LE ‘NOSTRE’ PAROLE DI ZARATHUSTRA

Postato da Admin il 08 SET 2011

"L’editio sincera di Nietzsche, la collezione “Alter ego” di Ar, che ospita i testi del grande filosofo tedesco con l’originale a fronte, è giunta alla prova decisiva: la versione dello Zarathustra. Opera da far tremare le vene e i polsi per la profondità teoretica, per la purezza stilistica, per il labirinto di echi e rimandi in essa contenuti (illuminati con sorprendente virtuosismo dal Curatore). Il volume (di 590 pagine) vedrà la luce tra qualche mese, ma, data la sua importanza, vi proponiamo di divenirne già sottoscrittori da ora.

LE "CENTURIE NERE" PRECURSORI RUSSI DEL FASCISMO?

Postato da Admin il 28 giu 2011

"Il Fascismo non è nato in Italia e in Germania. Ebbe la sua prima manifestazione in Russia, col movimento dei “Cento Neri”, completo già all’inizio del 900 nelle sue azioni e nei suoi simboli: la violenza politica, l’antisemitismo feroce, i neri stendardi col teschio. “Maurizio Blondet in -Complotti- (Il Minotauro, Milano, 1996, pag.83)...

Steno Lamonica intervista Silvia Valerio

Postato da Admin il 07 SET 2011

Silvia Valerio, ha pubblicato nel 2010 il libro “C’era una volta un presidente”, la fabula milesia dei suoi diciott’anni. Tutt’attorno, eroi, prove, comparse, antagonisti, e qualche apokolokyntosis. "L’invidia… talvolta, in uno di quelli che volgarmente chiamano trip mentali, vedo di fronte a me una nuova versione del Giudizio Universale, un po’ psichedelica e sadica, dove Dio, o chi per lui, affossa ed esalta in base alle reazioni delle anime di fronte a un’opera di Botticelli. Lo so, sono rimasta scioccata da chi al liceo sosteneva che Botticelli i piedi li disegnasse male."

COME IL MONDO ANTICO È DIVENTATO CRISTIANO

Postato da Admin il 27 Set 2011

"Da parte di diversi autori è stato osservato che il cristianesimo si è potuto diffondere con relativa rapidità nel mondo antico, incontrando relativamente poca resistenza, in una maniera che è stata paragonata a un contagio, un'epidemia le cui cause sembrano in qualche modo misteriose, nonostante la sua evidente carica di sovversione e dissoluzione nei confronti del mondo e della cultura antichi.

La Spagna tra Goti Arabi e Berberi in uno degli ultimi scritti di J.A.Primo De Rivera

Postato da Admin il 21 Ott 2011

Ebbe a scrivere Maurice Bardeche in “Che cosa è il Fascismo” (Volpe, Roma, 1980, pag.47) “Il solo dottrinario di cui i fascisti del dopoguerra accettano le idee all’incirca senza restrizioni, non è né Hitler né Mussolini, ma il giovane capo della Falange, il cui destino tragico lo sottrasse all’amarezza del potere ed ai compromessi della guerra”, Frase bellissima come tante altre nel libro del Bardeche, ma che non ha mai completamente convinto chi scrive.(1).

Intervista al prof. Sandro Consolato

Pubblicato da Admin il 13:52 1 commenti
di Steno Lamonica
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Il professor Sandro Consolato dirige “La Cittadella”(http://www.lacittadella-web.com/), rivista di studi storici e tradizionali fondata da Salvatore Ruta nel 1984, che dal 2001 viene pubblicata in una veste grafica più prestigiosa a cura di Serafino Di Luia, titolare delle “Edizioni del Graal”. Sandro Consolato è profondo conoscitore della Tradizione romano-italica, nonché attento osservatore della realtà politica e sociale della nostra Nazione da un angolo visuale tradizionale ma attento alle problematiche della modernità. Gli rivolgiamo alcune domande e lo ringraziamo per la sua squisita disponibilità.


Professor Consolato, ci parli della Tradizione romano-italica e del suo ruolo nell’Italia di oggi, con particolare riferimento al ruolo e all’influenza della Sua rivista.
Il tema della Romanità attraversa tutta la storia dell’Italia dopo la fine dell’Impero Romano d’Occidente. Tutti gli spiriti più alti del nostro Paese, da Dante ad Alfieri e da Mazzini a Mussolini, hanno ritenuto Roma la stella polare di riferimento per la ricostruzione morale e civile della civiltà italiana e per la fondazione o la rettificazione dello Stato unitario. Questo sentimento della Romanità dovrebbe essere un sentimento per così dire ‘generale’, diffuso tra tutti gli Italiani, indipendentemente da appartenenze religiose, politiche e culturali: si tratta in fondo di riconoscersi eredi di una civiltà ammirata in tutto il mondo. Purtroppo tira un’altra aria, come dimostra l’offesa di un Bossi all’acronimo SPQR. Quanto alla Tradizione romano-italica in senso strettamente spirituale, essa oggi conosce diversi gruppi, formali e informali, che si curano di tenerne vivo l’aspetto rituale. La mia rivista, “La Cittadella”, valorizza la Romanità sotto tutti i punti di vista: religioso e culturale. Credo che essa abbia avuto, stia avendo un ruolo decisivo nell’orientare verso la Tradizione nazionale un numero non altissimo, e comunque crescente di persone, di varia età, cultura, provenienza politica.


Esiste a Suo parere una continuità – una sorta di filo conduttore della Storia Patria – tra Romanità, Ghibellinismo, Rinascimento, Risorgimento e Fascismo?
Un po’ ho già risposto. Comunque sì: è stata Roma ad unificare le genti della Penisola, e quindi questa origine e questa eredità hanno influenzato vari momenti della nostra storia, con alcune differenze. Nel Medioevo Roma è variamente tenuta presente. Nel ghibellinismo per via del mito dell’Impero, ma con non poche differenze tra un imperatore e l’altro: dal nostro punto di vista è soprattutto Federico II ad essere correttamente orientato, in quanto ha chiara la centralità che l’Italia deve avere nell’Impero. Non bisogna però ignorare il fatto che la rinascita comunale ha un suo senso ‘romano’: la civiltà romana è essenzialmente urbana, e nel riprendere anche certi nomi, come quello di ‘consoli’, per denominare i magistrati, agisce senz’altro una memoria culturale. Nel Rinascimento vi è una più generale riscoperta della civiltà antica, e anche delle sapienze precristiane. Il Risorgimento è un fenomeno con varie anime, e anche vari periodi, ma il fine dell’unità politica di tutta la nazione entro determinati confini, etnico-linguistici e geografici, è impensabile senza il ricordo dell’Italia romana, centrale soprattutto nella sinistra nazionale: in Mazzini, in Garibaldi. Nel Fascismo Mussolini evoca ‘il sogno di un’Italia romana”, che però compromette con il ridare al Papato un potere abnorme, di cui egli stesso rimarrà vittima: la Chiesa aveva avuto da Mussolini tutto ciò che voleva, ma non solo Pio XII non riconobbe diplomaticamente la RSI, ma riceveva in Vaticano in udienza i piloti alleati che avevano bombardato l’Italia e Roma stessa…
In quale misura la scuola italiana è colpevole in  particolare dell’oblio delle tradizioni classiche, romano-italiche, della nostra Patria e più in generale della decadenza del sentimento nazionale in  Italia?
La scuola italiana fu deputata, insieme all’esercito, al compito di ‘fare gli Italiani’. La cultura classica, e il binomio Virgilio-Dante, avevano una funzione centrale in quest’opera. Dal ’68 in poi non si farà che colpire, dal basso e dall’alto, quell’idea. E poi, si pensi solamente al fatto che fino a un po’ di anni fa al secondo anno del biennio di tutte le scuole si studiava, per la storia, solo storia romana: ora questa è spezzata tra primo e secondo anno, e si fa con molta difficoltà.


Quali libri suggerisce per coloro che intendono avvicinarsi alla Tradizione romano-italica?
Suggerisco di iniziare col leggere un libro semplice e accattivante: “L’anima romana” di Pierre Grimal, edito in Italia da Donzelli. Poi le storie della religione romana di Dumézil, di Del Ponte ecc.


In Europa si assiste con ritmo crescente alla riscoperta delle ancestrali tradizioni culturali dei popoli e delle etnie. Si tratta di fenomeni genuini o di puro folklore?
Beh, un fenomeno può essere genuino e correre il rischio di degenerare in puro folklore. Credo che nella cultura di questi movimenti europei si debbano operare delle rettificazioni, che devono cominciare dall’aspetto estetico, dalle forme di apparizione, che a volte fanno un po’ sorridere. Le cose più interessanti si vedono in alcuni paesi dell’Est, come la Lituania, che hanno tutta una tradizione folklorica (nel senso nobile del termine) che tramanda un sentire pagano naturale, non costruito a tavolino.


Proprio in Lituania, e anche in Islanda, le confessioni religiose pre-cristiane tradizionali di quei paesi, già oggetto di una riscoperta che è sfociata nella costituzione di vere e proprie comunità religiose, sono state riconosciute ufficialmente dallo Stato. Quale significato bisogna attribuire a questo fatto?
E’ un fatto molto positivo, perché consente una presenza accettata nella società e la libertà di fare determinate cose. Io trovo che sia ingiusto, ad es., che in Italia non si possa avere per cerimonia funebre l’arsione sulla pira, all’aria aperta, con la scusa di ragioni igienico-sanitarie.


Sul piano politico, Ella ritiene che possano concepirsi e realizzarsi autorità ed ordinamenti che si pongano come scopo precipuo il miglioramento qualitativo – dal punto di vista fisico, etico e civico  - dei cittadini?
Mah, questo è l’ideale della polis antica! Si parla molto di ‘cittadinanza’, ma si intende qualcosa di molto diverso da quell’ideale antico, proprio di Greci e Romani.


Secondo Lei,  con quale linguaggio la politica dovrebbe rapportarsi alla gente comune?
Con un linguaggio semplice ma esaltante. Parlare alla pancia (ovvero ai bisogni materiali) e al cuore (livello sentimentale e ideale). Il successo della Lega consiste in questa capacità.


“Historia magistra Vitae”. Quanta verità c’è in questo detto? Può la storia insegnare qualcosa alla politica e in particolare agli uomini di Stato?
Io temo che questo bel detto non sia mai stato preso in considerazione da nessuno. Hitler, e con lui Mussolini, le pare abbiano riflettuto adeguatamente sulla campagna di Russia di Napoleone?
Secondo Lei, come si pone il sistema liberaldemocratico, capitalistico e consumistico del mondo moderno a fronte della dignità degli esseri umani e della salvaguardia della loro dimensione spirituale?
Si pone molto molto male. Lo spirituale va bene solo come elemento riconducibile al mercato. Però tenga presente che oggi conosciamo sistemi capitalisti e consumisti che non sono liberaldemocratici, come quello cinese. Penso che in Occidente certi poteri stiano guardando con invidia a quel sistema, da qui la progressiva riduzione, da noi, degli spazi reali di democrazia, e anche dei diritti liberali più genuini, che sono figli dello stesso sentire libero della Tradizione Indoeuropea.


A proposito di Indoeuropei, ha un valore, oggi, secondo Lei, un richiamo politico all’indoeuropeismo?
Sì, secondo me è un richiamo importante. Per due motivi. E’ un elemento di coesione tra i popoli europei (nei quali però esiste anche un nobilissimo fondo pre-ario: si pensi ad es. ai Baschi, che sembrano essere i più diretti eredi dell’uomo europeo del tardo Paleolitico) il sapere di avere una radice comune, e nello stesso tempo è un ponte (eurasiatico) verso altri popoli, dalla Persia all’India, con cui dobbiamo costruire un rapporto positivo di collaborazione.


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Identità Italiana

Pubblicato da Admin il 14:04 2 commenti
di Luca Cancelliere


L’IDENTITA’ ITALIANA COME PROBLEMA POLITICO

Contrariamente all’opinione superficiale di molti, tra le grandi Nazioni europee è forse proprio l’Italia quella che possiede l’identità nazionale più marcata, più unitaria e più antica. Una mole di dati archeologici, storici, linguistici, culturali e politici conferma questa affermazione.
I caratteri originari della nostra civiltà possono essere fatti risalire al secondo millennio a.C.. I nostri più antichi progenitori italici erano indoeuropei di origine nordica, penetrati in Italia in due grandi ondate successive. La prima ondata fu quella dei Latini, dei Veneti, dei Camuni e dei Siculi: farebbe effetto a un leghista della Valcamonica sapere che i suoi avi penetrarono in Italia a fianco degli antenati dei Siciliani moderni! La seconda fase, nei secoli immediatamente precedenti il 1000 a.C., vide la penetrazione dei cosiddetti “Villanoviani” (che si stanziarono in alcune zone dell’Italia centro-settentrionale e contribuirono alla nascita della civiltà etrusca) e degli antenati di molte popolazioni centro-meridionali come gli Umbri, i Sabini, i Marsi, i Picenti, i Sanniti, i Lucani e i Bruzi.

E' altresì solidamente attestato un afflusso di popolazioni indoeuropee provenienti dall’Anatolia. Innanzitutto si ricordino il mito erodoteo dell'arrivo dei Tirreni dalla Lidia e le più recenti ricerche linguistiche, che hanno dimostrato la stretta parentela della lingua etrusca con alcuni idiomi indoeuropei di area frigio-anatolica. Si rammenti il mito di Enea, della migrazione troiana nel Lazio e della fondazione di Alba Longa da parte di Ascanio, la cui discendenza romulea fu all’origine della Città Eterna. Un’ultima conferma di detto afflusso di genti anatoliche è data dal mito di Antenore, eroe troiano fondatore di Padova e mitico progenitore del popolo veneto. Infine, le recenti ricerche del prof. Massimo Pittau dell'Università di Sassari hanno dimostrato che la lingua proto-sarda è ascrivibile all’indoeuropeo ed è strettamente imparentata con l’etrusco. I c.d. “Shardana” erano indoeuropei appartenenti ai c.d. "popoli del mare" che aggredirono l'Egitto nel XIV sec. a.C..
La presenza celtica nell’Italia settentrionale è stata invece sopravvalutata, risalendo essa a non prima del V sec. a.C. (fatta eccezione per la tribù dei Leponzi) e non rivestendo certamente importanza maggiore di quella delle popolazioni Liguri del nord-ovest e di quelle Venete (civiltà atestina) del nord-est. Una forte presenza etrusca, è attestata in buona parte della pianura padana (dove fiorì una dodecapoli etrusca padana di 12 città, tra le quali Mantova era la più importante) e fino al cuore delle Alpi con le propaggini retiche. In ogni caso, la romanizzazione della cosiddetta “Gallia cisalpina” produsse come esito finale una civiltà gallo-romana perfettamente inserita nella Res Publica dal punto di vista politico (fu proprio Cesare a conferire la cittadinanza romana ai Galli Cisalpini) e culturale (tra i più grandi Romani antichi si annoverano Plinio di Como, Virgilio di Mantova, Catullo di Sirmione e Tito Livio di Padova).
Per mezzo della lingua, delle colonie, delle leggi, dell’amministrazione e della coscrizione militare, Roma fuse tutte le popolazioni italiche del nord, del centro, del sud e delle isole in un blocco etnico, linguistico, culturale. Scipione, nel discorso alle truppe prima della battaglia di Zama (202 a.C.), poteva esortare i suoi soldati ricordandogli che era per l’Italia (e non solo  per Roma) che andavano a combattere.
Tra le discipline tradizionali dell’Antichità, la geografia sacra considerava l’Italia un’unità sacrale denominata “Saturnia Tellus”. Augusto, avendo chiamato a raccolta le sue schiere italiche contro l’orientalizzante Antonio e contro Cleopatra, ricevette dai nostri progenitori la "Coniuratio Italiae" ("Tota Italia iuravit in mea verba"). Dopo la vittoria finale, Augusto rese l'Italia un’entità politica distinta dalle province, legata all’Urbe e gestita direttamente dal Senato, divisa di 12 regioni molto simili a quelle attuali e dotata di un diritto proprio: lo “ius italicum”. Grande cantore dell'unità sacrale, politica e nazionale dell'Italia augustea fu Publio Virgilio Marone di Mantova, autore dell'Eneide (a buon diritto definita "Libro sacro degli Italici") e delle “Georgiche” (vedasi la “Laus Italiae” del Libro II).


Nei secoli successivi, all'interno prima dell'Impero Romano, poi sotto i re romano-barbarici e infine nel Sacro Romano Impero, l'Italia costituì sempre un’entità politica ben distinta e definita. Alla fine del II sec. d.C. Diocleziano istituì, nel quadro della sua riorganizzazione imperiale, la “Diocesis Italiciana”, con la quale Sicilia e Sardegna furono amministrativamente unite alla penisola (fine III secolo d.C.). Sotto gli Ostrogoti di Teodorico e (dopo la breve parentesi bizantina) durante la lunga dominazione longobarda (569-774 d.C.), l’Italia costituì un Regno unitario, ancorchè amputato, in età longobarda, dei vasti possedimenti rimasti sotto Bisanzio. Gli invasori longobardi, con il tempo, adottarono la lingua italica, ebbero sovrani che si fregiavano del titolo di "Rex totius Italiae" e ammettendo gli Italici nell'esercito e ai matrimoni misti, alla vigilia della conquista carolingia finirono per fondersi con questi ultimi. Il loro regno, conquistato da Carlo Magno, entrò a far parte come “Regno d'Italia” del Sacro Romano Impero. Questo Regno, che ebbe velleità indipendentistiche verso al fine del X sec. d.C. con sovrani come Berengario e Arduino, durò praticamente fino all’età napoleonica e tutti gli imperatori del Sacro Romano Impero succedutisi nei secoli furono incoronati suoi sovrani con la famosa “Corona Ferrea” che ancor oggi viene custodita a Monza.
La Nazione assumeva sempre più i tratti che oggi ci sono familiari: le sue energie esuberanti si sfogavano nell’espansione mediterranea delle Repubbliche Marinare, nel fiorire della civiltà comunale, nella nascita delle Università e nella riscoperta del Diritto Romano, infine nel consolidarsi dell’idea imperiale ghibellina. A cavallo del 1300, il fiorentino Dante Alighieri tradusse in versi e in prosa l’idea imperiale del grande Federico II di Hohenstaufen. Il sovrano svevo, come ricordò lo storico Kantorowicz, sognava di insediarsi in Roma (dove avrebbe riportato le “aquile” e i “fasci littori”) per renderla effettiva capitale di un Regno d’Italia a sua volta centro del Sacro Romano Impero. Dante, in opere come la “Divina Commedia” e il “De vulgari eloquentia”, ha dimostrato di possedere l’idea di un’Italia, delimitata nei suoi confini a nord, ovest ed est ("Suso in Italia bella giace un laco, a piè de l'Alpe che serra Lamagna sovra Tiralli, c'ha nome Benaco" (Inferno, XX, 61-63); "Si com'ad Arli ove Rodano stagna, si com'a Pola presso del Quarnaro,
che Italia chiude e suoi termini bagna" (Dante, Inferno 3, 113-4), linguisticamente ripartita nei 14 dialetti della lingua nazionale  (De vulgari eloquentia, I, X) e di un “vlogare illustre” comune (De vulgari eloquentia, I, X), auspicabile sede di una “curia regia” di tutti gli Italiani (De vulgari eloquentia, I, XVIII) e centro del potere imperiale (Purgatorio, VI, 76-114).
I secoli successivi videro l’idea nazionale rifulgere nell’opera di molteplici poeti e scrittori, due soli dei quali vogliamo ricordare in questa sede: Francesco Petrarca che cantò “Il bel paese ch'Appennin parte e 'l mar circonda e l'Alpe” e Niccolò Machiavelli che nel “Principe” indicò l’obiettivo dell’indipendenza e dell’unità d’Italia e con i “Discorsi sulla Prima Deca di Tito Livio” additò agli Italiani l’esempio delle virtù politiche e militari di Roma antica. Grande fu la fioritura del Genio Italiano – abbeveratosi al retaggio dell’Ellade e di Roma – durante il Rinascimento. Nei secoli XVII e XVIII la comune identità nazionale (nella letteratura, nelle arti, nella musica, nelle scienze) si approfondiva con uomini come Giambattista Vico (l’autore della “Scienza Nuova e del “De antiquissima Italorum Sapientia”), lo storico Ludovico Antonio Muratori e l’istriano Gian Rinaldo Carli (autore nel 1765 dello scritto “La Patria degli Italiani”). Attraverso il pensiero e l’azione dei grandi Italiani che animarono il Risorgimento Nazionale e condussero le guerre per l’Indipendenza e  l'Unità della Patria, fino alle guerre coloniali e alla Grande Guerra del 1915-18, si giunse alla Rivoluzione Fascista, culmine politico e sociale dall'esperienza dello Stato Nazionale Unitario, sorto nel 1861 e ancor oggi occupato dalle forze militari straniere che arrivarono nel lontano 1943.
Forti di tre millenni di storia e di una civiltà che tutto il mondo conosce e ci invidia, dobbiamo guardare con distaccato disprezzo alle miserevoli diatribe tra chi falsifica la storia negando l'esistenza della Nazione e i vecchi politici della cosiddetta Prima Repubblica, che rispolverano ipocritamente il finto patriottismo d’occasione dopo avere per 60 anni praticato la negazione continua, sistematica e generalizzata dell'idea nazionale italiana nella scuola, nella cultura, nei mass media. Le radici della stirpe, la terra dei padri e la tradizione nostra, per noi, si compendiano nella parola ITALIA. Sulla scena politica mondiale, per contribuire a quell'Europa unita, indipendente e armata che noi vogliamo, dobbiamo combattere questa Unione Europea imposta dai banchieri e succube all’atlantismo.
La gente oggi non conosce quello che ogni bimbo dovrebbe succhiare con il latte materno, l'amore per la Patria. Noi dobbiamo proclamare a gran voce la difesa dell’Italianità e non ripetere l'errore fatto per tanti anni dalla cosiddetta destra, che di tutto si interessava tranne che della nostra Nazione, della sua identità, della sua storia, del suo ruolo e dei suoi interessi nel mondo. Oggi, come Italiani, dobbiamo riproporre un'idea forte della Nazione, intesa come comunità etnica, linguistica, culturale e politica forgiata dallo spirito creatore di Roma, da secoli di civiltà e da 150 anni di unità statuale, destinata a proseguire nei secoli la sua missione civilizzatrice universale all’interno di una più vasta comunità delle Nazioni europee. Occorre altresì rifiutare ogni negazione, anche larvata, dell’unità nazionale, ma anche il patriottismo peloso di chi ha per decenni depresso il sentimento nazionale e che ora lo riscopre in maniera strumentale e insincera. E’ vero infatti che l’Indipendenza e l’Unità della Nazione, oggi, si difendono non solo e non tanto contro le spinte separatiste, ma anche e soprattutto contro le ben più pericolose minacce che imperversano: immigrazione e denatalità, espropriazione della sovranità politica, monetaria e militare, globalizzazione e perdita dell’identità culturale.
Vertú contra furore prenderà l'arme, et fia 'l combatter corto: ché l'antiquo valore ne gli italici cor' non è anchor morto (Francesco Petrarca)


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Pubblicato da Admin il 10:47 0 commenti
ERETICAMENTE  intende, in modo provocatoro, approfittare della limitata libertà di pensiero che la Plutocrazia –presto degenerata in Oclocrazia-  ancora,  lascia a livello planetario all' Uomo Libero, per rivolgere ad alcuni Personaggi, non particolarmente graditi dai Cachistocratici; così un Antico Elleno definirebbe i Politici del progresso diventati sceriffi del Kosmos…

Li ringraziamo per averci risposto ricordando a chi ci segue una frase, densissima di valori aristocratici, sgorgata dall’Eterna Fonte di Sapienza che fu –ed è- l’Ellade, matrice dell’Europa: ”BISOGNA SAPERE CHE LO SCONTRO E’ UNIVERSALE, CHE LA GIUSTIZIA E’ UNA LOTTA E CHE TUTTE LE COSE NASCONO SECONDO LA LOTTA E LE NECESSITA’.”.(Eraclito, Frammento 80).
La Necessità, la Dea Ananke, esoterica e  minacciosa  presenza nel respiro di ogni saggio e per ogni religiosità.

Steno Lamonica

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ARETE' - numero 3 I febbraio 2011

Pubblicato da Admin il 09:47 0 commenti

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ARETE' - numero 2 del XXI giugno 2010

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A ZEUS

Pubblicato da Admin il 12:54 0 commenti
.......Salve, salve,

figlio di Crono, altissimo su tutti,

fonte di bene, fonte di letizia.

Le opere tue chi mai potrà cantare?

Mai non c'è stato, mai non ci sarà.

Chi può cantare le opere di Zeus?

Salve, Padre, di nuovo ti saluto.

Dacci virtù e ricchezza. La fortuna

senza virtù non può innalzare l'uomo

nè vale la virtù senza ricchezza.

E tu concedi a noi virtù e fortuna.
(Callimaco)


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