità – le condizioni naturali di una società civile e politica a misura umana? Ai cittadini d’Italia e d’Europa, la risposta! 

D. Secondo lei, per potere permettere ai cittadini italiani ed europei di rispondere adeguatamente alla prepotente e strafottente tirannia del liberal-liberismo ed alle sue infinite e reiterate rapine, il Marxismo potrebbe ancora essere l’antidoto o l’eventuale contrappeso? 

R. Molto spesso, quando si parla di Marxismo, buona parte dell’opinione pubblica dei nostri Paesi è portata a credere che si tratti di un’ideologia anti-capitalista. Invece, come ebbe giustamente ad affermare, già nel suo tempo, il sindacalista Angiolo Oliviero Olivetti (1874-1931), “il marxismo, in un certo senso, appare come la negazione del liberalismo, ma è una negazione di pura dialettica. In realtà, l’uno completa l’altro ed, a guardarli da vicino, il liberalismo ed il marxismo sono le due facce di un stesso sistema, la faccia concava e la faccia convessa, l’azione e la reazione, entrambe contenute nel cerchio limitato di un identico sistema di forze” (Annuaire 1928, n. 1, Social Editions, Bruxelles, 1928, pag. 96). Purtroppo, come lei ben sa, l’uomo della strada ha la memoria corta. E sarebbe inutile cercare di rammentargli che il Marxismo – ma ugualmente i medesimi Marx e Engels (già nella loro opera, “l’Ideologia tedesca”), Lenin (Vladimir Ilitch Oulianov), Trotzkij (Lev Davidovic Braunstein), Antonio Gramsci (in particolare, nel fascicolo 22, V, del 1934, dei suoi “Quaderni del carcere”), Palmiro Togliatti (nei suoi discorsi da radio Mosca), Elio Vittorini (nell’Antologia Americana), etc. (per saperne di più su questo argomento, vedere: http://www.claudiomutti.com/index.php?url=6&imag=2&id_news=82) – non è mai stato anti-capitalista, nel senso che oggi lo intendiamo o potremmo concepirlo. Anzi, si può tranquillamente affermare, senza tema di essere smentiti, che il Marxismo è sempre stato intrinsecamente ammirativo ed elogiativo del sistema di produzione capitalista. In particolare, per le tecniche socio-industriali messe in atto negli USA dal taylorismo e dal fordismo. Per poterlo scoprire e rendersene conto, è sufficiente riferirsi alle ricerche dello storico statunitense Thomas P. Hughes. Quest’ultimo, infatti – nel suo American Genesis: A Century of Invention and Technological Enthusiasm 1870-1970,  2nd ed., The University of Chicago Press, Chicago, 2004 – fornisce al lettore numerosi e sbalorditivi dettagli sull’ampio ed entusiasta connubio che si era stabilito, negli anni 1920/1930, tra l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) ed alcuni settori del Capitalismo Yankee. In quello stesso periodo, infatti, lo stesso Stalin (Iosif Vissarionovič Džugašvili) non esitò affatto ad invitare a Mosca, a spese dei Soviet, una serie di esperti americani per fare istruire le maestranze del suo Paese alla tecnica delle catene di montaggio, nonché commissionare direttamente ad alcune imprese statunitensi, una larga parte delle strutture industriali e delle infrastrutture civili dell’allora URSS. Ovviamente, se questo banale esempio non bastasse per illustrare la naturale affinità che è sempre esistita tra Marxismo e Capitalismo, è sufficiente riferirsi alla Cina comunista di oggi: il primo e più sfrenato Paese liberal-liberista del nostro Pianeta, con la bandiera rossa comunista ben piantata a piazza Tien'anmen, a Pechino!  

D. Come mai? E come spiega quella contraddizione in termini di quell’ideologia? 

R. Vede, chi ha avuto modo di approfondire l’opera marxiana, sa perfettamente che il buon Karl Marx non era affatto un economista, ma un eccellente e validissimo sociologo. Un intellettuale, cioè, che ha effettuato una magistrale e dettagliata analisi della società del suo tempo e, a mio giudizio, una superba ed ineguagliabile descrizione dei meccanismi economici e dei fenomeni sociologici che tendevano a contraddistinguerla. Semplifico… ma Karl Marx, da buon sociologo – non possedendo una sua specifica formazione in economia, né una sua particolare sensibilità o intuizione in quella materia – non poteva e non avrebbe potuto, in nessun caso, rimettere completamente in discussione i sistemi economici della sua epoca storica, né tanto meno riuscire ad “inventarne” uno di sana pianta. Allora che ha fatto, il nostro Marx? Ha semplicemente preso per buone le “idee economiche” che, prima di lui, avevano già teorizzato, sia Adam Smith (da cui, addirittura, riprenderà integralmente la teoria del “valore lavoro”…) che David Ricardo. Per capire quello che sto affermando, poniamoci queste domande: nell’insieme dei suoi scritti, Karl Marx ha mai rimesso realmente in discussione il sistema di produzione capitalista? Ha mai contestato i tre fattori della produzione che, secondo i liberal-liberisti (e parimenti per i marxisti, anche oggi!), sono – ed ancora continuano ad essere… (purtroppo!) – il capitale, la tecnologia ed il lavoro umano? (Roba da pazzi: come se l’essere umano potesse, in qualche modo, essere paragonato ad un “tornio” o ad un “cassetto di soldi”!). Ha mai dichiarato, ad esempio, che il Lavoro è uguale al Capitale? Ha mai reclamato che le maestranze potessero ottenere – oltre che la loro partecipazione nei consigli d’amministrazione – la ripartizione degli utili netti all’interno delle imprese in cui lavorano? Ha mai preteso che l’essere umano – da semplice oggetto o “forza lavoro” – fosse considerato, non solo il soggetto di quella produzione, ma ugualmente lo scopo principale ed il fine logico dell’economia? A me non è sembrato… Anzi – come ebbe a confermare, a più riprese, il suo fedele compagno Friedrich Engels – si può tranquillamente affermare che Marx, intimamente convinto del ben fondato economico del “sistema di produzione capitalista” ed, allo stesso tempo, disgustato e preoccupato per le ingiustizie ed i drammi umani e sociali che quest’ultimo continuava a generare, da buon “umanista” quale egli era (non dimentichiamo, infatti, le sue intense ed approfondite letture di Democrito, Epicuro, Spinoza ed Aristotele, nonché la sua intima ammirazione/disapprovazione per Hegel e la sua malcelata affinità con le idee di fondo di Feuerbach!), pensò bene di “salvare capra e cavoli”, limitandosi esclusivamente a reclamare – non la fine del Capitalismo, ma – la semplice abolizione della proprietà privata dei suoi mezzi di produzione. Ecco, dunque, in qualche riga, la “grandissima”, “pericolosissima” e “strabiliante” idea “rivoluzionaria” (insieme con la dittatura del proletariato…) che continua ad emanare dalle sconfinate pagine della monumentale opera marxiana! Per buttarla sur ridere, potremmo dire che il buon Marx, dopo essersi follemente innamorato del “capitalismo”, ed avendo constatato che quel suo “amore” sotto sotto gli metteva le corna (cioè, creava drammi umani ed ingiustizia sociale), non trovò altro metodo – per cercare di “calmarlo” e ridurlo alla “ragione”, nonché poterselo comunque tenere ben stretto sul cuore – che quello di amputarsi volontariamente il “pisello” (vale a dire, l’iniziativa privata che è il “motore” del capitalismo), nel vano e farlocco tentativo di riuscire a trasformare quella volgare ed incallita “meretrice”, in una saggia, morigerata e fedele educanda da “manuale delle marmotte” di Disney! Risultato: dovunque il Marxismo è andato al potere ha invariabilmente creato miseria. Ivi compreso in Paesi come l’ex-URSS o l’attuale CEI che continua ad essere, da un punto di vista merceologico e minerealogico, uno dei più ricchi del nostro Pianeta. Questo, per la semplice ragione che, invece di cercare di sanare pragmaticamente il “male capitalista” che affliggeva quelle società, si è semplicemente intestardito a somministrare dogmaticamente una “medicina” (il marxismo) che era di gran lunga peggiore e più funesta della “malattia” che pretendeva curare. Allora, dobbiamo ancora chiederci, per quale ragione il Marxismo non è mai stato e non sarà mai in grado di essere il reale antagonista ed il possibile affossatore del Capitalismo? 

D. La risposta all’arroganza ed alle rapine del Capitalismo, potrebbe venire dal movimento dei cosiddetti Indignati?   

R. Ho i miei dubbi… Soprattutto, quando sento i vari Obama, Soros, Draghi, Ban Ki-moon… dichiarare pubblicamente che la gente ha “ragione” (sic¨) di protestare e di manifestare contro la crisi economica che sta attanagliando i Paesi dell’Occidente. Pur aggiungendo, però, un attimo dopo, le rituali e moralistiche parole di ferma condanna per le violenze che alcuni dimostranti hanno praticato. Attenzione, non dico che la popolazione dei nostri Paesi, ridotta ormai sul lastrico dalle gangsteristiche e vili rapine liberal-liberiste, non abbia ragione di esprimere in qualche modo la sua rabbia. Dico semplicemente che il metodo che ha incominciato ad utilizzare (e non mi riferisco alle violenze!), per far sentire il suo dissenso contro l’attuale Sistema, a me sembra fondamentalmente sbagliato. Chi come me, infatti, ha vissuto gli anni 1968-1980, sa perfettamente che non serve praticamente a nulla organizzare delle proteste collettive con delle adunate oceaniche e dei cortei chilometrici. Il Sistema che ci opprime, infatti – che non è affatto composto e gestito da imbecilli – ha appreso, già da quegli anni, come potersi difendere e contrattaccare nei confronti di qualsiasi tipo di contestazione. Lo scenario di base, infatti, ieri come oggi, continua ad essere sempre lo stesso. E la manifestazione di Roma del 15 Ottobre scorso, all’insaputa della maggiorparte dei veri manifestanti, non è stata altro che una delle tante, attese e previste repliche dell’abituale e monotono “teatrino” di sempre! Come il solito, infatti, centinaia di migliaia di manifestanti pacifici (e quasi sempre non organizzati) si radunano in qualche luogo. Incominciano ad inscenare la loro giusta protesta, magari con un corteo. Poi, tutto ad un tratto, come per incanto, ecco sorgere dal nulla dei provocatori mascherati e ben organizzati (oggi, li chiamano Black Bloc…) che, come da copione, incominciano a spaccare, rompere, incediare, bastonare, etc., Al punto tale che la Polizia – per cercare di “proteggere” i cittadini inermi – si vede “costretta” ad intervenire con altrettanta violenza (ma soltanto contro i pacifici dimostranti, s’intende!), mandando praticamente all’aria (o screditare fortemente) – con quel loro intervento – il significato ed il senso dell’iniziale manifestazione di protesta. E guarda caso, ogni volta, ieri come oggi, senza che nessuno degli effettivi responsabili di quelle violenze gratuite venga mai interpellato, arrestato, identificato. Curioso, no? E se quei Black Bloc – come i provocatori di tanti anni fa – fossero unicamente dei “contractors” che, come negli “anni di piombo”, preferiscono segretamente agire in nome e per conto del Sistema che lasciano ufficialmente intendere di volere sicuramente combattere? Difficile dirlo! Se così fosse, però, il Sistema, con quel suo eventuale e super-conosciuto stratagemma, avrebbe simultaneamente preso quattro “piccioni” con una sola “fava”! Avrebbe, cioè, ieri come oggi, screditato i dimostranti iniziali di quella manifestazione e messo in secondo piano i reali motivi della loro protesta; avrebbe ugualmente persuaso una parte dei partecipanti al corteo, a non infilarsi più in certe pericolose avventure. Avrebbe parimenti convinto il “popolo bue” (che ordinariamente resta passivo o attendista al balcone di casa sua ad osservare gli avvenimenti che si svolgono sotto le sue finestre) che è senz’altro meglio continuare a “stringere la cintura” e seguitare a pagare quel che c’è da pagare, piuttosto che incoraggiare o subire le violenze che risultano da quel genere di proteste; Infine, avrebbe altresì avuto l’occasione (come poi ha fatto o sta facendo!), per irrigidire ancora di più la sua legislazione repressiva e fare arrestare e perquisire, al passaggio, un certo numero di “teste calde” (che comunque esistono nel nostro Paese!), ma che nulla hanno a che fare o a che vedere con quella manifestazione, né con le specifiche violenze che “altri”, a quanto sembra, hanno liberamente praticato. In tutti i casi, tanti anni fa, era quasi sempre questo il triste e monotono scenario della maggior parte delle manifestazioni anti-Sistema che si svolgevano nel corso della “gloriosa” epoca democristiana. Ieri come oggi, infatti, l’importante, per il Sistema, è che esso stesso continui a restare in “sella”, come prima e meglio di prima. E che dire dell’altro possibile scenario che potrebbe risultare da un’oggettiva imposssibilità, per i provocatori di turno, di svolgere il loro “lavoro”? Il Sistema, ieri come oggi, non potrebbe che esserne felicissimo. Quest’ultimo, infatti, con l’appoggio incodizionato dei Media embedded che sono ordinariamente al suo servizio – non riuscirebbe soltanto a mettere un’ampia e ben preordinata “sordina” agli eventuali clamori di quella manifestazione, ma addirittura – arriverebbe a farla perfino inquadrare ed “ingurgitare” dall’opinione pubblica, come la solita e sconclusionata protesta “bon enfant” di qualche migliaio di sfaccendati o di fannulloni.   

D. Ma allora, i cittadini defraudati e burlati da questo Sistema che cosa dovrebbero fare per avere una qualunque speranza di potersi liberare dalle tentacolari e venefiche spire dell’Idra di Lerna del Capitalismo liberal-liberista?  

R. A mio giudizio, sarebbe necessario, prima di ogni altra cosa, prendere individualmente e collettivamente coscienza del fatto che noi cittadini che subiamo quotidianamente le prevaricazioni, le vessazioni e le ingiustizie dell’attuale Sistema – al di là delle nostre rispettive storie personali, delle nostre individuali preferenze politiche o partitiche o religiose, dei nostri specifici punti di vista e delle nostre distinte e variegate “fisse” ideologiche o dottrinali – siamo tutti prigionieri della medesima “gabbia”: quella che, da 66 anni, è stata voluta, predisposta, allestita e tenuta in quotidiana e funzionale efficienza dai nostri cosiddetti “liberatori”. In secondo luogo, sarebbe indispensabile che ci rendessimo finalmente conto che – fino a quando non verrà risolto il problema centrale del recupero o della riconquista della libertà, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione e della sovranità politica, economica, culturale e militare del nostro Stato – qualsiasi altra battaglia politica, economica, sociale e culturale, individuale o collettiva, per tentare di cambiare qualcosa alla degradante ed umiliante situazione di asservimento e di sfruttamento in cui vive il nostro Paese, è tempo perso. In terzo luogo, dovremmo ugualmente capire che – per potere riuscire a liberarci dalla suddetta “gabbia” e ridare libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare al nostro Paese – abbiamo necessariamente bisogno di unire (e non dividere o continuare a frazionare…), l’insieme delle forze che si oppongono alla disonorevole ed avvilente sudditanza della nostra Nazione da potenze straniere e/o da organismi sopranazionali.  

D. Per fare che cosa?  

R. Per cercare di organizzare una vera e propria RIVOLUZIONE (etimologicamente, dal verbo latino revolvo, is, revolvi, revolutum, revolvere che significa: rivoltare, nel senso di ribaltare completamente). Una RIVOLUZIONE NAZIONALE, POPOLARE, SOCIALE E PACIFICA, MA SEMPRE E COMUNQUE UNA RIVOLUZIONE: qualcosa, cioè,  che – con la strategia dell’aggregazione individuale, orizzontale, molecolare ed esponenziale e la tattica della continua e costante disobbedienza civile collettiva – dovrebbe senz’altro riuscire a mettere in scacco il Sistema che ci opprime, creando simultaneamente i presupposti di nuove sintesi ideali e di un’effettiva e tangibile rerum mutatio o completa mutazione della situazione. Dipende esclusivamente da ognuno di noi. Nessuno, infatti, ci regalerà mai i beni più preziosi che un Popolo-Nazione possa possedere: la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare. O proviamo, tutti assieme, a riconquistarci quei “beni” con le nostre forze; o continuaiamo a rimanere impotenti, signoreggiati e schiavizzati ad vitam aeternam, all’interno della “gabbia” che conosciamo. A noi la scelta.Tertium non datur!


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